Mata Hari

2003: a un secolo dalla sua prima visita a Parigi, quando ancora si chiamava Greta Zelle e nemmeno immaginava che sarebbe diventata la spia al femminile più famosa di tutti i tempi, Mata Hari torna prepotentemente tra noi. Robert Altman ha annunciato la propria intenzione di realizzare una miniserie televisiva a lei dedicata. Ma è ormai imminente la messa in onda quotidiana su RadioRAI, per sei settimane a partire dal 15 settembre 2003 e per un totale di 30 puntate una vera e propria megaproduzione radiofonica dedicata alla celebre danzatrice-spia. Questa versione di Mata Hari è stata scritta da Arturo Villone e dal sottoscritto, Andrea Carlo Cappi, è diretta da Arturo Villone ed è interpretata da Veronica Pivetti, affiancata da altri sessanta attori: l’equivalente radiofonico di un kolossal. Dopo aver raccontato per tutta la vita storie incredibili sul proprio conto, Mata Hari era destinata a esserne oggetto anche dopo la morte. La maggior parte delle versioni è "colpevolista" e viziata da una buona dose di imprecisioni e invenzioni gratuite. Il maggiore Emile Massard, testimone oculare dell'esecuzione, racconta che Mata Hari credeva in una fucilazione simulata che, come nella Tosca del suo ammiratore Puccini, alla fine risultava vera. Da qui la leggenda di Mata Hari fucilata a salve, fuggita con un fantomatico amante. Kurt Singer invece, negli anni sessanta, racconta di Banda MacLeod, figlia segreta di Mata Hari e di un sultano giavanese, divenuta agente della CIA in Corea e fucilata dai cinesi.  In realtà la vera figlia era morta giovane per emorragia cerebrale poco prima di partire per l'Indonesia nel 1919: a diventare spia (non degli americani, ma degli inglesi) è invece Noor, figlia del musicista indiano che accompagnava la danzatrice, Inayat Khan. Quasi una sosia di Mata Hari, Noor ne segue il destino, fucilata dai tedeschi nella seconda guerra mondiale. Su di lei lo scrittore francese Laurent Joffrin ha scritto il libro La spia che non poteva uccidere, edito in Italia da Sonzogno. Il cinema non è molto più fedele alla realtà su Greta Zelle. Pur presentando Mata Hari sempre al massimo dello splendore, affidandone la parte a Greta Garbo (1931), Jeanne Moreau (1965) e Sylvia Kristel (1984), le riserva sempre il ruolo di femme fatale e abilissima spia, a volte alquanto crudele…e bellissima fino all’ultimo. Curiosamente la Garbo si chamava Greta esattamente come Mata Hari. Nel 1931, Sam Waagenaar, incaricato della promozione europea della pellicola della Metro-Goldwyn, svolge alcune indagini e, rintracciando la cameriera personale di Mata Hari, viene in possesso di ritagli e appunti della danzatrice. Ogni altro documento è stato distrutto dalla cameriera poco tempo prima. E' l'inizio di una lunga ricerca della verità, che porta Waagenaar a pubblicare, nel 1964, la prima biografia attendibile di Mata Hari. Oltre vent'anni dopo, avendo scoperto tra il materiale tedesco sequestrato dagli americani durante la guerra le annotazioni del maggiore Roepell, Waagenaar pubblica una nuova edizione de La vera storia di Mata Hari (Mondadori, 1987),  senza perdere le sue convinzioni innocentiste. 

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