Le auto di James Bond

Di:Pierluigi de Biasi

vanquish3Per i più fanatici, le tre auto di “serie” avevano numeri di telaio in sequenza (172, 173 e 174), erano di colore Tungsten Silver con interni in pelle carbone e la consolle centrale in alluminio spazzolato. Per i più esigenti, credo di poter affermare che – volendo – potete avere i pannelli interni in carbonio. Gli accessori speciali per 007 sono semplici: la griglia si ritira per rivelare due mitragliatrici e per consentire il lancio di missili. Poi ci sarebbe la piccolezza delle particelle orientabili che la rendono invisibile, come si nota nella sua presentazione all’interno della London Underground. A parte tutto, la Vanquish è un’auto stupenda, ha una notevole forza iconica e ben si colloca semiologicamente nella continuazione del mito: la AM V8 Vantage di Dalton era una Aston, ma non era né particolarmente bella, né di contenuto tecnologico e l’interprete (ahimè) non ebbe grande successo. La DB4 usata da Brosnan era solo una strizzatina d’occhio al passato, se pur gradita. Questa è un’auto vera, con un suo posto nella storia dell’auto e giustamente viene usata dal mito, con un interprete ormai assestato. Non è la Aston a fare Bond, ma l’interprete. Resoconti non controllati dicono che Pierce Brosnan abbia gradito così tanto la Vanquish da comprarsene una. Ma non ditelo alla mia morosa, please!

50 anni non bastano…

Quest’ anno infatti ricorrono i 50 anni di Bond, del suo orologio (il ROLEX SUBMARINE di cui potrete approfondire l’argomento grazie a Mondani editore) e del suo pilota preferito. Essendo questa la rubrica di automobili ritengo sia utile svelare quella che a mio avviso potrebbe essere una tesi, basata su diversi elementi alcuni impliciti e altri espliciti, in merito a quello che potrebbe essere stato il pilota preferito di Ian Lancaster Fleming. Pur non avendolo mai confessato in maniera esplicita il sommo scrittore a nostro avviso era profondamente attratto da un pilota di automobili di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario della scomparsa. Come per moltissimi altri elementi Fleming a differenza di suoi illustri colleghi (uno per tutti Conan Doyle) non ha mai voluto svelare con precisione i segreti dei suoi romanzi. Il perché non lo sapremo mai. Forse perché un giorno avrebbe potuto lucrare sulla cosa, forse semplicemente perché la cosa non gli interessava più di tanto o forse perchè aspettava a farlo magari in un futuro che, per sua e nostra sfortuna, non c’è mai stato.Tant’è che nel corso dei suoi romanzi non comunica l’indirizzo della casa di 007, non svela la sua data di nascita, ecc. ecc. Si diverte a lasciare al lettore e ai critici la libera interpretazione sul mondo Bond svelando solo alcuni indizi. Ma torniamo al pilota. Facendo una breve analisi dei sacri testi sappiamo che 007 provava un piacere quasi fisico per la guida e che aveva una cura maniacale per la sua automobile.

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