The Avengers Files

 

di Andrrea Carrllo Cappii

Misteriosi segnali radio provengono nottetempo da un cimitero? Una serie di morti violente risultano apparentemente

perpetrate da un gigantesco rapace? Le tracce di pericolosi ricercati scompaiono... indietro nel tempo? Un commando

di giovani soldati sovietici della seconda guerra mondiale riappare dopo circa trent'anni senza essere invecchiato di un

giorno e con una precisa, letale missione da compiere? Niente paura: chiamate The Avengers. Nessun caso è troppo

assurdo per loro, nessuna missione esula dalla loro competenza: delitti inspiegabili, scienziati pazzi, spie e serial killer

con un improbabile senso dell'umorismo. Tutto questo forma parte del mondo divertito e surreale di The Avengers, la

serie di telefilm che appassionò l'Inghilterra per tutti gli anni Sessanta e il cui successo mondiale (anche in Italia ne

sono stati trasmessi molti episodi, sotto il titolo Agente speciale) ispirò una ripresa negli anni Settanta, The New

Avengers, e infine un remake cinematografico del 1998. Ma procediamo con ordine.

Le origini

Nell'autunno del 1960 la televisione britannica trasmise una serie di sei episodi da trenta minuti, intitolata Police

Surgeon ("Chirurgo della polizia") che vedeva protagonista l'attore Ian Hendry nel ruolo del dottor David Keel, intrepido

medico legale. La serie non dovette riscontrare un successo clamoroso, dal momento che nel 1961 subì una serie

di modifiche nel formato e nello stile, trasformandosi in The Avengers ("I vendicatori"), titolo ispirato dal fatto che nei

primi due episodi il dottor Keel, affiancato da un misterioso agente speciale di nome John Steed, vendicava l'assassinio

della propria fidanzata, perpretrato da un'organizzazione denominata Intercrime. La nuova serie consistette in ventisei

episodi in bianco e nero, prodotti da Leonard White e trasmessi nel 1961. Il riscontro da parte del pubblico fu decisamente

superiore, non solo per la gradevole presenza femminile di Julie Stevens nel ruolo della cantante di night-club

Venus Smith, coinvolta nelle avventure dei "vendicatori", ma anche e soprattutto per l'ironia dell'interprete dell'agente

John Steed: Patrick Macnee, nella realtà ex agente segreto durante la Seconda guerra mondiale (lavorava per i servizi

segreti della Royal Navy agli ordini di Ian Fleming, il futuro creatore di James Bond 007) e attore shakespeariano di

belle speranze, quasi disoccupato fino a quel momento. Macnee, che nei primi episodi sfoggiava un impermeabile alla

Humphrey Bogart (o, televisivamente parlando, alla Ubaldo Lay-tenente Sheridan) sarebbe diventato presto la vera

attrazione dello show.

Sicché, quando alla stagione successiva Ian Hendry decise di abbandonare il leading role per avventurarsi

nella carriera cinematografica, la serie The Avengers riprese regolarmente, mantenendo nel cast i personaggi di John

Steed e di Venus Smith e inserendo come sostituto del dottor Keel un personaggio consimile, il dottor Martin King, interpretato

da Jon Rollanson. Ben presto, del cast originario sopravvisse solo Patrick Macnee, che venne affiancato

da un nuovo personaggio fisso, interpretato dall'attrice Honor Blackman. Si trattava di Catherine Gale,

Cathy per gli amici: una detective bionda, fredda e scevra da ogni possibile coinvolgimento sessuale col suo

compagno di avventure. Il che, per contro, riempiva di enormi potenzialità erotiche ogni loro dialogo.

I temi degli episodi oscillavano tra il giallo tradizionale e lo spionaggio. Le tecnica di ripresa degli episodi

era, come negli sceneggiati italiani di quell'epoca (il Nero Wolfe con Tino Buazzelli e il Maigret con Gino

Cervi), più teatrale che cinematografica, con colonne sonore molto scarne e dialoghi in presa diretta. Il successo

della nuova stagione, che vide il passaggio di consegne tra i produttori Leonard White e John Bryce,

fece sì che, dopo i ventisei episodi trasmessi tra il 1962 e il 1963, ne venissero realizzati altrettanti, in onda

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Quarterdeck la rivista dello 007 Admiral Club l’unico club italiano di James Bond

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tra il 1963 e il 1964, sempre in bianco e nero ma qualitativamente superiori: riprese in esterni, montaggio più sofisticato

e costumi più curati. Il personaggio di John Steed assumeva la connotazione di raffinato gentiluomo inglese con

bombetta, ombrello e abbigliamento impeccabile, mentre la sua collega alternava eleganti abiti da signora a più pratiche

tute da motociclista, ideali per inseguimenti e scene di combattimento con le arti marziali.

