Pierce Brosnan, tra lodi ed eccessi
Ci insegnano quali sono i nuovi equilibri (e i nuovi squilibri) nella situazione internazionale. Meglio di tanti saggi politologici e di tante inchieste giornalistiche.Un paio d'anni dopo è il quotidiano comunista Il Manifesto a tessere le lodi del secondo 007 di Brosnan: Una decina di battute politicamente raffinate e perfino gauchiste sono disseminate, blasfeme e chiarificatrici, nel diciottesimo film della serie James Bond, 007 Il domani non muore mai (Tomorrow Never Dies), «tempio dell'ortodossia capitalista e consumista» (così credevano i bipolaristi integrali). Per questo si tratta del primo Bond riuscito, da anni. Ritornando alla prima fatica di Brosnan, vuoi per le positive recensioni, vuoi per l'intrinseca qualità della pellicola, dopo soli tre giorni dalla «prima» nello Stivale il Bond di Pierce Brosnan ha già raccolto due miliardi e 223 milioni di lire. «Il film ha ottenuto un grande successo al botteghino e, se molte sono le debolezze narrative del film, come sempre una ragione per vederlo c'è: la sicurezza di ritrovare quello che già si conosce (non per nulla James Bond è un mito del cinema)», si precisa su Attualità cinematografiche. E qualche nota un poco infastidita sui (molti) spettatori di bocca buona è ravvisabile anche su Segnocinema: […] nella sala dove ho visto il film è scattato l'applauso. Ora leggo e sento dire che il rito si ripete ad ogni proiezione. Quell'applauso rivela tutto lo splendore e la miseria del pubblico di oggi: competente come non mai (preoccupato solo di giudicare la performance), e insieme manipolabile senza fatica (disposto a farsi “performare”, direbbero gli esperti). Se vogliamo, sono i due tipi di spettatore che senti discutere all'uscita. Quello che ha applaudito cadendo nella rete, e quello che invece si è messo a ridere perché certe cose, che diamine, può farle soltanto Indiana Jones. Man mano che il tempo passa, tuttavia, nuove nubi si affacciano all'orizzonte, almeno per la critica (le affluenze in sala, invece, come mostrato nel cap. 7.2, permangono ottime). Per cominciare, i giornalisti rigettano diffusamente le «degradanti sponsorizzazioni pubblicitarie» che sempre più si affastellano tra i fotogrammi di Bond (l'AVIS, per esempio, ha sborsato quindici milioni di dollari per far concludere in una sua vetrina un volo della BMW dell'eroe). Un Bond che pertanto «non è più un mito in un mondo di merci.È una merce fra le tante. Gli manca solo il codice a barre». Le parole più malinconiche sono quelle di Michele Anselmi, sull'Unità: Che tristezza rivedere il venerando Desmond Llewelyn, nei panni di “Mr. Q”, con indosso la maglietta rossa dell'AVIS, quasi fosse un “uomo panino” della pubblicità. La compagnia di autonoleggio è infatti uno degli sponsor del nuovo 007, insieme a una sfilza interminabile di marche (Ericsson, BMW, Omega, Brioni, Dunhill…). Il che non sarebbe proprio una novità nel cinema hollywoodiano. Solo che la pratica è degenerata a tal punto da trasformare James Bond in una sorta di piazzista di lusso, sicché è difficile separare il film dal contorno pubblicitario, in un sovrapporsi di trailer e spot tendenti a rincoglionire lo spettatore. Chissà se il buon vecchio Sean Connery avrebbe accettato una simile tirannia dell'advertising, certo non sembra tirarsi indietro Pierce Brosnan […]. Anselmi mette inoltre bene in rilievo un altro mezzo sfruttato dai produttori a scopi lucrativi, ovvero per ottenere le benevolenze dei ragazzi: l'«effettistica isterica in linea con i nuovi gusti giovanili». Una delle pecche accollate dagli esperti ai lun-gometraggi bondiani è infatti di essere divenuti il «più costoso videogame del Pianeta». Da ultimo, pur riconoscendo che anche la più recente opera di 007, La morte può attendere, mantiene una «tenace contemporaneità con il mondo», ci si rende conto che se da un lato gli innumerevoli e nemmeno troppo velati accenni ai film precedenti possono essere letti come una sorta di omaggio ai quarant'anni di Bond, dall'altro lato non riescono a nascondere la palpabile difficoltà nello scovare nuove idee per il prosieguo dell'epopea.