Le armi di James Bond

F inalmente qualcuno di veramente competente ha trattato le armi del nostro eroe da professionista assoluto.
Stiamo parlando di PAOLO TAGINI, GIORGIO BRANCAGLION e MASSIMO CASTIGLIONE tre dilettanti che
hanno saputo trasformare la loro passione in lavoro.
Sono, infatti, i responsabili della rivista ARMI MAGAZINE, che nel corso degli anni ha svelato le armi, ma soprattutto
gli errori di Fleming, come mai nessuno prima d'ora. Chi fosse interessato, inoltre, potrà contattarli per
avere i numeri arretrati.
Un vero bondofilo non può accontentarsi delle riproduzioni che ci hanno gentilmente concesso il permesso di utilizzare.
Di sicuro vorrà l'originale. Bene, ogni vostro desiderio.
Quest'estate, poi, all'interno del numero 9 del settembre 2004 i nostri amici ci hanno dedicato un servizio veramente
eccezionale con foto e curiosità simpaticissime.
CAFF EDITRICE Via Sabatelli 1, Milano. TEL 02 345.375.04 armimagazine@caffeditrice.it
Prima di armarvi fino ai denti, vale la pena aggiungere un poco di storia o, meglio, un piccolo ripasso preso dall'intramontabile
nostro MONDO BOND:
il maggiore Geoffrey Boothroyd della sezione Q, poi noto semplicemente come “Q”. Il vero Geoffrey Boothroyd era in
realtà un lettore di Glasgow, collezionista di armi, che aveva scritto a Fleming per esprimergli il suo apprezzamento
verso i romanzi e il suo disappunto per le armi utilizzate da Bond. Il lettore descriveva la sua Beretta come un'arma per
signore e procedeva a illustrare quali sarebbero state le pistole più adatte a 007, raccomandando anche l'uso di una
fondina Berns Martin a tripla estrazione. Impressionato dalla competenza di Boothroyd, lo scrittore decise di inserirlo
come esperto d'armi nel libro in lavorazione. E nel frattempo gli chiese in prestito una Smith & Wesson 38, che sarebbe
servita al pittore Richard Chopping come modello per la copertina di Dalla Russia con amore, di imminente uscita.
Proprio in quei giorni, a Glasgow venne commesso un omicidio con una calibro 38. La polizia si presentò alla porta del
collezionista per interrogarlo, ma Fleming fu in grado di garantire che l'arma si trovava a Londra e non poteva essere
stata impiegata per il delitto. Boothroyd gliene fu grato.
Fleming fuse poi il personaggio con i fabbricanti di armi speciali dei servizi segreti durante la guerra: l'armaiolo Robert
Churchill, l'esperto di esplosivi Charles Suffolk e, soprattutto, l'ideatore di attrezzature segrete Peter Fraser-Smith, sostituito
nel dopoguerra dal maggiore Quinn. Da quel momento, l'agente 007 avrebbe cominciato a essere equipaggiato
con congegni di vario genere fornitigli da Q e il personaggio sarebbe divenuto uno degli elementi fissi della serie
cinematografica. I suoi marchingegni non solo avrebbero colpito lettori e spettatori, ma avrebbero destato l'interesse
dei servizi segreti di tutto il mondo.
Le armi di James Bond
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AJames Bond, l'agente segreto 007 del servizio di Sua
Maestà Britannica, è quasi automatico associare il nome
di Ian Fleming, lo scrittore e giornalista (egli stesso con
un passato nello spionaggio inglese) che creò questo fortunato personaggio
della letteratura prima e del cinema poi. Fleming pubblicò
il primo romanzo nel 1953 e concluse la saga di Bond con un libro
contenente tre brevi racconti che uscì postumo nel 1965; nonostante
la scomparsa prematura, Fleming poté ancora vedere il suo
eroe sugli schermi, poiché il primo film della serie, Dr No (“Licenza
di uccidere” in Italia), arrivò nei cinema nel 1962. Nell'immaginario
collettivo James Bond è soprattutto un personaggio cinematografico,
ma per gli appassionati e i cultori dell'agente inglese Bond è e s'identifica
senza ombra di dubbio nella figura delineata nei romanzi.
La morte di Fleming non impedì che si sviluppasse il ciclo cinematografico
del personaggio (siamo ormai arrivati a venti film ufficiali),
ma per i lettori dei romanzi si creò un vuoto incolmabile.
Nell'autunno del 1980 la Glidrose Publications, casa editrice che
deteneva i diritti d'autore dei libri di 007, propose a John
Gardner, un eclettico scrittore inglese di romanzi attivo fin dall'inizio
degli anni Sessanta, di continuare l'opera letteraria di
Fleming. Gardner accettò, non senza qualche perplessità. Da un
lato non era facile rifarsi al personalissimo stile di Ian Fleming, ben
noto al pubblico, capace con la sua straordinaria abilità descrittiva
di trasportare l'immaginazione del lettore negli ambienti e
nelle situazioni più diverse, con un'eccezionale ricchezza di dettagli
e con personaggi dalle mille sfaccettature psicologiche.
