La auto di Pierluigi de Biasi
Le “altre” di Fleming
...e non
Necessariamente lo svolgersi dell’azione obbliga alla presenza di auto varie, di servizio, ufficiali, a nolo, straniere o nazionali. Sempre in ordine cronologico troviamo la Citroen di La Chiffre in Casino Royale. Grande colpo di teatro in Moonraker, con la descrizione della Mercedes 300 S di Hugo Drax, che è cabriolet, bianca con l’interno in cuoio rosso: Fleming la giudica un po’ corta e di linea pesante per essere elegante e attribuisce alle Mercedes da corsa i medesimi colori, quando in realtà notoriamente le Frecce d’argento, appunto, erano color argento, diversamente da come avrebbe voluto il codice dei colori nazionali per le auto da corsa, a causa di una vicenda che ha a che vedere con un Gran Premio di Francia, con il regolamento della cosiddetta “Formula 750 kg” per le auto da Grand Prix e con un certo Alfred Neubauer, ma anche questa è un’altra storia. E poi, avete notato che le McLaren di Formula 1 sono diventate argento da quando sono motorizzate Mercedes? Dopo la descrizione Fleming si lascia andare a qualche considerazione, attribuendola a Bond, nella comparazione dei meriti relativi di Bentley e Mercedes, facendo risaltare una superiorità britannica e un fastidio per tutto quanto è germanico, e attribuisce a Bond il pensiero che la Rolls – Royce ha trasformato le Bentley in tranquille auto da città, concetto ribadito subito dopo da Drax, secondo il quale “ora le fanno solo per andare a teatro, non troppo educate”. Che poi non era falso ed ora che la Bentley non è più con la Rolls – Royce dall’inizio di quest’anno stiamo già vedendo che effetto ha la cura del nuovo azionista AUDI sulla sportività della marca. Infine Fleming ci racconta un dettaglio della vita di Bond prima della guerra: aveva corso in auto da dilettante, aveva visto Caracciola a Le Mans e gare a Tripoli e Berna, due circuiti cui è legata la storia di Achille Varzi, che proprio al Bremgarten trovò la morte nel 1948 (su Varzi si deve leggere lo stupendo libro di GIORGIO TERUZZI, Una curva cieca, Giorgio Nada, 1991). Un libro italiano, al quale già ci siamo riferiti a proposito della Aston Martin, qui commette un altro errore, affermando che la 300S di Drax aveva le ali di gabbiano. Le portiere ad ali di gabbiano (si chiamano così in tutte le lingue, solo in francese hanno un nome diverso: porte papillon) evidentemente devono essere incernierate sul tetto e qualcuno mi deve spiegare come si può incernierare qualcosa al tetto di una cabriolet. La versione coupé della 300 SL aveva le ali di gabbiano, mentre quella aperta aveva le portiere incernierate in avanti in alto, cosicché si aprivano alzandosi verso l’avanti, come le Lamborghini Countach, Diablo e Murcièlago. Una Armstrong Siddeley Sapphire nera con targa di prova porta Bond all’aeroporto in Diamonds Are Forever, mentre più tardi, a Las Vegas sul taxi raccomandatogli da Felix Leiter, appare una Jaguar rossa sportiva (“little red sex-ship” nelle parole di Ernie Cuneo), vecchio modello, che procede all’inseguimento fuori città, insieme a una Chevrolet nera, berlina. Una seria berlina Zil, che possiamo immaginare solo nera, preleva Grant in From Russia with Love per portarlo dalla villa all’aeroporto di Simferopol. Altrettanto formale il mezzo di trasporto di Darko Kerim, il quale dispone di una Rolls – Royce, una vecchia berlina con l’interno foderato in vimini. L’evidente e incongrua scomodità della versione italiana scompare nel testo inglese, ove si parla di “an old black basket-work Rolls – Royce coupé-de-ville”, cioè si tratta di quelle vetture che hanno un motivo di paglia intrecciato sulle portiere ed eventualmente sulla coda, il che deporrebbe per l’identificazione del modello come una Silver Wraith, 6 cilindri in linea, 4,2 litri di cilindrata, 103 cavalli, 491 esemplari prodotti tra il 1938 e il 1939. M vive in ufficio, almeno ai tempi di Fleming, e lo si vede poco in giro con una Rolls – Royce Silver Wraith nera (vecchia), guidata da Smith (Dr. No) ex capo fuochista di quando M faceva l’ammiraglio e non il capo spione; la circostanza viene confermata in On Her Majesty’s Secret Service, dopodiché la vettura, certamente governativa e non privata (sappiamo da Bond, perché lo dice a Mary Goodnight alla fine di The Man with the Golden Gun, che M detesta il titolo di Sir, da lui praticamente ereditato con la carica, e quindi ne deduciamo che non si sarebbe mai comprato un’auto così formale), diventa una Phantom, sempre nera, proprio in The Man with the Golden Gun. O la Silver Wraith era proprio diventata vecchia nel 1965, ma le Rolls tutto sommato non invecchiano, ovvero qualcuno al ministero aveva deciso qualche cambiamento.
