Shaken or stirred di Carlo Oliva

 Sa, non mi occupo molto di queste cose.” “Sì, certo, capisco. Ma lo spionaggio ai tempi di Ashenden doveva essere una cosa tutta diversa da oggi. In ogni caso, c’è una frase di Maugham che ho sempre ammirato. La ricorda suo nipote Robin in Conversation with Willie”. Diceva che ‘il Martini non va messo mai nello shaker. Va solo mescolato in modo che le molecole si adagino sensualmente l’una sull’altra’. Non lo trova straordinariamente ben detto?” “Che si adagino sensualmente l’una sull’altra? Sì, è molto ben detto.” “Vero?” “Ma non credo di essere d’accordo. Capisco il suo punto di vista, ma il Martini per me è un’altra cosa. Vede, io viaggio molto spesso da solo e, per un motivo o per l’altro, devo stare attento a quello che mi succede attorno. E quando sono… come dire… concentrato, non bevo mai più di un bicchiere prima di cena. Ma lo voglio molto abbondante, molto forte e molto freddo, e fatto anche molto bene. E, soprattutto, non voglio nulla che si adagi sensualmente sulle mie molecole, non so se mi spiego.” Aveva un tono nuovo nella voce, che mi spinse a guardarlo con maggiore attenzione. Solo allora notai la cicatrice che spiccava sulla pelle abbronzata della guancia destra. Poteva essersela fatta in qualsiasi modo, naturalmente, in un incidente automobilistico o cadendo durante una discesa in sci, ma, chissà perché, rendeva il suo aspetto piuttosto inquietante. “Mi scusi” mi affrettai a dire. “Non volevo…” Lui aveva finito il suo vodka Martini secco. “Non c’è niente di cui si debba scusare” ribatté in tono abbastanza cortese. “Gli scrittori sono scrittori. Vivono sempre un po’ fuori dal mondo.” “Maugham è stato anche un uomo di azione” sentii il bisogno di dire. “Sembra che Ashenden sia basato sulle sue esperienze di agente segreto durante la prima guerra mondiale.” Ridacchiò. “Ah, la prima guerra mondiale” commentò, con un tono stranamente condiscendente. Non sapevo cosa rispondergli, per cui mi limitai a stare zitto. “Devo andare, adesso” mi comunicò il mio interlocutore. “È stato un piacere conoscerla.” “Il piacere è stato mio” gli assicurai. “Stasera parto, ma spero di rivederla, prima o poi.” “Torno sempre qui a Royale almeno una volta all’anno” mi disse, stringendomi la mano. Poi mi disse il suo nome: il cognome prima, poi, dopo una brevissima pausa, il nome proprio e il cognome insieme. Entrambi mi sembrarono vagamente familiari, ma non avrei saputo dire il perché.Feci un cenno al barman di portarmi il terzo Martini e restai a guardarlo mentre usciva a larghi passi dal bar. Un uomo deciso, pericoloso, mi dissi. Un uomo che sapeva vivere la propria vita secondo le proprie regole e che, se gli piacevano i Martini agitati e non mescolati, li avrebbe sempre ordinati agitati e non mescolati, in barba a tutte le norme e le consuetudini. Mi accorsi che il sentimento che provavo era soprattutto di invidia. Chissà cosa faceva quel tipo per vivere.

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