D'altro lato era necessario catapultare Bond dallo scenario di
metà anni Sessanta alla nuova realtà degli anni Ottanta, dominata
dalla tecnologia e con un rinnovato quadro internazionale,
senza che il nostro personaggio potesse sembrare ormai invecchiato.
Il risultato è stato piuttosto buono: quattordici romanzi con
Bond protagonista invece dei tre previsti dal contratto iniziale.
I romanzi di Gardner
Dal suo esordio in License Renewed (Rinnovo di licenza) e per
qualche romanzo, James Bond usa una pistola Browning “HP”
calibro 9 mm Parabellum. Si tratta evidentemente di una scelta
di rottura rispetto alla tradizione instaurata da Fleming che, dal
romanzo del 1958 Dr No (Il dottor No), aveva sempre dotato il
suo eroe della classica Walther “PPK”, diventata anch'essa in
seguito un vero e proprio mito bondiano. Peraltro, la volontà di
abbandonare la compatta tedesca in favore della “HP” rappresenta
una scelta logica (mal si concilia l'anemico 7,65 Browning in
mano al più famoso agente segreto del mondo nell'epoca delle
nascenti wondernines…) e coerente (la Browning “HP” era allora
in dotazione all'esercito inglese e ai SAS).
Nei romanzi di Gardner, oltre alla Browning “HP”, compaiono
sporadicamente nelle mani di Bond altre armi corte alle quali
l'autore non dedica particolari attenzioni (Heckler & Koch
“VP70” e “P7”, Ruger “Super Redhawk” calibro .44 Magnum).
Solo su una si sofferma in più occasioni: è una pistola chiamata
semplicemente “ASP” e il cui calibro è indicato come 9 millimetri.
Di primo acchito diremmo che si tratta della pistola
automatica russa Stechkin calibro 9 Makarov (Awtomatischesku
Pistolet Stetschkina). Nonostante i romanzi di Gardner segnino
il passaggio dalla Guerra Fredda alla Perestrojka di Gorbaciov
per arrivare all'attuale clima di distensione e collaborazione, tuttavia
l'uso da parte di Bond di un'arma prodotta dal nemico
appare francamente eccessivo.
La “ASP” è, invece, ben altra cosa: si tratta di una delle prime
customizzazioni americane la cui storia è davvero interessante.
Verso la metà degli anni Sessanta diversi armaioli cominciarono
a creare delle versioni compatte della Smith & Wesson modello
“39” calibro 9 Parabellum; uno di costoro era Paris Theodore,
un produttore di fondine con sede a New York, che nel giro di
qualche anno concepì e realizzò alcuni esemplari di questa particolare
pistola e raccolse ordini (pare che fra i committenti ci
fosse anche l'FBI) per circa trecento altri pezzi di quest'arma
chiamata “Seventrees ASP”. Theodore, geniale progettista precorritore
dei tempi, non era però in grado di fare fronte a tale
produzione e la sua attività chiuse i battenti. Nel 1976 la ditta
Armament Systems and Procedures di Appleton (Wisconsin)
acquistò la licenza per costruire la pistola e la fece brevettare;
negli accordi, la ASP accettò anche di evadere tutti i vecchi ordini,
alcuni dei quali risalivano addirittura al 1971. Fra le caratteristiche
della pistola “ASP” si devono ricordare il rivestimento
superficiale protettivo in Teflon-S di colore nero, le guancette
trasparenti di Lexan che permettono di controllare il numero di
cartucce presenti nel caricatore (opportunamente dotato di
asole laterali), il ponticello del grilletto squadrato (pare sia stato
il primo in assoluto), il cane privo di cresta e la mira Guttersnipe.
Non c'è mirino sulla “ASP”: solo una particolare tacca di mira con
un canale a sezione quadrata. Il piano inferiore e i due piani laterali
di questo canale sono visti dal tiratore come altrettanti triangoli
di colore giallo e quando tutti e tre sembrano grandi uguali
l'arma è collimata esattamente sul bersaglio (che deve essere
inquadrato sul vertice dei tre triangoli). John Gardner riesce a sorprenderci:
in mano a Bond una pistola custom all'avanguardia!
Come succede per le altre pistole di 007, per fare trasportare la
“ASP” in aereo, Gardner fa inventare alla Sezione Q una cartella
di pelle con doppio fondo schermato ai raggi X; un tocco di
maggior realismo deriva invece dall'uso di cartucce Glaser, utiliz-
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Non solo la PPK
Di: Paolo Tagini
Dopo i libri di Ian Fleming, le avventure di James Bond sono continuate nei romanzi scritti
da due altri autori che hanno dato all'agente 007 anche armi diverse dalla solita Walther “PPK”
zate in diversi romanzi. La descrizione di queste munizioni non
è molto chiara e non risponde proprio alle caratteristiche delle
Glaser Safety Slug, tuttavia si tratta di un riferimento piuttosto
interessante. Questa piccola ditta americana produce dal 1974
cartucce da pistola e fucile caricate con palla frangibile, costituita
da una sottile blindatura (uguale a quella di una palla Soft
Point) riempita di pallini e chiusa alla sommità da un “tappo” di
materiale plastico, che dà al proiettile Glaser Safety Slug la
forma di una Round Nose. I vantaggi di queste cartucce sono
presto elencati: ottimo potere d'arresto per la facilità di cedere
energia al bersaglio, minor pericolo di rimbalzi sulle superfici
dure e affidabilità d'alimentazione nelle armi automatiche grazie
alla forma della palla.
