La auto di Pierluigi de Biasi
Le “altre” di Fleming
Americane...
Ian Fleming era certamente affascinato dalla grosse auto americane. Ancora all’inizio degli anni Cinquanta in Gran Bretagna molti beni, tra i quali evidentemente la benzina, erano razionati. Non poteva non balzare all’occhio l’opulenza che le grosse, in tutti i sensi, auto americane implicavano ed è difficile non subire il fascino della ricchezza, anche per Fleming che povero non è stato mai. Qui diamo una scorsa, attraverso i vari romanzi, alle auto che compaiono, spesso citate solo per marca, con ciò impedendoci un’esegesi puntuale e la preparazione di un adeguato apparato critico e di un qualunque commento tecnico. In Live and Let Die, appena sbarcato a New York, sulla Quinta Avenue, 007 nota la Chevrolet nera guidata con aggressività e perizia da “una bella negra in uniforme da autista”. Incontra poi l’amico Felix Leiter alla guida di una Ford di una quindicina d’anni, “una delle poche macchine che abbiano uno stile, un carattere, una personalità” e Bond, cui “le macchine americane non … andavano, in genere”, la apprezza e si rallegra “salendo nella spaziosa vettura, nell’ascoltare il fragore del motore e il tono vibrato dello scappamento”. In Diamonds Are Forever lo scenario americano si apre con una Oldsmobile Sedan nera che lo traghetta dall’aeroporto di Idlewild (allora si chiamava così, era solo il 1956, oggi è il Kennedy) a Manhattan, per la precisione fino alla 46a ovest. Si prosegue con il tratto in auto, in compagnia del solito agente CIA Felix Leiter, alla guida di una Studillac. La macchina era un ibrido, telaio e carrozzeria di una marca, motore di un’altra, cose da americani che Fleming poteva solo sognare, ma se ripensiamo a cosa succede alle Bentley di Bond allora ci stupiamo molto meno. Poiché l’argomento non è minore, nonostante le poche righe che Fleming gli concede, prima o poi troverete alcune dotte pagine del mio amico Caspani, da sempre affascinato dalla Studillac. Dopo un altro volo troviamo la Chevrolet di Ernest Cuneo, licenza n. 2584, a Las Vegas, decorata da un portafortuna un po’ particolare: una donnina nuda penzolante da una coda di lontra. A Ernie Cuneo si deve una battuta immortale, quando per spiegare quanto ricco fosse un certo signore dice a 007: “Ne ha tanti che quando guida non ha neppur bisogno di mettere gli occhiali. Il parabrezza delle sue Cadillac è graduato secondo le prescrizioni del suo oculista”. Poco dopo appare una rara “lucida Stutz Bearcat nera del 1920”, che in inglese è invece argento e nera. La rassegna veloce si chiude con una più semplice Plymouth della Hertz noleggiata per il percorso da Montreal a Ottawa in For Your Eyes Only, salvo la doverosa citazione della Cadillac nera, a noleggio ma con autista, che Bond usa per andare dall’aeroporto a Manhattan: il “doverosa” si riferisce al fatto che compare in 007 in New York.