Noti l’attento lettore che la Phantom normalmente non era venduta a privati, ma solo ai governi. In particolare la elefantiaca Phantom IV, in produzione negli anni Cinquanta, era dichiaratamente costruita solo per regnanti e capi di Stato e la prima fu costruita nel 1950 per la principessa Elisabetta. Per dare un’idea, è l’unica auto che rivaleggi, per dimensioni e imponenza, con le Bugatti Royale. In Dr. No Quarrel preleva Bond all’aeroporto con una Sunbeam Alpine nera, che era l’auto di Strangways e poi Bond guida una piccola Austin. La Sunbeam diventrà poi un’auto aziendale, concessa in uso a Mary Goodnight in The Man with the Golden Gun, che in versione cinematografica guiderà ad Hong Kong un’altra graziosa spider inglese, una MG B. L’auto avversaria della Aston di 007 in Goldfinger è di nobile progenie, si tratta di una Rolls – Royce Silver Ghost, il cui tetto e linee di carrozzeria sono neri, mentre il resto è giallo primula e si caratterizza, oltre che per la stazza, da particolari come il portabagagli sul tetto e tromba del clacson che sembrava un boa constrictor (p. 97 del testo italiano). Inconsueta, ma affascinante, con quella “pesante carrozzeria così brutta vent’anni fa e così stranamente bella ora”. Sempre in Goldfinger Bond ha un altro avversario, la Triumph TR 3 di Tilly Masterton, color grigio tortora. La malconcia Peugeot 403 nera di Mary Ann Russel preleva Bond dal Fouquet in For Your Eyes Only e lo riporta in azione. Altra fugace apparizione la MG rossa di Derek, il ragazzo un po’ bastardo che inizia Viv all’amore in The Spy Who Loved Me. Molto più importante è la Lancia Flaminia Zagato spider Bianca – con capote abbassata, come sempre nei romanzi di Fleming (p. 13 in italiano) – in On Her Majesty’s Secret Service: si tratta della macchina di Tracy di Vicenzo, con la quale Bond attraversa in una corsa mozzafiato un bel tratto di Francia del nord, auto che ricompare, dotata di chiodi,quando una Mercedes nera insegue Tracy e 007, per poi volare fuori strada nel tratto da Samaden a Filisur. Poco dopo una Porsche nera sorveglia Alexandre Muir, agente 410, il residente di Zurigo. Per l’ultima volta la bella sportiva appare, in chiusura del libro, quando viene accostata da una Maserati 8 cilindri, aperta, rosso brillante, che porta i killer di Tracy. Una semplice Opel Käpitan, nera, ferma in riparazione, serve come eventuale copertura a Bond in The Living Daylights.
Una nota su Kingsley Amis
Il noto autore inglese, nel 1968, scrisse un magnifico romanzo che aveva Bond come protagonista, su invito della Glidrose (la società che deteneva i diritti letterari su Bond), usando lo pseudonimo di Robert Markham. In Colonel Sun l’azione si svolge prevalentemente in Grecia, su piccole isole, ma nella parte iniziale intorno a Londra c’è spazio per qualche automobile, nessuna delle quali è davvero molto importante ai fini narrativi, ma si deve aggiungere che sono tutte correttamente scelte, esattamente come avrebbe potuto fare Fleming: M usa una Rolls – Royce Silver Wraith e Bond una Bentley Continental, come già attestato nei sacri testi. L’unica altra auto che appare è una credibile Ford Zephir, prevedibilmente nera, rubata dall’uomo che sorveglia Bond.