PETROLIO E ARMI NUCLEARI NEL CAUCASO


Giunti alla terza puntata, dopo Corea e Afghanistan, affrontiamo un altro tema di scottante attualità che gli autori di “Il mondo non basta” scelsero come sfondo delle avventure bondiane nel 1999. Fin dai bellissimi titoli di testa, in cui silhouette di donne nude si amalgamo con fiumi di petrolio, si intuisce quale sia il tema del film. James Bond deve salvare il mondo da una esplosione nucleare nel Bosforo che avrebbe bloccato il trasporto del petrolio dal Caucaso, rendendo Elektra King (Sophie Marceau) monopolista con il suo oleodotto. I temi del petrolio e delle armi nucleari nella regione del Caucaso si intrecciano per creare una miscela esplosiva che solo Bond riesce a disinnescare. Il film vede diverse azioni in Azerbaijan e in Kazakhstan (nella realtà, l’inseguimento sugli sci furono girate a Chamonix nelle Alpi francesi e le scene della base nucleare sotterranea nel deserto spagnolo). James Bond è assegnato alla protezione di Elektra King, figlia di un petroliere inglese, che fu rapita in gioventù dal cattivo di turno, Renard (Robert Carlyle). Bond si accorge troppo tardi che Electra è afflitta dalla “sindrome di Stoccolma”, un fenomeno psicologico per cui la vittima rimane emotivamente legata al rapitore. Il termine fu coniato nel 1973. Tre donne e un uomo svedesi furono tenuti ostaggi nel caveau di una banca a Stoccolma per sei giorni da due rapinatori. Dopo la liberazione, alcuni ostaggi testimoniarono a favore, e raccolsero fondi per la difesa dei rapitori. Sulle tracce di Elektra, Bond arriva in Azerbaijan con la sua BMW Z8. Lo vediamo guidare tra i campi petroliferi nell’area di Baku. Il panorama è desolante ma molto realistico. Mille pozzi di petrolio sorgono su un terreno melmoso, distrutto da anni di sfruttamento sovietico. Il crollo dell’impero ha peggiorato la situazione, facendo venir meno fondi per la ribonifica e il rinnovo delle tecnologie estrattive. Elektra, dopo la morte del padre, supervisiona la Oleodotti nel Caucasocostruzione del nuovo oleodotto che porta il petrolio dal Kazakhstan fino alla Turchia. Elektra decide di salvare una chiesa greco-ortodossa (non chiara la scelta di mostrare un pope ortodosso ossannato da paesani azeri, che sono notoriamente mussulmani!), facendo spostare il percorso della condottura. Dopo aver incontrato Bond, spiega come la Russia abbia tre alternativi oleodotti. La sua vita è sicuramente in pericolo.

Azerbaijan

L’Azerbaijan, a maggioranza turco-mussulmana, è uno stato indipendente dal 1991, a seguito del collasso dell’Unione Sovietica, di cui faceva parte. Nonostante il “cessate-ilfuoco” del 1994, l’Azerbaijan ha un conflitto aperto con l’Armenia sul controllo dell’enclave del Nagorno- Karabakh. Qesto territorio è ufficialmente parte dell’Azerbaijan ma non è all’interno dei suoi confini. Insieme a Russia e Stati Uniti, l’Azerbaijan è un paese con parte del suo territorio separato da un altro stato. La corruzione è forse il principale problema che affligge il governo e la società, che fa fatica a svilupparsi e a benificiare delle enormi risorse naturali, specialmente petrolio. L’Azerbaijan necessita di circa 60 miliardi di dollari per sviluppare la propria industria petrolifera. Dal 1997 la produzione ha ripreso ad aumentare. Gli investimenti arrivano da capitali esteri, i quali però si limitano al settore petrolifero, impedendo lo sviluppo di una piena economia di mercato. La capitale è Baku che sorge sulle rive del Mar Caspio, in realtà un lago chiuso, altamente inquinato, sulle cui rive sorgono raffinerie e porti industriali. James Bond visita un casinò in città, dall’improbabile nome francese “Or Noir”, di proprietà della vecchia conoscenza Valentin Zukovsky, un mafioso russo già incontrato in “Goldeneye”, che ha diversificato i suoi affari in gioco d’azzardo e caviale. Chi ha vissuto nella  capitale azera, mi dice che il casinò di “Il mondo non basta” è piuttosto irrealistico. Smoking, champagne, modelle, gioielli, saloni con tappeti rossi e candelabri d’argento si addicono più ai fasti di Montecarlo che alla capitale azera. Dal 1991, il paese è stato governato dal presidente Aliyev, potente oligarca, il quale si trova ora ricoverato a New York. Vecchio e malato, ha passato il potere al figlio attraverso elezioni poco trasparenti. Il nuovo presidente, Ilham Aliyev, ha usato la mano pensante contro l’opposizione, incarcerando molti opponenti, e reagendo con guerriglia urbana alle manifestazioni contro la sua elezione. Nonostante questo, Aliyev ha ricevuto i complimenti del governo  americano e di tutte le diplomazie mondiali. Il mondo preferisce un Azerbaijan stabile e sotto controllo, piuttosto che democratico ma incerto.

