SWORDFISH E DINTORNI

 

Di Alex Montecchi

 

L’uscita del film in Italiadopo i tragici fatti dell’11settembre rischia di averesoffocato l’impatto di questofilm, di sicuro una dellemigliori storie di spionaggiodegli ultimi anni. Quando lapellicola è uscita negli USAall’inizio dell’estate e intempi non sospetti, l’effettoera sconcertante: un film chesi apre con un monologo diJohn Travolta nel più purostile “Quentin Tarantino”,per sconvolgere subito dopolo spettatore con unaspettacolare e tragica esplosione. Dopodiché la storia si svolge in un lungo flashback (come nella struttura di certiclassici del noir come La fiamma del peccato) fino a raggiungere nuovamente la scena iniziale. E dare l’avvio allesequenze più spettacolari del film, con una fuga su un autobus corazzato, l’intervento di un elicottero (con unsorprendente impatto contro un grattacielo, nel piano della riunione di un’agenzia pubblicitaria) e un duello finale chelascia spazio a un contro-finale in cui si evoca nientemeno che lo spettro di Osama Bin Laden.Che il temibile allevatore saudita di terroristi sia una minaccia per gli americani non è una novità: fin daquando Bin Laden è stato sospettato di avere organizzato gli attentati alle ambasciate USA in Africa, l’FBI lo ha messoin cima alla sua lista dei ricercati: la sua testa barbuta e turbantata figurava da tempo sulla lista dei pericoli pubblicidiffusa su Internet (tanto che nel film Hannibal di Ridley Scott gli viene concesso l’immeritato onore di figurareaccanto a Hannibal Lecter, l’eroe negativo dei romanzi di Thomas Harris, quando Giancarlo Giannini si collega alla retedal suo computer).In Codice: Swordfish un grandissimo John Travolta sfodera tutta la sua ambiguità (dopotutto, mi duole dirlo, èun adepto di Scientology, la setta fondata da L. Ron Hubbard, che era un apprezzato scrittore di fantascienza ma ancheun adepto di Aleister Crowley, oscuro personaggio dal caratteristico odore di zolfo, che fu definito “l’uomo piùmalvagio del mondo”). Dopo essere stato un ufficiale aeronautico doppiogiochista in Nome in codice: Broken Arrow diJohn Woo, qui Travolta è Gabriel Shear, un ambiguo agente segreto che, dopo avere “tutelato” a modo suo gli USA,decide di incassare un bonus svuotando i conti segreti contenenti ricchissimi fondi neri destinati a operazioni maieffettuate. E pochi criminali possono essere più pericolosi di un agente segreto senza scrupoli che decide di usare ilbackground della CIA contro chi lo ha finanziato fino a ieri. Ecco perché nella rete cade la bellissima, anzi mozzafiato,anzi… di più, Halle Berry nel ruolo di Ginger, in bilico tra il crimine organizzato e l’agenzia antidroga americana, laDEA. Ed ecco perché nella trappola finisce anche il disincantato hacker Stanley Jobson (interpretato dal nuovo erede diClint Eastwood, Hugh Jackman) assoldato per recuperare con un’audace operazione via Internet il denaro nei conticifrati. Una pellicola mozzafiato che vede Jackman e la Berry (rispettivamente Wolverine e Tempest in X-Men, alfianco della bondiana Famke Janssen nel ruolo di Jane Grey) tenere testa a un mefistofelico Travolta. Se ve lo sietepersi al cinema, è un film assolutamente da vedere in DVD.Poco fa ho citato Thomas Harris. Meriterebbe si essere dissepolto il film Black Sunday di John Frankenheimer,tratto dal primissimo romanzo del celebre scrittore (ristampato di recente sia in rilegato sia nei Miti Mondadori). InBlack Sunday Harris concepiva uno spaventoso attentato organizzato da terroristi palestinesi in collaborazione con unpilota americano reduce dal Vietnam e passato “alla parte avversa”: un dirigibile sospeso sopra lo stadio della finale delSuperbowl, pronto a esplodere inondando il pubblico di letali schegge metalliche. Anche se l’eroe della vicenda era unagente del Mossad (il servizio segreto israeliano, responsabile sul lato buono della caccia ai criminali nazisti e sul latomeno buono della persecuzione dei palestinesi che lo stesso Israele ha trasformato in terroristi), occorre sottolinearecome il regista Frankenheimer sia stato attento anche a sottolineare le motivazioni dei terroristi palestinesi, i cui metodinon sono condivisibili ma le cui ragioni sono comprensibili.Ma questo era prima che certi “bambini” brutti ma pericolosamente ricchi e potenti e cattivi, e oltretutto ingratinei confronti della CIA che li finanziò negli anni ’80, decidessero di praticare il terrorismo come se fosse uno sport e dimassacrare migliaia di persone innocenti in America e scatenare rappresaglie belliche che inevitabilmente fanno altrevittime innocenti in Afghanistan.Sinceramente, Ernst Stavro Blofeld ci era molto più simpatico.

Iscriviti alla newsletter