Un racconto per l’Admiral di Milano
Di:Andrea G. Pinkets
Era una giornata buia e tempestosa, la fiera della moda imperava a Milano e, come di frequente accade, il noto scrittore milanese, dopo una dura giornata di lavoro in fiera, si presenta all'Admiral Hotel per il meritato ristoro. Il meritato ristoro consiste nel fidato Cuba Libre abilmente preparato dallo storico Barman dell'albergo, mentre per duro lavoro si intende l'arte di intrattenere giovani modelle prima dell'appuntamento definitivo a notte inoltrata. “Ue ammiraglio Bond ci sei?!” sento tuonare dall'inconfondibile voce del giallista. Esco dal mio ufficio e vedo una bionda spettacolare di un metro e ottanta con trench alla Bogart dal quale spuntano un paio di gambe infinite. Nemmeno il tempo di manifestare la mia ammirazione che Andrea appare velato da un misto di profumi generati dal Toscano che, in barba a tutte le leggi antifumo, pende dalle sue labbra e dallo Chanel N.5 della bionda. Inizia così la nostra intervista a Pinketts. Da ormai diversi anni, lo scrittore Andrea G. Pinketts, nei suoi tanti dopo-fiera passa all'Admiral Hotel, e all'Admiral Club di Milano per il consueto aperitivo. Spiegaci i motivi della tua presenza così fissa qui all'Admiral Hotel. «Beh, innanzitutto, inevitabilmente l'empatia, che è una simpatia più motivata e poi, soprattutto, perché l'Admiral hotel è lo scenario straordinario di un museo dedicato a James Bond e lo scenario ideale di una storia alla James Bond, che non ha bisogno di esotismi, essendo io uno scrittore milanese, ma che riconosco dal fatto che è vicino alla fiera, una fiera che sta per essere smantellata, una fiera che era “fiera di essere fiera”. Praticamente, quindi: modelle, ragazze e tutto ciò che è molto bondiano. A tutti questi motivi aggiungo gli straordinari Martini cocktail del vostro barman Settimo e il legame indissolubile che mi lega a Ian Fleming». Raccontaci di qualche aneddoto che lega la tua presenza a Sir Francis Drake, James Bond, attrici italiane che hanno frequentato quest'albergo e, ovviamente, Andrea G. Pinketts. «L'attrice che io incontravo qui, non in senso biblico, era una mia carissima amica: Beatrice Palme, nipote di Olaf Palme, il noto premier di cui si sono perse le tracce dopo che è morto, ma che invece merita di essere ricordato. Soprattutto ricordo il mondo vicino a una fiera, quindi un mondo inevitabilmente internazionale e la possibilità di dare riscontri agli incontri. Qui abbiamo avuto veramente delle serate eccezionali, perché, nonostante il monomaniacale accanimento, tuo (di Edward Coffrini Dell'Orto) e di Andrea Carlo Cappi, nel celebrare James Bond, di qui non è passato soltanto James Bond, ma è passato anche Sir Francis Drake, col quale James Bond ha molte cose in comune». E allora svelaci, una volte per tutte, che cosa ha in comune un pirata con un comandante della Marina al servizio segreto di sua maestà. «In primo luogo Francis Drake non è un pirata, ma è un corsaro, nel senso che ha la “lettera di corsa”, cioè ha l'autorizzazione della regina Elisabetta, di allora, ovviamente, stiamo parlando del 1500, per compiere qualunque azione, che chiunque altro riterrebbe ignobile. Sintetizzando: il corsaro è un pirata autorizzato. James Bond ha la licenza di uccidere, esattamente come Francis Drake aveva la lettera di corsa: è autorizzato. Sia l'uno sia l'altro rappresentano una figura assolutamente “illegale”, è una figura assolutamente carismatica. Il primo è un vero Corsaro, il secondo è un personaggio di invenzione, di fiction, ma hanno in comune una sorta di “cinismo di Venere”, per fare un parallelo con lo “strabismo di Venere”. Loro, infatti, incontrano delle Veneri ciniche e riescono a sbarazzarsene. Francis Drake ha sconfitto più volte, nel momento del massimo colonialismo spagnolo, quella che veniva definita “l'invincibile armata”. James Bond ha sconfitto la Spectre, che sembra qualcosa di altrettanto potente, che stia per minacciare il mondo. Sir Francis Drake fu uomo, tra l'altro, affascinante e controverso, che pare, addirittura, sia morto per una causa niente affatto nobile: un attacco di diarrea, che non si presta certo alla figura dell'eroe. James Bond non sarebbe mai morto così! Torturato, forse, se non fosse immortale. Il concetto è proprio questo: un legame profondo tra una pirateria e l'altra, con la “lettera di corsa” che fa la differenza. Non è che il colonialismo inglese sia stato meglio di quello spagnolo, è solo che Sir Francis Drake lavorava per gli inglesi, era autorizzato. Se fosse stato spagnolo, probabilmente, avrebbe lavorato per gli spagnoli Una fondamentale differenza tra Francis Drake e James Bond è che James Bond è un impiegato, un impiegato dei servizi segreti, mentre Francis Drake, in realtà, è un procacciatore d'affari, in termini economici: ha l'autorizzazione di creare una situazione ai limiti della rapina e di dare parte del suo compenso, la maggior parte del suo compenso, alla corona imperiale che lo protegge. James Bond è più “impiegatizio”: è un impiegato di lusso. Francis Drake è un corsaro. Tutti e due hanno la licenza di uccidere». L'ultima domanda: come vedi il tuo mitico personaggio Lazzaro Santandrea e le sue avventure metropolitane, all'Admiral Hotel? «Come vuoi che lo veda? Benissimo! Anche perché ogni volta che arrivo qui mi faccio un Martini cocktail alla James Bond e questo credo sia il luogo, non soltanto più indicato, ma, forse, dovrebbe essere l'unico autorizzato a far sì che i Martini cocktail siano quelli che beveva James Bond. Questo anche grazie allo straordinario Settimo (il barman). Io credo che avrebbero dovuto farlo re di Roma, non solo grazie al nome che si ritrova. E' un uomo di straordinaria eleganza, sa capire il cliente e capisce, soprattutto, se ha una pistola nella fondina sotto l'ascella.». Grazie, non ti disturbiamo oltre! «No, no, andiamo avanti! Io credo che la storia sia una e semplicissima: James Bond entra all'Hotel Admiral. Incontra una dozzina di “fieriste” bulgare. Trascorre con tutte una notte di passione e il giorno dopo deve andare in missione. Questa è l'estrema gravità della circostanza. Nel senso che Milano è una città che sta diventando veramente terribile: non esistono più panetterie, non esistono più latterie, sta diventando una città di boutique; allora la missione di James Bond, che ha come base l'Hotel Admiral, comunque, è quella di ribaltare il concetto: di impedire che qualcuno, che appartiene sicuramente alla Spectre, che in realtà esiste e questo ce lo siamo dimenticati: non esiste nella realtà della finzione, ma esiste nella finzione della realtà, si stia comprando la città. Noi non possiamo avere una città di boutique. Non so perché se ne debba occupare il servizio segreto inglese, mentre dovrebbe occuparsene il Sismi, ma bisogna scoprire chi, e perché, è a capo di questa terribile macchinazione». Beppe Severgnini, che sarà uno degli attori di questo libro, ha detto di salutare caldamente Pinketts, definendolo “un mito d'uomo”. «Io ringrazio Beppe Severgnini definendolo “un bel pezzo d'uomo”, anzi, “un bel pezzo d'omaccione”, anche se non è particolarmente, muscolarmente, dotato».