MISSIONE WORLD TRADE CENTER

in esclusiva per Quarterdeck dal nostro agente a New York Francesco Mancini

 

James Bond è il migliore agente segreto di sempre. Nei suoi lunghianni di attività ha sventato catastrofi di ogni genere: guerre nucleari,distruzioni di città come New York e Londra, contaminazioni letali,estinzione della razza umana. Nel mondo reale, quando si parla diagenti segreti si usa la sigla 007 e tutti capiscono di cosa si parla.Ma nel mondo reale, James Bond non esiste. Lui è il prodotto dellamagnifica fantasia di uno scrittore inglese, Ian Fleming, al quale nonsaremo mai abbastanza grati. Nel mondo reale non c’è un superagente che ci protegge delle catastrofi planetarie; i servizi segreti,anche i più efficienti, falliscono. E l’11 settembre 2001 hanno fallitogravemente. L’attacco terroristico al World Trade Center (e alPentagono) è una tragedia che l’umanità non dimenticherà. EQuartedeck aveva uno suo agente sul posto!Ore 9.00. E’ una splendida mattinata di fine estate a New York. Ilcielo è terso, azzurro, come spesso accade sull’isola di Manhattan; ilgrande caldo estivo ha lasciato posto a una brezza autunnale. Ilnostro agente si trova, come tutte le mattine da un paio di settimane,nel suo campus di addestramento a New York, dove viene preparatoad affrontare i più gravi conflitti internazionali. Niente fa pensare chein questo giorno la storia cambierà.Le strutture del campus sono altamente tecnologiche: in ognibuilding un televisore trasmette 24 ore su 24 aggiornamenti e notizie.E’ così che l’agente viene a conoscenza della disgrazia: un collega diTaiwan gli comunica che un aereo di linea si è schiantato per erroreQuello che resta delle torri gemelle La metro Di Time Square coi suoi caduticontro il WTC e immediatamente si precipita versolo schermo per verificare l’informazione. La CNNsta trasmettendo un’immagine della torre fumante.La mente va ad un incidente causato da un piccoloaereo da turismo. Ma proprio in quell’istanteesplode la seconda torre. Surreale. Tutti sonoschioccati. Poi il crollo! La proporzione dellasciagura appare immediatamente epocale, i colleghiincominciano a contattare conoscenti via cellulare,altri corrono a casa, alcuni semplicemente siaccasciano a terra e incominciano a piangere. Ilnostro agente è impietrito in una specie didissociazione: capisce cosa è accaduto ma nonpenso che sia nel mondo reale. Raggiunge allora ilpiano più alto del building in cui si trova e,guardando verso Downtown, vede l’immensacolonna di fumo nero che oscura il cielo azzurro,nel punto in cui solo mezz’ora prima torreggiavano5le due gemelle del World Trade Center.A questo punto è necessario riprendere il controllo della situazione. Il nostro agente raggiunge la sua abitazione, dove la suaBondgirl è già entrata in azione prendendo contatti con il giornale per cui lavora come copertura in Italia. Sullo schermotelevisivo scorrono all’infinito le immagini del crollo, dell’aereo che si schianta contro il Pentagono, delle tracce di quellocrollato nelle campagne della Pennsylvannia. La commozione prende il sopravvento.Ore 12.00. Si decide di passare all’azione. Il primo passo è scendere verso Lower Manhattan. Armati di telecamera, radio,abbigliamento da Missione Gibilterra, l’agente e la Bondgirl si incamminano lungo Broadway. Una coda infinita di autoblocca tutto il traffico lungo le Avenue in uscita da Manhattan. E’ iniziata l’evacuazione. Nessuna auto nel senso opposto.Ai bancomat ci sono code kilometriche di gente che ritira soldi. Pochi fanno la spesa, anche se in serata l’acqua mineralerisulta introvabile. I due agenti scendono 40 blocks a piedi (circa 4 km), dalla 120esima Strada fino alla 80esima, dovetrovano rifugio in una “casa sicura” di colleghi. Da qui viene preparato l’articolo per il giornale italiano: il lavoro dicopertura è stato portato a termine. Ora inizia la vera missione: raggiungere il luogo del disastro. Con auricolare all’orecchiocollegato alla radio per restare informati sugli sviluppi, gli agenti raggiungono la 14esima Strada con la metropolitana,l’unico mezzo di trasporto disponibile. Poi si deve proseguire a piedi. Tutte le Avenue sono deserte, un panorama irreale perNew