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Le auto di James Bond
di PIERLUIGI DE BIASI
La seconda auto più iconica di 007 è la Lotus Esprit.
Vorrei dire che secondo gli inglesi questa avrebbe dovuto essere L'AUTO SPORTIVA e fare a fettine (a seconda del giornalista) Ferrari e/o Porsche. In realtà vendette limitatamente, ma per molti anni. L'idea era, come spesso accadeva con le idee di Colin Chapman, perfettamente sensata, se non brillante: auto a motore centrale, che era all the rage per le super cars del momento, tra cui la Ferrari BB o la Lamborghini Countach, e anche per quelle che erano solo cars, non super, ma sportive, vedasi la bellissima Fiat X 1/9 prima serie; motore di serie, così costava poco e c'erano i ricambi; carrozzeria da urlo, italiana.
In realtà questa è una dei rari casi in cui un'auto inglese stava bene con una pelle italiana, l'altro caso essendo, ma guarda un po' la vita!, l'Aston Martin DB 4 e seguenti disegnata dalla Carrozzeria Touring di Milano.
In seguito l'auto venne sovralimentata con un turbocompressore, tecnologia in sé disponibile dal 1930, ma usata in corsa solo negli anni Settanta, grazie alla dimostrazione data dalle Porsche 917/10 e 917/30 nella serie Pan - Am. Ovviamente il turbocompressore che era partito dalle corse iniziò la ricaduta sulle auto sportive d'alta gamma e poi scese sulle auto normali negli anni Ottanta.
Prima di parlare di Bond, vorrei ricordare che l'auto appare anche in un altro film molto visto, ossia la fiaba Pretty Woman (USA 1990, 119 min., regia G. Marshall, con R. Gere e J.Roberts), dove il francamente imbranato Edward Lewis non riesce a guidarla, mentre la colorata Vivian riconosce che si tratta di un H standard, riferendosi al cambio. E di Lotus Esprit ne appaiono addirittura due, una bianca e una nera, in Basic Instinct (USA 1992, 123 min., regia P. Verhoeven, con S. Stone e M. Douglas), una delle quali viene distrutta, verso al fine del film, in un incidente.
Venendo a noi, in The Spy who Loved Me (1977) la Lotus Esprit bianca (targa PPW 306 R) entra in scena dopo un'ora, al momento dell'arrivo in Sardegna, ed è la indiscussa protagonista dei venti minuti successivi.
La concentrazione della presenza dimostra che anche qui si tratta di un virtuosismo non funzionale alle necessità narrative, che potremmo esaminare in relazione a più di un film della serie. Non vorrei sottacere che dal traghetto insieme alla super car scendono anche una NSU Prinz arancione, una Fiat 850 coupé I serie bluette, una Fiat 600 e una 850, auto che davvero si vedevano per strada in quei giorni lontani.
Riappare la Lotus nell'inseguimento ad opera di una moto (apparentemente una Honda Four, visto che si legge DOHC sul carter) dotata di side - car/missile e poi sostituita nel compito da una improbabile Ford Taunus blu, con Squalo addetto all'artiglieria.
La Lotus è dotata di due getti, come la DB 5 in Thunderball, che qui escono ribaltando la targa posteriore e gettano una specie di fango sul parabrezza dell'inseguitore. Il successivo attacco viene dall'elicottero pilotato dalla bella Naomi (nome di un certo successo in Costa Smeralda, a quanto pare) e quindi arriva la scena madre, l'entrata in mare, con rientro delle ruote e in loro corrispondenza l'uscita di quattro pinne, rotazione degli strumenti (analoga a quella in sede di trasformazione in aereo dell'auto di Scaramanga), fuoruscita di quattro eliche intubate dalla coda e lancio di un missile che colpisce l'elicottero.
Ma anche in mare ci sono inseguitori, nella fattispecie un piccolo sottomarino giallo (ricordo del cartoon dei Beatles?) di Stromberg, neutralizzato da un'emissione di inchiostro e dalla collaborazione di Barbara Bach, che molla una bomba, sulla quale lo yellow submarine salta. La spia sovietica chiarisce di avere studiato due anni prima i progetti della macchina. L'uscita dal mare avviene su una spiaggia, tra gli attoniti bagnanti e 007 abbassa il finestrino per gettare fuori bordo un pesce, evidentemente entrato grazie alla tenuta imperfetta.
Per girare la scena furono necessarie 6 tra vetture complete e modelli in scala, perché c'era il problema di far stare in macchina tutte le diavolerie. Un modello in scala e un guscio a grandezza naturale erano in grado di navigare sott'acqua, con la difficoltà che in acqua la linea deportante della macchina, anche se a bassissima velocità tendeva a schiacciare l'auto verso il fondo. Il guscio fu costruito dalla Perry Oceanographics, impiegando una carrozzeria fornita direttamente dalla Lotus e ogni tanto viene venduto ad un'asta di bondiana.
La macchina originale fu disegnata da Giorgetto Giugiaro e montava, nella prima versione, un 4 cilindri di 2 litri, che erogava 160 cavalli a 6200 giri, con due carburatori Dell'Orto doppio corpo, consentendo una velocità di punta di poco inferiore a 210 km/h, grazie non solo alla configurazione aerodinamica, ma anche al peso limitato, dichiarato di 1.185 kg. Oggi questi numeri fanno ridere, ma allora collocavano l'auto in una fascia di prestazioni molto alta. La prima serie rimase in produzione dal 1975 al 1978 e ne furono prodotti 718 esemplari.
In For your Eyes Only (1981), film nel quale Bond usa una varietà di auto, riappare. All'inizio si mostra con una Esprit bianca (targa CPW 654 W), apparentemente senza strane cose, salvo un sistema antifurto un po' forte: la autodistrugge! Poi Bond nota nell'officina di Q una Lotus rossa e gli chiede se hanno rimesso insieme i pezzi della precedente; la nuova viene portata
a Cortina e neppure essa mostra effetti speciali. La ragione dei due colori è semplice: il bianco della prima serviva a ricollegarla a quella bianca, anfibia, precedente, mentre il rosso non solo serve a differenziarla da quella esplosa, ma la rende filmabile contrastando con la neve di Cortina. Le Esprit di questo film sono della serie presentata nel 1980, con motore portato a 2,2 litri, per pari potenza rispetto al precedente, ma con minori consumi e maggior facilità di guida.
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Le auto di James Bond
Di: Pierluigi De Biasi
Figurino di ricerca Lotus Esprit
Prospettiva 3/4 anteriore