Le auto di James Bond
Di: Pierluigi de Biasi
La lettera era un po’ oscura: “Si tenga libero per il 19 aprile, dalle ore 15.00. Riceverà istruzioni”. Purtroppo non era su carta intestata della Universal Exports, né era firmata da M. Era su carta intestata Bentley, cosa che, per un vero bondiano, poteva andare. Come si chiarì in seguito, si trattava di un invito a Villa d’Este, per vedere quella che correrà a Le Mans e per provare le nuove vetture di serie, ammesso che il concetto di “serie” si possa applicare alle Bentley. Pioveva troppo per andarci con la mia, di modello successivo a quelle di 007, e presi la mia auto “normale”, nota come l’Enterprise, nome che credo suoni familiare ai trekkies. Purtroppo il mio compagno di gita dell’altra volta (la storia è pubblicata su questo numero di Quarterdeck), cioè il nostro amato Presidente Edward, era trattenuto a un fatto per lui inconsueto: doveva lavorare. Al telefono tentò di metterla giù come Tom Sawyer con la storia del verniciare la staccionata della zia, ma non riuscì altrettanto convincente. A corto di argomenti, il Presidente mi maledisse perché scrivo per altro e trascuro la mia rubrica sulle auto di Bond. Così partii da solo e, per mantenere il carattere bondiano della gita ascoltavo il CD con tutte le colonne sonore originali. Solita cornice di Villa d’Este, aria decadente e fascino inarrivabile, dopo la pioggia sul lago. Inevitabile il desiderio di vestirsi da Jacopo Ortis e provvedere all’immediato suicidio. Sollievo alla vista delle automobili. Queste sono automobili, le altre (quasi tutte le altre) sono macchine. Più o meno tutti gli invitati, tranne me, sono facoltosi possessori di Bentley o, duole dirlo, riccastri guidatori di Rolls-Royce, gente il cui gusto si pone al livello di Rockerduck. C’era il solito parcheggio da cassintegrati: un Daytona rosso, vernice originale, di un mio amico che ha collezioni di tutto, Porsche GT2 e GT3 come se li dessero col Dixan, una Bentley dell’epoca Derby di un mio conoscente, avvocato di Bellinzona, che parla come Gervasoni e Rezzonico, un po’ di Bentley e Rolls di epoche, modelli e colori vari, incluso un gentiluomo che arrivò con la Silver Shadow che guida da trent’anni. Quelli con Audi S6, S8 e Co., o con Mercedes S, sembravano i poveretti del villaggio. Poi c’era una fauna variegata come d’uso: gente che, si vedeva, stava bene di famiglia da 5 generazioni, alcune scappate di casa aggregatesi all’ultimo minuto, rari appassionati e un po’ di gente che mentalmente stava ancora contando le cambiali firmate alla mattina. Oscar dell’Intelligenza attribuito all’unanimità dalla giuria (io) ad un ragazzotto che fumava un sigaro da 1 kilo e pretendeva di salire per il giro sull’idrovolante con il sigaro, acceso ovviamente. Non racconterò della EXP Speed 8, ossia la vettura per Le Mans, un trionfo di elettronica e carbonio praticamente a vista, e non vi dirò quante corbellerie e castronerie ho sentito dire dalle persone assiepate tutt’intorno. Vi dirò invece che con amabile giro di parole chiesi di provare la Continental R “Le Mans Series”, cioè quella nell’allestimento speciale in serie limitata.
Cinquanta, tanto per dare un’idea. In fondo anche 007 ha avuto una Continental, negli anni Cinquanta. È una coupé, di 5.5 metri, larga 2, eccedente in peso le due tonnellate, con un V8 di quasi 7 litri, 400 e dispari cavalli, cambio automatico, servotutto. Regolati sedile, volante e specchietti, allacciata la cintura di sicurezza, trovo la chiave che, come l’esperienza insegna, NON è sul piantone dello sterzo come in tutte le macchine, ma in un quadrante, a sinistra del volante. E lì l’esperienza guidata dall’intelligenza mi evita la prima figuraccia: si gira la chiave, ma non si deve tentare di avviare con la chiave, come fate voi tutti tutte le mattine. Infatti lì si usa un pulsante, rosso, sulla destra del volante, come sulle auto da corsa. Partenza con borbottio convincente, slalom tra la costosa ferraglia altrui per uscire dal parcheggio, svolta a gomito per uscire da Villa d’Este e via, sulla strada, bagnata e viscida, lungo il lago, con un’auto larga 2 metri, che costa ¾ di miliardo. O, se preferite, circa 390.000 euro. Sorge spontanea la domanda: perché sono così pirla e mi metto in queste situazioni senza via d’uscita? L’altra volta, sempre su questa strada, con Edward, avevamo provato la berlina, che è piccola e leggera, in termini relativi, guidando sull’asciutto: non era uno scherzo, ma si poteva fare. E comunque costa un terzo in meno della coupé. Il signore della Bentley che mi accompagna mi interroga sulle mie auto e, visto che guido normalmente un’Enterprise, non posso fare una figura da foglio rosa. Per la prima volta in vita mia vorrei non essere salito su una vettura, darei molto per poter tornare indietro nel tempo, ma per fortuna Dio si occupa di me, non c’è altra spiegazione: infatti per i primi tre chilometri trovo traffico e devo andare piano, poi, più o meno preso l’occhio, la strada si libera.È un’auto confortevolissima, e questo me lo aspettavo, con una potenza incredibile, e anche questo si poteva immaginare. La ripresa è potente, lineare, senza buchi di erogazione, però non è “cattiva”, è una guida da gentiluomo. La cosa preoccupante è frenare, con tutta quella massa, infatti ha dischi con doppie pinze all’anteriore, e un paio di volte sento l’ABS che entra in funzione. Il funzionario della Bentley non batte ciglio. Io penso che poi dovrò andare dal cardiologo. Immaginate il mio terrore a far girare quella cosa immensa sul tratturo che costituisce la strada lungo il lago. In realtà per girare gira, con precisione invero, anche se è un po’ difficile prendere le misure e non ti viene mai in mente di metterla di traverso in una curva. Anche fare manovra per ritornare, in uno spiazzo ad Argegno, presenta qualche difficoltà, non per lo sterzo, preciso e saldo ad ogni velocità, morbidissimo in manovra, ma per gli ingombri. L’aspetto spettacolare e incredibile dell’auto è la piacevolezza di guida, ineffabile. Tutti i comandi sono dolcissimi, senza essere spiacevolmente molli, ogni spostamento è fluido e senza strappi, il rumore, a chi piaccia quello del V8, è un borbottio pieno e basso, il motore ha una coppia spaventosa, senza paragoni con quella delle macchine normali, e gira a bassissimi regimi. Le prestazioni, sulla carta, sono eccellenti, ma non credo che sia un’auto da portare a Q per modificarla secondo le necessità di James Bond. È un’auto da piacevole gita, o da lunga percorrenza tenendo alte medie senza affaticarsi, ma non credo che, prescindendo dal timore legato al suo costo, sia adatta ad una guida aggressiva o possa essere il modo migliore per sfuggire ad un agguato della SPECTRE. Come discuterò l’indomani col mio socio, quale sia il senso dell’acquisto è un problema che si situa in una zona sociologica e reddituale a me perfettamente ignota. Però, potendola fare, una breve prova è un’esperienza di grande soddisfazione. Naturalmente, finita la mia prova, torna abbastanza sole da asciugare la strada, cribbio.