E fu in questo momento che altri due produttori, Harry Saltzman e Albert R. Broccoli, proposero a Honor

Blackman il principale ruolo femminile nel terzo film di James Bond: quello di Pussy Galore, gangster androgina e pilota

di aerei, in Agente 007 Missione Goldfinger. Dovendo scegliere tra John Steed, protagonista di una serie televisiva

di successo ma trasmessa solo nel Regno Unito, e James Bond, agente segreto ormai di fama mondiale, la bionda

Honor scelse quest'ultimo, destando una comprensibile gelosia da parte di Patrick Macnee. Per uno scherzo degli sceneggiatori,

in un episodio successivo della serie, John Steed avrebbe ricevuto una cartolina da Cathy, proveniente...

da Fort Knox, dove si svolgeva il finale di Missione Goldfinger.

Intanto, proprio il successo mondiale dei film di James Bond (il primo era del 1962, ma il trionfo arrivò proprio

col terzo, nel 1964) destò l'interesse degli americani per le serie britanniche, a cominciare da The Saint ovvero Le

avventure di Simon Templar, con Roger Moore nel ruolo del simpatico avventuriero-playboy sempre in giro per il

mondo, creato negli anni Trenta dal romanziere Leslie Charteris e già protagonista di una vecchia serie di film con

George Sanders. E mentre gli USA si lasciavano invadere da fenomeni britannici come James Bond, Simon Templar

e i Beatles, anche la nuova stagione, la quarta, di The Avengers si preparava a sbarcare oltreoceano.

Agente speciale

Fu allora che The Avengers entrò nella leggenda.

Nel 1965 entrò infatti in scena un nuovo personaggio, destinato a prendere il posto di Cathy Gale come partner

"dilettante" del professionista John Steed. Era Emma Knight, sposata Peel, una giovane donna abbastanza ricca

da non dover lavorare per vivere (nel tempo libero si dedica alla scultura astratta) e sufficientemente determinata da

poter dedicare la propria esistenza a combattere le forze del male. A cambiare lo stile di vita della signora Peel (ma lo

si sarebbe scoperto solo molto tempo dopo, nell'episodio Non ti scordar di me) era stato un evento drammatico: la

scomparsa nella giungla amazzonica del marito, il pilota di velivoli sperimentali Peter Peel. La parte fu inizialmente

assegnata all'attrice Elizabeth Sheperd, che venne tuttavia sostituita prima della messa in onda del suo primo episodio,

che dovette essere interamente rigirato. Così, dall'inizio del 1965 fino al settembre del 1967, la partner di Macnee

sulla scena fu la graziosissima attrice shakespeariana Diana Rigg, dotata di grande talento e di notevole agilità. Come

ebbe a dire in quel periodo Patrick Macnee, "The Avengers è un programma televisivo che parla di un uomo con la

bombetta e di una donna che fa volare gli uomini sulle spalle." Infatti la signora Peel, come Cathy Gale prima di lei, era

un'esperta di arti marziali. A differenza di molte ragazze che apparivano nella serie di James Bond, non aspettava che

arrivasse a salvarla un eroe di sesso maschile: sapeva badare a se stessa.

