Un racconto per il Miramonti di Cortina

E’una di quelle giornate che ti riconciliano col mondo.
Il sole colora di un rosso intenso le Tofane, la temperatura
di poco sotto lo zero è l'ideale per una giornata
di sci memorabile. Quello che ci vuole per dimenticare
l'Admiral e tutti i problemi della vita lavorativa di città.
Dall'alto della seggiovia scorgo uno sciatore, l'unico della giornata fino
a questo momento. Indossa uno strano giubbotto, che a prima vista
sembra dotato di cellula di sopravvivenza gonfiabile. Rimango incantato
nel vederlo condurre alla perfezione i suoi sci neri dalle generose
sciancrature. C'è qualcosa di stranamente familiare in lui.
Ma chi è questo lui?
Che cosa sta facendo? Sembra proprio che mi stia sfidando. Sugli sci
non mi tiro mai indietro. Ma chi si crede di essere Stenmark, Tomba?
Mi lancio all'inseguimento e dopo qualche incrocio da adrenalina pura
noto che si sta divertendo come un bambino e, a dispetto della sua età
(deve aver superato i settanta), scia veramente alla grande.
La visibilità ben presto diviene critica a causa dei cristalli di neve sospesi
nell'aria, quando all'improvviso, il mio sfidante salta all'interno della
pista di Bob: “Ma è pazzo, completamente pazzo”, penso.
E io, più folle di lui, lo seguo all'istante.
Oddio! siamo in scia ad un bob; adesso voglio vedere che cosa fa!
Curva parabolica e poi via esce saltando in mezzo ai pini.
L'inseguimento si fa ancora più divertente, anche se ho la netta sensazione
del dejà vu. Stop! Con una perfetta derapata arresta gli sci a
pochi metri da una curiosa slitta d'epoca trainata da splendidi cavalli.
«Svelto Meneguto al Miramonti»
«Come ai vecchi tempi, eh, Sir»
Mentre rimango imbambolato a cercare di capire chi sia questo Lord
inglese, la slitta si avvia, ma l'anziano signore dagli occhi di ghiaccio fa
cenno al barbuto cocchiere di fermarsi un momento.
Con classe e agilità si volta dalla mia parte: «Figliolo, hai del fegato,
che ne diresti di farmi compagnia per un drink?»
Ancora in trance per i folli numeri sugli sci, rimango di sasso, a bocca
aperta, a chiedermi se stia sognando o vivendo dentro un film.
«Forza figliolo, non ho tutto il tempo del mondo» scoppia a ridere
divertito dalla frase. “…neanche l'avesse inventata lui”, penso io.
«Ho appuntamento a cena con un biologo marino che… lasciamo
stare. Ti decidi o no? Sono vecchio: due mesi fa ho compiuto 84 anni
e se non ti spiace vorrei festeggiare altrove il mio 85°».
Carico i miei Salomon sulla slitta di legno chiaro e salgo a bordo. Con
estrema sorpresa scopro che sotto alla coperta scozzese di lana grezza
ci sono le mie scarpe.
«Ma come …»
«Figliolo, nel mio lavoro non si campa a lungo se non si è previdenti
e poi, andiamo, mica volevi entrare al bar del Miramonti scalzo
con gli scarponi in mano?»
Continuo a non capire se sto sognando o vivendo un sogno.
Mentre sono ancora assorto nei miei pensieri, il Meneguto imbocca
il viale d'ingresso del Miramonti. Riconoscerei questa
costruzione in stile, con la facciata di un bel giallo tenue che perfettamente
si intona con l'ambiente, tra mille altre. Una volta scesi,
ci dirigiamo verso la celebre bussola d'ingresso. La legna che scoppietta
allegramente nel camino contribuisce a riscaldare ulteriormente
un ambiente già molto confortevole ed elegante.
Il direttore, personaggio incredibile, si intrattiene con tutti i clienti
chiamandoli per nome quando, a un tratto, molla tutto e si dirige
verso di noi chiedendoci di essere suoi ospiti per l'aperitivo. Noto
con stupore che, contrariamente a quanto fatto fino ad ora, non
chiama per nome il mio compagno di sci. I miei sospetti aumentano,
anche se comincio a intuire, meglio tardi che mai, chi possa essere
stato in passato quest'uomo.
Dopo aver parlato di avventure in giro per il mondo, davanti a due
Vodka Martini rigorosamente agitati, non mescolati, l'inglese sposta il
polsino della camicia per far scorrere l'occhio su un vecchio Rolex
Submariner modello 6538, quello con la corona grande senza spallette
paracolpi; noto che con stupore che anche il cinturino di nylon a righe
nere e verdi è identico al mio.
Cerco di provocare una reazione, visto che ancora non sono riuscito a
conoscere il suo nome: «Lo sa che il James Bond (questo è il nome che
i collezionisti danno a quel tipo di orologio) che porta al polso è identico
al mio?»
Per un attimo il suo sguardo si fa minaccioso e vedo che porta la mano
destra sotto l'ascella sinistra poi scoppia in una profonda risata e...: «Lo
so, è la prima cosa che ho notato quando hai slacciato i ganci dei tuoi
scarponi. Ci sono molto affezionato me lo ha regalato il mio amico
Terence in Giamaica, nel lontano 1962… tu, caro Edward, all'epoca
non eri ancora nato, ma apprezzo la tua eleganza».
«Come diavolo fa a sapere il mio nome? E posso avere il piacere e
l'onore di conoscere il suo?!»
«Figliolo, mi ha fatto molto piacere chiacchierare con te, ma si è fatto
tardi e, come ti dicevo prima, per la serata avevo altri impegni».
Detto ciò, appoggia il suo bicchiere sul tavolino
di legno e si avvicina agli ascensori, ma
prima di entrare si volta, mi sorride fino a far
sparire la cicatrice sulla guancia, e mi rivolge le
sue ultime parole:
«Davvero vuoi farmi credere che non hai capito
chi sono?»
Mentre le porte dell'ascensore cancellavano
progressivamente l'immagine di quel curioso
personaggio, rimango seduto sulla mia fumoir
a chiedermi ancora una volta se stessi sognando
o vivendo un sogno.
Un racconto per il Miramonti di Cortina
Di: Edward Coffrini Dell'Orto
La facciata dell’Hotel
Miramonti di Cortina.
Manca soltanto la neve per
immaginare l’arrivo della slitta
del Meneguto!

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