York, a Houston Street sono parcheggiati alcune centinaia di camion per il trasporto delle macerie pronti a partire. Lapolizia blocca l’accesso a tutti da Canal Street in giù. Ma un posto di blocco è nulla per i nostri. Mostrando la tessera dicopertura da giornalisti, i due agenti riescono a penetrare facendosi passare per semplici cronisti!Ore 16.00. Gli agenti sono all’interno della zona disastrata. Ma altre difficoltà dovranno essere affrontate prima di poterraggiungere il luogo della tragedia. L’unico accesso alla zona di Wall Street è da Est, quindi decidono di scendere attraversoChinatown. Qui l’aria incomincia a diventare pesante, fuliggine cade dal cielo e cenere ricopre le strade. E’ necessariocoprirsi il volto con dei fazzoletti. E poi ancora avanti. La situazione diventa sempre più provante. In lontananza il sito deldisastro continua a bruciare. Una nuvola nera copre il cielo e il vento la spinge verso Brooklyn, quindi sopra i nostri agenti.Si respira a fatica: bisogna controllarsi, ai primi sintomi di mal di testa bisogna lasciare la zona. Al Fish Market, anche seormai sono le 6 di sera, è notte. La nuvola è così densa che oscura il cielo. Tecnici della luce stanno montando dei fariartificiali per illuminare il quartiere rimasto senza corrente. I primi 100 camion escono da Lower Manhattan con il primocarico di macerie. Intanto, gli agenti documentano tutto filmando.Ore 18.00. Gli agenti devono superare altri due posti di blocco. Questa volta si fingono inviati di una TV italiana e giuranodi non avvicinarsi al sito (qui, se dici una cosa, ti credono!). Così passano il primo. Al secondo posto di blocco decidono dievitarlo. Si infilano in una piccola via tra due grattacieli. Nessuna ombra di poliziotti. Camminando bassi a fianco delle autoparcheggiate (e distrutte), riescono senza farsi vedere a sbucare in Wall Strett. Il paesaggio che si presenta è lunare. Buiototale, i lampeggianti rossi e blu dei veicoli di soccorso gettano ombre colorate sui muri dei palazzi. La strada è deserta, soloqualche poliziotto che impedisce di arrivare al World Trade Center; la cenere a terra è così tanta che sembra di camminarenella neve; migliaia di fogli di carta bruciacchiati giacciono tra la polvere (sono i documenti degli uffici dentro al WTC); lafrutta su una bancarella è grigia; attraverso le vetrine di uno Starbucks si vedono bagel morsicati a metà lasciati sui tavolinie le spie rosse delle macchine del caffè ancora accese. Vedono il Regent Hotel evacuato con le valige nella hall, macchineparcheggiate coperte da cenere come dopo una nevicata. In questa desolazione passa un furgone che distribuisce bottiglied’acqua per i soccorritori. E’ provvidenziale. Gli agenti infatti incominciano ad essere provati dall’aria pesante. Prendono 4bottiglie. Si lavano il volto coperto di fuliggine: i vestiti e tutta l’attrezzatura da missione è coperta di cenere che continua acadere dal cielo.Ore 20.00. Incomincia la risalita per evitare che la polvere crei dei problemi seri. I due agenti, ormai stremati, risalgono levie deserte e raggiungono Canal Street. Qui la metropolitana funziona: ne approfittano. Sulla vettura salgono tre pompieri,stravolti, coperti di cenere, gli occhi rossi e il naso colante. Sono i nuovi eroi di New York: uno ha in mano un’ascia, glialtri due corde e una torcia. Gli chiediamo per quale ragione prendono la metropolitana. “Questa mattina non eravamo diturno, ci siamo precipitati qui a piedi, ora torniamo a casa in metro”!E’ solo a bordo della vettura che possono verificare il risultato della missione: quasi un’ora di riprese e un bottino diemozioni uniche e difficili da descrivere. Queste emozioni saranno arricchite da quelle dei giorni successivi: le bandierestelle e strisce che compaiono ovunque (immaginate il Rockfeller Center che sulle 100 aste intorno all’Ice Ring ha messosolo bandiere americane!); l’intraprendenza e l’entusiasmo di Rudolph Giuliani, l’”M” di New York; la serata dellarimembranza quando migliaia di persone si fermano sui marciapiedi con le candele in mano.Anche questa volta i nostri agenti sono riusciti a documentare la storia. WE WERE THERE AND WE CAME BACK
ALIVE!

Iscriviti alla newsletter