Elegante, raffinata, ironica, Diana Rigg costruì un personaggio assolutamente perfetto per il gusto degli anni

Sessanta, tanto da diventarne una specie di icona. Il suo abbigliamento, costituito esclusivamente da gustose minigonne

o da tute nere incredibilmente attillate, la trasformò in un autentico sex symbol, quasi un feticcio erotico in un'epoca

in cui ancora la nudità non aveva preso piede su schermi grandi e piccoli. Il curioso abbinamento tra un gentiluomo

che vestiva nel

più puro stile tradizionale britannico e una donna che seguiva le ultime novità della moda della

swingin' London creava nello spettatore un inquietante interrogativo: ci sarà stato qualcosa, tra

loro, oppure le differenze tra i due erano soverchianti? Era un

enigma privo di soluzione. Come nessuno sapeva se fosse mai

capitato qualcosa tra Steed e la glaciale Cathy Gale, così restava

un mistero se vi fosse qualche legame tra ll''agentte speciialle

e la signora Peel al di fuori del

lavoro. Tutto quello che si

sapeva era che talvolta, al

termine di una missione, la

coppia andava al cinema

insieme (o almeno questo

si

proponevano di fare al termi

ne dell'episodio

Una stra

ordinaria

avventu

ra, del

1967, in

cui Emma Peel sfuggiva a un regista neo-espressionista psicopatico).

In ogni caso, i due non vivevano insieme, né si frequentavano quotidianamente, dato che, all'inizio di ogni

episodio John si divertiva a escogitare nuovi bizzarri espedienti per recapitare a Emma l'annuncio di una

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nuova indagine: MRS. PEEL, WE'RE NEEDED

("Signora Peel, c'è bisogno di noi."). Questa gag

ricorrente, dimostrazione che Steed chiamava formalmente

la sua compagna d'avventura per cognome,

fu probabilmente all'origine di una situazione

standard nei teaser di un'altra serie di telefilm, l'americana

Mission: Impossible, in cui la prima sequenza

di ogni episodio vedeva il signor Phelps (capo di una

sezione segretissima dello spionaggio americano)

intento a recuperare nei luoghi più improbabili un

messaggio preregistrato del suo superiore, con le

istruzioni per la nuova missione.

Ma i casi affrontati da Steed & Peel erano

peggio che impossibili: erano surreali. Nelle mani di

un nuovo gruppo di produttori, costituito da Julian

Wintle, Albert Fennel e Brian Clemens (poi sarebbero

rimasti in squadra solo gli ultimi due), la serie

abbandonò ogni aspetto realistico per entrare in un

mondo improbabile in cui il divertimento regnava sovrano: un fumettista impazzito poteva indossare il costume del

supereroe delle sue storie per vagare nottetempo in cerca di vendetta, un esperto di cibernetica poteva costruire robot

con sembianze umane; un corteggiatore respinto poteva intrappolare la signora Peel in un labirinto mortale solo per

divertirsi a giocare come il gatto col topo. Lo stile dichiaratamente umoristico delle vicende permetteva di affrontare

qualsiasi argomento e di risolverlo nel più imprevedibile dei modi. La fantascienza faceva spesso capolino, in modo

trasversale: erano ammessi i robot e stravaganti macchinari che permettevano il trasferimento della personalità da un

corpo all'altro, ma spesso i misteri più fantastici, come il caso di un misterioso killer invisibile, trovavano una spiegazione

logica e scientificamente accettabile.

L'accoppiata Steed & Peel portò dunque la serie all'apice del successo. Il musicista Laurie Johnson, autore per

Stanley Kubrick della colonna sonora de Il dottor Stranamore,

entrò al servizio permanente degli Avengers: non solo scrisse

un tema musicale destinato a diventare famosissimo, ma

inventò una partitura nuova e originale praticamente per ogni

telefilm della serie. La serie arrivò in Francia, con il titolo

Chapeau melon et bottes de cuir ("Bombetta e stivali di pelle")

e, seppur non integralmente, anche in Italia, sulla RAI, con il

titolo Agente speciale, senza tuttavia specificare perché al

singolare, visto che i protagonisti erano due).

E dopo ventisei episodi in bianco e nero, ne vennero

girati altrettanti a colori (aperti dall'annuncio "The Avengers in

colour"), che permisero l'acquisto della serie da parte della

NBC americana, in un pacchetto contenente anche gli episodi

precedenti in bianco e nero. Quella a colori fu la serie più

famosa anche da noi: per vederla i telespettatori italiani avrebbero

dovuto attendere i primi anni Settanta, ma chi riceveva

TeleCapodistria o la Televisione Svizzera Italiana ebbe il piacere

di numerose repliche.