I romanzi di Benson
L'ultimo romanzo di John Gardner con Bond protagonista è del
1996, dopo di che l'incarico di proseguire la saga di 007 passò a
Raymond Benson. Nonostante sia americano (vive e lavora a
Chicago), questo scrittore che ricopre anche la carica di direttore
della Ian Fleming Foundation, si rivelerà degno di raccogliere un
testimone tanto importante. Gardner si rifà soprattutto al James
Bond dei romanzi del suo inventore. Ripesca, ad esempio, personaggi
che erano apparsi nei libri di Fleming, come il mafioso corso
Marc-Ange Draco (suocero di Bond, perché padre della moglie
Tracy che fu uccisa durante il viaggio di nozze) o l'agente francese
René Mathis (storico amico di 007), e nei suoi primi tre romanzi
ricrea la trilogia della Spectre inventando un'altra organizzazione
criminale che agisce a livello planetario, l'Unione. Logico, dunque,
che Bond ritorni ad essere un affezionato cliente Walther.
Alterna la “PPK”, che porta in una fondina ascellare, alla nuova
“P99” calibro 9 Parabellum. E, non a caso, anche nei film di
quell'epoca (siamo nella seconda metà degli anni Novanta) 007
comincia ad usare la wondernine della Casa di Ulm. L'“assaggio”
nella letteratura avviene nel poligono sotterraneo del
quartier generale del SIS (il romanzo è “Tempo di uccidere”),
mentre il collaudo sul campo ha luogo in una missione
sull'Himalaya dove l'arma è portata in una speciale fondina
foderata di pelliccia. Il romanzo successivo (“007: doppio gioco”)
segna un ritorno alla Walther “PPK”, grazie alla sua superiore
maneggevolezza; a Bond tuttavia “piaceva la nuova Walther P99
calibro 40 S&W, ma non aveva ancora fatto richiesta alla Sezione
Q perché gliene venisse assegnata una. Era quasi identica, per
aspetto e meccanismo, alla Walther P99 standard da 9mm, ma
usava munizioni più potenti. Meno rapida, a causa del peso e
dell'ingombro maggiori, ma complessivamente più efficace”. In
realtà la “P99” in .40 S&W è lunga appena 4 mm più della sorella
nel calibro minore e pesa solo 25 grammi in più, ma ha un caricatore
da 12 colpi contro i 16 del modello in 9 Para.
Gamma Walther al gran completo in “I sogni non uccidono”:
Bond utilizza la “PPK”, la “P99” nonché il coltello tattico Walther
P99. È un bel pugnale con parte del controfilo seghettato la cui
lama è lunga 140 mm; il manico è di materiale sintetico mentre la
guardia è d'ottone. È completato da un fodero di nylon (cui l'autore
fa cenno) che può essere portato in diversi modi. Fatto
curioso: l'avventura si conclude con Bond che perde tutte le sue
Walther e l'ultimo, risolutivo, colpo viene sparato dall'agente
inglese con la Glock sottratta al nemico-ex suocero Draco.
Infine, ne “L'uomo dal tatuaggio rosso”, ultimo romanzo in assoluto
pubblicato in Italia con James Bond protagonista, si segnala
solo una fugace apparizione della Walther “P99”. Gli appassionati
dell'agente inglese restano religiosamente in attesa di nuovi sviluppi.
Armi Magazine ha pubblicato due articoli sulle armi usate da
James Bond: sul numero 4/1998 quelle usate nei romanzi di
Fleming, sul 5/1998 quelle del cinema.
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Informazioni da sapere:
Pierce Brosnan, il quinto 007 del cinema utilizza
anche un AKS74U calibro 5,45x39. Nella copertina
dell'ultimo romanzo di James Bond pubblicato in
Italia la ragazza impugna una rara pistola mitragliatrice
Walther “MPK” calibro 9 Para.
In Goldfinger, la pistola utilizzata per narcotizzare
Bond è stata prodotta dalla ditta inglese Webley &
Scott; probabilmente è il modello Senior in una
variante a canna lunga.
La pistola di fleming:
Come assistente di Godfrey, nel '41 Ian accompagnò
l'ammiraglio a New York, per aiutare gli americani
ad allestire l'OSS (Office of Strategic Services),
il servizio segreto che al termine del conflitto si
sarebbe trasformato nella CIA (Central Intelligence
Agency). In ringraziamento di un prezioso dossier
di Ian su come organizzare un servizio di informazioni,
il generale William Donovan, futuro capo
dell'OSS, gli regalò un revolver Colt 38 Police
Positive con l'iscrizione “Per servizi speciali”.
 

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