Kazakhstan

Bond, nello sviluppo della trama, raggiunge il Kazakhstan, dove scienziati russi e americani lavorano alla distruzione dell’armamento atomico dell’ex impero sovietico. Qui incontra l’improbabile Dr. Christmas Jones (Denise Richards), impegnata nel disinnesco di testate al plutonio e la bonifica di una base per test nucleari sotterranea. Il tema delle armi di distruzione di massa si mischia con gli interessi petroliferi. Una grande proccupazione del mondo intero riguarda la sicurezza di armi atomiche sviluppate durante la guerra fredda e oggi sotto il controllo di dubbi governi. Plutonio e armi batteriologiche possono sparire dai loro depositi e finire nelle mani di terroristi. Il crollo  dell’Unione Sovietica lasciò il Kazakhstan con oltre 1.400 testate nucleari. Nel 1994, il Kazakhstan ha firmato il Trattato di Non Proliferazione e ha trasferito tutte le sue armi nucleari alla Russia. Il film assume che ce ne siano ancora e che russi e americani siano impegnati al loro disinnesco. Renard riesce a sottrare una testata e con il plutonio contenuto nella bomba intende rendere ancora più potente l’esplosione di un sottomarino nucleare nel Bosforo, al largo di Istambul, in Turchia. Il Kazakhstan è nella realtà un esempio di come sia possible prevenire la diffusione di armi nucleari. Il presidente Nazarbayev in un recente libro “'Epicenter of Peace” ha giustamente ricordato il ruolo  del suo paese nel limitare la proliferazione nucleare della regione. Durante l’epoca sovietica, in Kazakhstan c’erano più basi nucleari sotterranee (del tutto simili a quella che si vede nel film) di tutto il resto del mondo. Come risultato, più di 300.000 persone nel paese soffre di seri problemi di salute legati agli effetti delle radiazioni emanate dalle esplosioni-test. Consapevole di questo problema, il presidente kazako fu il primo a chiedere l’eliminazione delle armi nucleari e la creazione di un zona denuclearizzata nel Centro Asia. In teoria, il Kazakhstan avrebbe potuto emergere come una delle potenze nucleari, se avesse preso controllo delle oltre 1.400 testate nucleari lasciate sul suo territorio dall’Unione Sovietica. Avrebbe avuto un arsenale più ampio di Inghilterra, Francia e Cina messe insieme. La maggior parte di queste testate erano caricate su missili puntati contro gli Stati Uniti. Al contrario, il Kazakhstan ha preferito restituire le armi alla Russia, firmare il Trattato di Non Proliferazione, e diventare uno stato denuclearizzato. Il Kazakhstan è popolato da discendenti di tribù nomadi d’origine turca e mongola che emigrarono nella regione nel 13esimo secolo. La regione fu conquistata dalla Russia nel XVIII secolo e il territorio divenne parte dell’Unione Sovietica nel 1936. Durante gli anni ‘50 e ‘60, il Kazakhstan fu epicentro Drink e food per tutti

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