Era ormai il 1968 e la serie era nel periodo di massimo

splendore. Vi apparivano sia attori affermati come

Christopher Lee, sia giovani promettenti come Charlotte Rampling e Donald Sutherland o collaudati caratteristi come

Nigel Greene (La pratica Ipcress di Sidney J. Furie), Peter Bowles (Blow Up di Michelangelo Antonioni), Freddie Jones

(anni dopo protagonista di E la nave va di Fellini).

Ma tutte le cose belle prima o poi devono finire.

Nel 1968 i produttori della serie 007, Saltzman e Broccoli, si misero non solo alla ricerca di un nuovo James

Bond in sostituzione di Sean Connery, ma anche di un'attrice che sostenesse il ruolo di Tracy Di Vicenzo, l'unica "Bondgirl"

che arrivasse a sposare l'agente segreto, per il film Al servizio segreto di Sua Maestà. Se nel ruolo principale la

scelta cadde su un perfetto sconosciuto, George Lazenby, per quello della signora Bond la decisione fu inequivocabile.

Diana Rigg era in quel momento la più famosa attrice di action thriller del mondo. E così, ancora una

volta, una star della serie televisiva venne messa di fronte al dilemma: John Steed o James Bond? E di

nuovo vinse il secondo.

Stavolta, per rendere l'impatto meno violento, i produttori Fennel e Clemens prepararono un simbolico

passaggio di consegne. Alla fine di Non ti scordar di me, ventiseiesimo episodio della serie trasmessa nel

'68 (la quinta stagione per Macnee e la seconda per la Rigg), un giornale riportava in prima pagina una clamorosa

notizia: "Peter Peel è vivo!". Proprio così: dopo tre anni, il marito scomparso di Emma ritornava

dall'Amazzonia. E questo implicava che lei abbandonasse la sua collaborazione con Steed e tornasse a fare

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la moglie. Nell'ultima inquadratura la si vedeva salire in auto col marito, scoprendo che anche questi era un classico

gentiluomo britannico, con tanto di abito scuro, bombetta e ombrello. Questo forse spiegava perché Emma fosse rimasta

tanto a lungo con Steed, ma gettava ombre ancora più inquietanti sulla natura della loro relazione!

E mentre Emma usciva di scena, Mother (il capo di Steed, presentato per la prima volta in questo episodio)

assegnava all'agente una giovane collega di nome Tara King (l'attrice Linda Thorson), apparsa brevemente durante la

vicenda. L'episodio di transizione si concludeva con quella che sarebbe diventata la sigla iniziale della serie successiva.

Dopo Emma Peel

La nuova stagione sviluppò gli elementi che erano stati tratteggiati alla fine della precedente. Mother (ovvero

"Mamma"), interpretato dall'attore Patrick Newell, diveniva un personaggio fisso. Capo di un'imprecisata sezione dei

servizi segreti, piuttosto corpulento e ridotto su una sedia a rotelle, Mother riceveva i suoi due agenti in un nascondiglio

sotterraneo, anche se all'occorrenza non esitava a manifestarsi nei luoghi più improbabili. In un'occasione, per una

temporanea vacanza, venne sostituito da Father (ovvero "Papà"), donna non vedente ma direttrice non meno severa

della sezione speciale.

Laurie Johnson continuava a comporre musiche magnifiche, compreso un nuovo tema dedicato a Tara King.

Linda Thorson era oltremodo graziosa e il suo personaggio era simpatico, ma qualcosa non funzionava più come una

volta. Così come George Lazenby non poteva sostituire Sean Connery, così Linda Thorson non poteva rimpiazzare

Diana Rigg nel cuore del pubblico. Questo fatto, unito a una crescente stanchezza di sceneggiatori e produttori (uno

degli episodi fu assemblato con frammenti e avanzi di un telefilm incompiuto), portò alla fine del programma, dopo una

peraltro onorevole stagione di ventisei episodi. In Italia l'ultima serie venne acquistata solo molti anni dopo, quando il

sorgere delle televisioni private permise di riscoprire episodi editi e inediti delle annate dal '65 al '69.

