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Il film
Dopo ben tre prologhi, parliamo di Casino Royale. Tratto dal primo romanzo di Fleming datato 1953, ripercorre i primi passi della carriera di James Bond, nel periodo precedente alla famosa licenza di uccidere. Una sorta di bildungsroman di 007. L'antagonista di turno si chiama Le Chiffre, banchiere delle organizzazioni terroristiche mondiali, che può essere fermato solo vincendo una lunga partita a poker in occasione di un torneo milionario al… Casino Royale. Bond girl importante è, invece, la bellissima Eva Green ma c'è anche Caterina Murino, attrice sarda ventinovenne. Nel cast compaiono altri due attori italiani: Giancarlo Giannini e Claudio Santamaria. Tutti bravissimi. In questo film, il personaggio di Bond, piuttosto cupo e ancora goffo, che abusa fin troppo della licenza di uccidere (sezione doppio zero), la quale gli è stata appena concessa, s'inventa lì per lì la ricetta di uno speciale vodka Martini, vince la sua prima Aston Martin e, grazie a Vesper Lynd (Green), indossa il suo primo vero smoking sartoriale, ossequiando la regola che impone il rito della vestizione in ogni film che narra le origini di un personaggio della finzione. Quello che si vede in Casino Royale è, in altre parole, un Bond insieme passato, presente e futuro. Si riparte dalla prima storia, ma la si ambienta ai giorni nostri e s'introducono gli elementi fondanti per ricominciare la serie con rinnovato vigore. Bond è tornato alla grande. Ha battuto ogni record di incassi, si è imposto per l'ennesima volta come fenomeno mediatico ed è nuovamente -incredibile a dirsi- di moda (o forse, non ha mai smesso di esserlo). Ciò è ancora più sensazionale se si considera che la scelta di Daniel Craig era stata accolta con le descritte polemiche ed insurrezioni. Tale viscerale idiosincrasia palesata senza alcun timore nei confronti del nuovo attore da parte dei fan di tutto il mondo, sembrava già ingiustificata allora e, oggi, il successo di Casino Royale e la qualità del film la smentiscono definitivamente. Daniel Craig non è elegante ma è un Bond efficace, al passo con i tempi e non codino e polveroso, ma, nel contempo, anche molto vicino al personaggio del primo romanzo di Ian Fleming. Giusto per fare un esempio a tutti caro, nel giro di pochi minuti lo 007 di Craig ci fa capire, con risposta tacitiana, che se il Cocktail Martini è agitato o mescolato non gli interessa nulla (dice: "Che vuoi che me ne freghi!?" In lingua originale, il bartender chiede: "Shaken or stirred?" E Bond replica: "Does it look like I give a damn?") ma, nel contempo, ordina - per la prima volta nella sua ultra quarantennale esperienza cinematografica - l'amatissimo Vesper, dettandone la ricetta con inusitata precisione. Proprio quel Vesper che del circuito Bond-Point è divenuto il simbolo, quel drink i cui ingredienti sono così difficili da reperire e ancora di più da miscelare. Lo stesso drink che ormai viene -non del tutto correttamente- considerato il vero Martini di James Bond. Per noi amanti della buona tavola e della miscelazione creativa il film è entusiasmante, ricco di riferimenti eno-gastronomici, oltre che fedele al romanzo di Fleming. In effetti, Bond non beveva così tanto dai tempi di Goldfinger, anzi batte il record dei drink assaporati da 007, fino ad oggi detenuto da quest'ultimo film. Insomma, in una sola avventura cinematografica, il primo di quella che, si dice, sarà una trilogia, Daniel Craig si impone, in assoluto, come lo 007 che ha bevuto e ordinato più alcolici, oltre che ordinato ed assaggiato più caviale Beluga.
