Le auto di James Bond: the english way

Di:Pierluigi de Biasi

Un esempio? Una Bentley di Bond fu comprata usata, rottame per la precisione, quella che "che un ricco idiota aveva sposato a un palo telegrafico sulla Great West Road" (in Thunderball). Le scelte di guida di Bond (inseguimento con La Chiffre in Casino Royale, corsa con Attaboy II in Moonraker, garetta sulle Alpi con Tilly in Goldfinger, ingaggio con Tracy in On Her Majesty's Secret Service) ci aiutano a comprendere il personaggio. E le sue scelte di acquisto e gestione ci parlano di lui. Poi, detto questo, non dobbiamo enfatizzare il tema oltre il lecito. Fleming ama le auto, ne possiede e guida, ci dicono i biografi che ne discetta con amici cui dispensa suggerimenti e pare ne capisca. Le auto (letterarie) di Fleming hanno una storia, ce la raccontano, e Bond si prende cura di loro. Gardner evidentemente non ama le auto, ne parla poco, in modo svogliato o tedioso e le auto sono totalmente irrilevanti nello svolgersi dell'azione. Il viaggio attraverso l'Europa di Nobody Lives Forever avrebbe potuto svolgersi con una Vauhall (che english_way2sarebbe una Opel venduta in Inghilterra) e non sarebbe cambiato nulla, salvo che pare sia più facile tacchinare un paio di belle ragazze (Sukie Tempesta e Tata Norrich, nello specifico) con la Bentley che con la Opel, ma questo io non lo so, non avendone mai avuta una. Di Opel, dicevo. Torniamo alle fonti, come dissero anche regista e sceneggiatori di The Living Daylights con intenti nobili e risultati non premianti (a torto, aggiungo io che sono forse l'unico a dirlo). Fleming è già stato analizzato da scrittori e semiologi, quindi c'è rimasto poco da dire, ma nessuno ha davvero parlato dell'estetica di Fleming riferita alle auto. Vogliamo provare? 007 usa nei romanzi quattro auto, tre Bentley e una Aston Martin. Le Bentley sono tutte d'occasione, anche perché nuove costavano (e costano) una cifra inarrivabile per il Commander Bond. Tuttavia sono auto particolari, ciascuna di esse non è un prodotto di serie, concetto un po' strano se applicato ad una Bentley, che è comunque fabbricata in tirature piuttosto limitate. Già la scelta della marca è significativa: la Bentley, nelle parole del perdente Ettore Bugatti (vinse due volte sole a Le Mans, contro le quattro di W.O. Bentley, e comunque dopo di lui, nel 1937 e nel 1939), costruiva i migliori camion del mondo. Auto grosse, solide, veloci come i treni (non è un modo di dire, nel 1930 ci fu una famosa scommessa e una Bentley attraversò la Francia più velocemente di un treno, con strade non molto asfaltate, ed è nota come Blue Train). La marca nasce per correre e finanzia le corse vendendo macchine quasi da corsa ai ricchi che se lo possono permettere. Un altro personaggio leggendario farà lo stesso dopo la guerra, vicino a Modena. Le auto di W.O. Bentley vincono la 24 ore di Le Mans, la più importante gara europea, nel 1924 e poi in una bella fila quattro volte consecutive dal 1927 al 1930. Poi, forse gli effetti della crisi del 1929, nel 1931 la casa fallisce e in luogo della progettata vendita alla Napier, che produceva anche motori d'aereo, viene comprata ad una specie di asta dalla British Central Equitable Trust Ltd., che immediatamente la cede ad una società appositamente costituita, la Bentley Motors (1931) Ltd., il cui azionista è la Rolls-Royce. Cosa c'entrano le ruvide e sportive Bentley con le Rolls - Royce, massima espressione europea del lusso e del comfort? Nulla, solo che la Rolls non vuole che i progetti dei motori Bentley possano finire in mano a concorrenti, che per questa via trovino il modo di accorciare le distanze con "l'auto migliore del mondo". E cosa ha a che fare il Commander Bond con questa storia? Una cosa sola, la sua britishness. Comprando una Bentley riceve un pezzo di storia patria, composta dal lustro delle vittorie a Le Mans e dal dolore della sconfitta. Guidare una Bentley è mantenere vivo un po' di British Heritage (lui che è scozzese!).

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