Per anni The Avengers vissero di repliche, mentre Fennel e Clemens si dedicavano ad altro, come la serie di

telefilm e tv-movie Thriller, composta da episodi indipendenti l'uno dall'altro e, salvo rarissime eccezioni, priva di personaggi

fissi. Poi, nel 1975, dopo che i produttori britannici ebbero unito le loro forze a quelle di un gruppo francese,

Patrick Macnee venne convinto a calcare di nuovo sulla testa la bombetta di John Steed e ritornò in scena nella serie

The New Avengers: ventisei episodi girati in Inghilterra, Francia e Canada e trasmessi nel 1976. In Italia sarebbero arrivati

in due blocchi, il primo acquistato dalla RAI e trasmesso col titolo Gli infallibili tre, il secondo acquistato da Canale

5 e presentato come Sempre tre sempre infallibili. Infatti, stavolta, i protagonisti erano tre. Steed, ormai un po' stagionato

nel ruolo affrontato per la prima volta quindici anni prima, era affiancato da un collega più giovane, Mike Gambit,

intepretato dall'attore Gareth Hunt.

Più duro e meno propenso all'eleganza, Gambit era un uomo d'azione addestrato nelle più sconosciute arti

marziali, tra le quali una, non ancora del tutto perfezionata, che consentiva di fermare i proiettili con le mani. Stavolta

toccavano a Gambit le schermaglie con la componente femminile della squadra, un'affascinante creatura chiamata

Purdey (mai saputo se fosse il nome o il cognome). Ex

ballerina classica passata allo spionaggio, Purdey era

impersonata da Joanna Lumley, attrice che, casualmente,

appariva in un ruolo minore nello stesso film di 007 per cui

Diana Rigg aveva lasciato la serie. Al di fuori di alcune

serie televisive, a dire il vero, Joanna Lumley era nota

piuttosto come diva sexy e come interprete di video di

Penthouse. Quando impersonò Purdey era nel momento

della sua massima bellezza, ma sfortunatamente agli

spettatori di The New Avengers non era consentito ammirarla

per intero.

Le storie del nuovo ciclo erano molto ben scritte e

spesso in grado di competere con i migliori episodi degli

anni d'oro, anche se i produttori avevano preferito abbandonare

il gusto surreale dei tempi di Emma Peel per infondere

una minima dose di realismo nelle vicende. Molte

storie erano a sfondo spionistico, anche se non era chiaro

se i nuovi Avengers lavorassero per l'MI5 (controspionaggio nazionale) o per l'MI6 (spionaggio all'estero, il servizio

segreto di James Bond). D'altra parte Brian Clemens aveva da tempo chiuso la questione riguardante l'ufficio da cui

dipendevano i suoi personaggi con una battuta: "John Steed lavora per l' MI5 e ½."

In alcuni casi, tuttavia, non mancavano i riferimenti al passato, come quando i tre si trovavano ad affrontare

l’ultimo dei Cibernauti, esemplare superstite di una serie di robot assassini con cui Steed e Peel avevano

avuto a che fare in passato. Inoltre, nello spettacolare K is for Killer, di fatto un film suddiviso su due episodi,

faceva la sua apparizione in un breve flashback anche l'adorata signora Peel: un sapiente montaggio di

scene girate negli anni Sessanta consentiva di mostrare i due alle prese con un caso rimasto irrisolto nel

1965 e clamorosamente riaperto una decina di anni dopo dalla nuova squadra.

Il fido Laurie Johnson era di nuovo all'opera per creare un nuovo tema per i titoli e un diverso commento

musicale a ogni episodio, mentre in fase di montaggio si escogitava un effetto molto particolare per creare

suspense già dall'inizio: la sequenza di apertura si chiudeva sempre con un colpo di scena (esempio:

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un'auto che esce di strada e precipita da un burrone) bloccandosi su un fotogramma fisso (auto sospesa nel vuoto) su

cui partivano i titoli di testa. Solo alla fine della sigla lo spettatore poteva vedere la conclusione della sequenza e sapere

se l'auto esplodeva all'impatto oppure no.

Malgrado la nuova serie riuscisse a mantenere un ottimo standard, la critica e il pubblico l'accolsero freddamente.