Il Mount Gay ed altri rum di Bond
Iniziando dalle prime scene del film ambientate alle Bahamas, Bond, ancora lievemente sciamannato (pare che l'intervento di Vesper sullo stile sia salvifico), ordina all'Ocean Club un Mount Gay and soda. Il Mount Gay Rum è prodotto nelle Barbados a far data dal 1703 dall'omonima azienda, già denominata Mount Gilboa; è ritenuto un rum di pregio, che come tutti i rum di questo paese fa trasparire umori di affumicato e di cuoio. La Mount Gay è particolarmente attiva nello sponsorizzare regate ed eventi sportivi ed il fatto che sia l'ingrediente principale del primo cocktail richiesto da Bond non è frutto del caso o di un uzzolo degli sceneggiatori, bensì di un preciso accordo contrattuale con la pluri-iridata casa caraibica. Al di là dei soliti contratti di piazzamento del prodotto che - come più volte ho avuto modo di evidenziare (il frutto degli approfondimenti è talmente corposo che prima o poi finirò per scrivere un libro di carattere giuridico sulle negoziazioni commerciali) - connotano l'intero percorso cinematografico di 007 fin dagli esordi. Il rum, infatti, era già apparso varie volte nei film della saga bondiana: in Licenza di Uccidere, ad esempio, Quarrel si disseta con grandi sorsate da un bottiglione di rum, tanto da fornire l'occasione a Felix Leiter di ironizzare sull'alito del medesimo, alito che potrebbe addirittura intimorire il Drago di Krab Key (anche nell'omonimo romanzo Quarrel ingolla rum a fiumi); in Thunderball Emilio Largo beve un Rum Collins, cocktail a base proprio del noto liquore amato da tanti pirati del passato, degni antenati del personaggio bendato; nello stesso film, durante il Junkanoo, 007 riesce a sfuggire agli uomini di Fiona appiccando fuoco con una bottiglia di Bacardi; in La spia che mia amava è Anya Amasova a preferire Bacardi on the rocks al Mojaba club; in Bersaglio Mobile Zorin manda a fuoco il municipio di Los Angeles utilizzando due molotov fabbricate con una bottiglia di Perrier ed una di Bacardi; in La morte può aspettare, durante l'incontro con Raoul a Cuba, Bond stesso beve ben due bicchieri di un Havana Rum invecchiato 30 anni (riferimento confermato da Raymond Benson nella novelization omonima). Negli scritti di Fleming, invece, 007 corregge il caffè con il rum a bordo della Colombina in Risico e, tornando al romanzo che ha ispirato il film in esame, al cameriere dell'Hermitage Hotel, oltre a richiedere un Americano per se (il primo cocktail di 007) e un Fin à l'eau per Rene Mathis, richiede un Bacardi per Vesper. In definitiva Bond ha sempre avuto una certa dimestichezza con il rum. D'altra parte è un ufficiale di Marina, con una grande passione per il mare e per la vela (hobby questo soprattutto infuso da John Gardner) ed è, quindi, naturale che ne abbia sempre una bottiglia, custodita in cambusa ("sotto coperta"). Come dicevo, questo liquore dissetava marinai, corsari e… pirati. Rumballion e Rumbastion, trambusto e violenza, erano, infatti, il credo dei pirati della Tortuga. Quelle esclamazioni contratte divennero da allora "Rum", allegoria di un certo modus vivendi. Rum divenne anche il nome di un tipo di distillato della melassa o di quello dello sciroppo, che si ottiene dalla fabbricazione dello zucchero di canna, materia facilmente reperibile in tutto l'arco caraibico. Le pinte di questo liquido dai toni "carta bianca" o "de oro", ambra o bruno, divennero merce di scambio, moneta sonante, droga insostituibile prima degli assalti pirateschi. Il Rum, potente ristorativo, giunse ad essere, così, un dolce compagno delle notti di luna, quando i galeoni sostavano nelle acque di qualche baia nascosta. Oggi il Rum è diventato un distillato d'élite per la preparazione di validi cocktail e long drinks, tanto da contendere al Gin la palma del più duttile. Come sopra abbiamo avuto modo di vedere, il rum più presente nella storia di Bond è quello cubano, chiaro e aromatico ed essendo molto leggero si presta per l'aperitivo. Tuttavia, la marca più famosa, il Bacardi, è prodotta fuori dell'isola. Proprio da Cuba, invece, proviene un rum scuro e abboccato.