Le auto di James Bond: the english way
Di:Pierluigi de Biasi
Gli inglesi, mestri di tradizione, hanno mantenuto in piedi un tratto ridicolmente breve di una curva sopraelevata a Brooklands e ci vanno in pellegrinaggio come se fossero alla Mecca. Mi vengono in mente alcune parole di una canzone: Hanging on in quiet desperation is the English way (da Time, Pink Floyd, The Dark Side of the Moon, 1973). E guarda caso uno dei Pink Floyd, Nick Mason, oltre che collezionista di auto è restauratore di Aston Martin. Poi vedremo come questo dettaglio si ricollega al nostro divagare. Torniamo a 007. È un ufficiale di marina, quindi ha la cultura della manutenzione, del riparare le cose, del ricrearle quando serve. E infatti compra auto usate, se le fa restaurare o modificare. E non compra auto banali: una è il modello che corse a Le Mans alla fine dell'epopea (con modesti risultati, peraltro), un'altra è una Continental, quindi una fuori serie per definizione, la terza è l'ultima Bentley che abbia corso una gara importante, il rally di Montecarlo. Tra le marche nazionali sceglie quella con maggiore storia sportiva e tra i modelli della casa sceglie, con le già dette limitazioni finanziarie, quelle più rare. Poi si trova a dover usare un'auto aziendale e tra la Jaguar e l'Aston Martin sceglie la seconda. La storia della Aston Martin ha diversi punti di contatto con quella della Bentley. Nasce con le gare, passa attraverso alcuni fallimenti, vengono prodotte poche unità ogni anno. E in
più la nuova proprietà della casa, dopo la guerra, è di un magnate dell'industria, che si è comprato una fabbrica in più, si tratta di uno che aiuta l'Inghilterra a sopportare il peso economico di una vittoria militare che l'ha distrutta economicamente. Non sceglie la Jaguar non perché una delle due auto sia necessariamente migliore dell'altra, ma perché la Jaguar, che noi italiani percepiamo come elegantemente inglese, all'epoca non aveva ancora acquistato un credibile pedigree sportivo, nonostante le vittorie che andava collezionando a Le Mans, costava relativamente poco per quel che prometteva (e a volte dava) e poi era un po' cheap. Negli anni Sessanta da noi rapinatori e polizia usavano l'Alfa Romeo, la Giulia. Da loro la polizia e i rapinatori, compresi quelli del colpo al treno Glasgow - Londra (citato in Thunderball, durante la riunione di Parigi della SPECTRE), usavano le Jaguar Mk II. Ecco perché 007 non la sceglie. O non la avrebbe scelta Ian Lancaster Fleming, il che tutto sommato è lo stesso. Tutto questo si trova nei libri di Fleming, ma non esiste nei sequel e nei film. Quanto a loro, onesti tentativi come la Aston Martin V8 Vantage di Timothy Dalton in The Living Daylights non rispondono a nessuna esigenza estetica, ma solo a quella della correttezza filologica. Così si girano i documentari, non si alimenta il mito.