In parte ciò era dovuto all'immagine "troppo sexy" attribuita alla Lumley, in parte al fatto che buona parte degli

appassionati erano ormai dei feticisti di Emma Peel che non potevano concepire la serie senza di lei. Fatto sta che The

New Avengers chiuse i battenti e lo staff della Avengers Production rivolse altrove i propri interessi: negli anni successivi

Fennel e Clemens, con lo stesso gruppo di autori e registi e sempre col prezioso Laurie Johnson come musicista,

diedero vita a una pregevole serie noir, realistica, attuale e spesso connotata da forti componenti spionistiche: The

Professionals, interpretata da Martin Shaw, Lewis Collins e Gordon Jackson. La serie fu trasmessa con insolita puntualità

anche dalla RAI, che ne tradusse il titolo in I professionals (perché non I professionisti? Non lo sapremo mai.)

Nel frattempo, rimasto senza il suo appuntamento televisivo settimanale, anche Patrick Macnee si arrese di fronte a

James Bond, partecipando nelle vesti dell'agente Tibbets a 007 Bersaglio mobile, al fianco di Roger Moore, con cui

peraltro aveva già lavorato in Sherlock Holmes a New York, dove Moore era Sherlock Holmes e Macnee era il dottor

Watson.

Il film

Dunque, per oltre vent'anni, gli appassionati di The Avengers si sono dovuti affidare alle repliche di vecchi episodi,

senza che nessuno raccontasse più nuove storie dei loro eroi. Ma alla fine degli anni Novanta il successo dei nuovi film

di 007 con Pierce Brosnan prodotti dalla MGM-UA ricreò interesse per il genere avventuroso-spionistico, inducendo le

majors concorrenti a cercare soggetti tra le varie serie televisive di successo negli anni Sessanta. La Paramount ricreava

Simon Templar ne Il Santo con Val Kilmer e riprendeva la serie Mission: Impossible, con Tom Cruise diretto da Brian

De Palma e John Woo. La Warner Bros. invece decideva di ricreare da zero The Avengers, facendo incontrare di nuovo

per la prima volta John Steed e Emma Peel nella Londra di fine millennio. Nel cast John Steed era Ralph Fiennes ed

Emma aveva le movenze feline di Uma Thurman, due interpreti molto diversi da Macnee e dalla Rigg affiancati da

Mamma (Jim Broadbent, poi apparso ne Il diaro di Bridget Jones e Moulin Rouge). L'avversario era il folle e ricchissimo

sir August de Wynter, nientemeno

che Sean Connery in abiti

scozzesi, in una parodia dei cattivi

dei film di James Bond (o forse in

una citazione di quelli del Casinò

Royale di Woody Allen e soci, dove

i killer erano tutti scozzesi). Ma né il

prestigioso cast né una bella canzone

dei titoli interpretata da Grace

Jones riusciva a fare un successo

di The Avengers in versione cinematografica.

Né ci riusciva la partecipazione

straordinaria di Patrick

Macnee nel ruolo cameo di

Invisibile Jones, un impiegato dei

servizi segeti divenuto accidentalmente

invisibile durante un esperimento.

C'erano una volta due agenti speciali…

Diana Rigg, è stata il grande amore

di 007 in Al servizio sereto di Sua

Maestà, una coraggiosa giornalista

del primo Novecento in

Assassination Bureau (tratto da Jack London) al fianco di Oliver Reed, una perfida attrice sulla cui morte deve indagare

Hercule Poirot (Peter Ustinov) in Delitto sotto il sole, da un romanzo di Agatha Christie e infine la malefica governante

in un remake televisivo di Rebecca, la prima moglie tratto da Daphne Du Maurier, ruolo questo molto apprezzato e

premiato.

Patrick Macnee è stato avvistato come capitano di una nave da corciera in un episodio di Colombo e persino

come irreprensibile primario de L'ospedale più pazzo del mondo. Ma le sue apparizioni più recenti sono stati

i commenti alle edizioni video inglesi di The Avengers e i suoi interventi come narratore nei documentari

dedicati al mondo di James Bond 007 che ora punteggiano i contenuti speciali dei dvd della serie "rivale".

Ma per il pubblico di tutto il mondo i due attori sono indissolubilmente legati ad Agente speciale, serie continuamente

rievocata nella pubblicità, nei video musicali (Don't get Me Wrong di The Pretenders), e nelle

citazioni cinematografiche: da mrs. e miss Kensington (rispettivamente Mimi Rogers ed Elizabeth Hurley) in

Austin Powers alla Sposa (Uma Thurman) di Kill Bill di Quentin Tarantino.

