Le auto di James Bond

Di:Pierluigi de Biasi

Ma bond cambia l'auto? Ovviamente si, altrimenti io non potrei scrivere questa rubrica!

Il primo cambio d'auto documentato è la sostituzione della vetusta e pregevole Bentley del 1993 che appare nel primo romanzo (vedi Quarterdeck n.0) che avviene in modo diciamo così "burrascoso" in Moonmaker (1995, tr. it. Il grande slam della morte,1965). La scena avviene sulla A20, di notte, tra Londra e Dover, dopo il bivio per Charing. Bond insegue o' malamente di turno, Sir Hugo Drax, alias Hugo von der Drache, che sfugge su una Mercedes 300 S, cabrio bianca con interni in pelle rossa (in italiano, in inglese non lo so, perchè io sarò pignolo, ma un bastardo non mi ha reso la copia) bond viene superato da un'Alfa Romeo targata "Attaboy II" e riconosce trattarsi di un'auto più o meno coeva alla sua, ricorda che nel 1931 vinse la Targa Florido e medita che con una cilindrata pari a circa metà della sua (2.3 contro 4.5 litri) la rossa Alfa Romeo è forse più veloce: nessuno che non sia 007 può guidare con quei ritmi e insieme fare queste riflessioni, ma, appunto, lui è Bond, James Bond. In effetti nel 1931 Tazio Nuvolari vince la Targa Florido con un'Alfa 2300 cioè la 8C, modello che domina la scena vincendo anche la 24 ore di Le Mans dal 1931 al 1934 e la Mille Miglia dal 1932 al 1934. Otto cilindri in linea, 165Hp, valvole in testa, 210 km/h. Tornando a noi, l'Alfa dopo avere superato Bond, raggiunge la Mercedes e solo allora accende i fari (e qui si rievoca la leggenda di una prodezza attribuita a Nuvolari durante le Mille Miglia, che insegnì il primo in classifica a fari spenti, per non dargli informazioni sul distacco) e il malefico sir Hugo la strinse e la butta fuori strada. Poco dopo l'aiutante di Drax (chi si ricorda il giovane Peter Falck nel ruolo di Carmelo, assistente del professor Fate/Jack Lemmon sulla nera Hannibal 8 in La grande corsa, Blake Edwards, 1966?) salta dall'auto sul retro di un camion, taglia delle cime così che cadono grossi rotoli di carta destinati a travolgere il sopraggiungente Bond e la sua Bentley che, sapremo alla fine del romanzo, giacerà poi da un demolitore. Alla fine del romanzo Bond, zoppicante a causa dell'incidente, è in compagnia di una Bentley Mk VI, del 1953, che compra usata, scoperta, grigia come la vecchia (in italiano "grigio perla", ma la vecchia era Battleship grey, molto più scuro) imbottita in cuoio blu scuro. Il venditore assicura che ove messa a punto sarebbe stata in grado di fare i 160. La bentley Mk VI fu prodotta dal 1946 al 1952 (cioè quella di Bond non era del 1953 e, poichè Fleming non sbaglia, si tratta di una balla documentata dal venditore), in 5201 esemplari, con cilindrata di 4.2 litri dapprima e poi 4.6. Nessuno tra i sacri testi di riferimento dichiara la velocità, ma è ragionevole ritenere che ballasse attorno alle 100 miglia (cioè i 160 della traduzione italiana) che non sono male, per un'auto di comfort di 50 anni fa. Tanto per capirci, nella stessa epoca la Jaguar lanciava sul mercato la coupè 2 posti XK 120 (dove la cifra indicata la velocità massima, peraltro raggiunta a Jabbeke, in Belgio, su un'autostrada chiusa, con una vettura messa a puntoin modo specifico dalla casa), che veniva percepita come una specie di astronave, oggetto peraltro non ancora costruito. La pacifica Bentley, più o meno, era in quella lega di prestazioni, pur disponendo di una pacifica carrozzeria 4 porte, salvo le versioni speciali, come quella di Bond, appunto. Per confrontare la vocazione sportiva del marchio, già trionfatore di tante 24 ore di le Mans, prima del funesto fallimento nel 1931 e dell'acquisto degli assets da parte della Rolls Royce, una Mark VI fu iscritta al rally di Montecarlo del 1949 e finì al 25° posto in classifica e si guadagno il premio nella categoria Comfort, nel senso che era dato un premio anche a quella macchina che raggiungesse il compromesso migliore tra il risultato in classifica finale e il comfort nel viaggio. L'auto, pubblicizzata come the silent sportscar, era ormai una vettura molto civile, e - anche se piuttosto veloce - non aveva più la grinta delle sorelle d'anteguerra direttamente derivate dalle corse, era silent anche per gli standard oggi, ma era poco sportscar anche per allora. E' un modello di transizione, anche se fortunatoin termini di vendite, per la casa ed è una transazione per lo stesso Bond, che (come vedremo nella prossima puntata), passerà a più nobili vetture, per il suo ultimo periodocon auto Bentley, prima del passaggio alla Aston Martin, salvoil come back nei libri di Gardner.


 

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