Mentre il cinema americano cerca disperatamente di saccheggiare le classiche serie tv (Charlie's Angels,

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SWAT, Starsky & Hutch, Kojak) il mercato del video permette la riscoperta dell'universo straordinariamente creativo

della tv inglese degli anni Sessanta e Settanta, da Simon Templar a Il prigioniero. E tra i "telefilm-culto", Agente speciale

ha un posto… speciale, con la sua ironia britannica e postmoderna, i suoi colori dominanti verde e viola (gli stessi

dei costumi di Emma Peel disegnati da Alun Hughes), le sue scenografie psichedeliche. Ma anche e soprattutto le

sue idee, che hanno influenzato tutto l'immaginario successivo: i fumetti di Dylan Dog come i telefilm di X Files.

La riscoperta degli originali è una piacevole sorpresa per il pubblico. In un mondo in cui la comunicazione è in crisi di

creatività, vale ancora il richiamo di John Steed: "Signora Peel, c'è bisogno di noi."

LA PAROLA AII SOCII

eccomi, ciao edward, leggo in giro che ci sono molti fan che sono scontenti della scelta

che la produzione di 007 ha fatto con daniel craig; ne siamo tutti così convinti? Io

come ti avevo anticipato sono fra quelli che mi trova contento dell'attore scelto. I motivi

sono totalmente legati al tipo di film che ne uscirà, un ritorno al classico james bond,

cioè meno effettistica e più spy-story. Daniel Craig ne sono convinto al 100% se la

caverà alla grande! Un caro saluto , Ilario.

ciao edward, con il nuovo james bond è il momento di fare una mia personalissima top ten dei miei preferiti: 1)

thunderball 2) goldfinger 3) al servizio segreto di sua maestà 4) dalla russia

con amore 5) licenza di uccidere 6) si vive solo due volte 7) vivi e lascia morire

8) l'uomo dalla pistola d'oro 9) goldeneye 10) una cascata di diamanti. ciao,

ilario.

ECCO CON CHI AVREBBERO DOVUTO SOSTITUIRE IL NUOVO INTERPRETE

PER 007. DIVENTEREMO TUTTI JOHNNY ENGLISH'S FANS.

CIAO DA DARIO

Spero ti ricordi me, il romano della swatch.

Due domande se mi dai link e riferimenti del vostro club (a breve mi iscrivo

io e regalo iscrizione ma mio amico bondiano per il compelanno) e inoltre , visto che ormai lavoro a pieno ritmo

per un blog di cinema e ho tutti i contatti (per il prossimo film ci si organizza molto bene), vorrei sapere dove

posso andare a pescare in internet la notizia (riportata da tg1) che la panda non è più l'auto ufficiale del film

(presumo per la nota storia di Lapo...).

Volevamo farci un articolo a riguardo , su MI6, ho cercato , ma non ci sono notizie precise.

In ultimo se sai esattamente dove faranno le riprese in sudafrica e quando (io a gennaio vado li' ho una relazione

con una sudafricana...e se stanno girando...).

Fammi sapere appena puoi.

Grazie e buon lavoro

Roberto Leofrigio negozio 06-42011155

p.s. Per me il nuovo Bond è perfetto speravo proprio nella scelta di The Pusher....

ciao certo che mi ricordo di te tutto bene? purtroppo non ho buone news per te l'unica cosa che so è che dovrebbero

filmare a portofino x il resto ne so quanto te qui sotto trovi il link x il mio sito

ciao e grazie Edward Coffrini Dell'Orto

Ciao Edward,è un po' che non ci sentiamo ma per quanto mi riguarda sono parecchio impegnato con

il lavoro che comunque non mi ha impedito di seguire le vicende sulle candidature per il nuovo 007

terminate con la decisione di assumere al servizio segreto di Sua Maestà Daniel Craig.

Francamente non so che dire mi sembra a parte i capelli biondi e nonostante già le prime critiche che

dobbiamo lasciarlo lavorare e poi giudicheremo. A proposito per la location in Italia dal sito del club

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IL CANE BOND

Marco Stefania e...BOND

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