La nascita dell'Esprit

Fabrizio Giugiaro, classe 1965, Responsabile dell'area
Stile del Gruppo Italdesign Giugiaro da oltre 10 anni, è
cresciuto a latte e design, affascinato e coinvolto sin da
ragazzino nelle problematiche di questo mestiere, spesso a contatto
con i collaboratori del padre e presente alle insonni vigilie
dei Saloni. Quando l'Esprit fu concepita, Fabrizio aveva 7 anni, ma
i suoi ricordi sono molto nitidi:
L'Esprit venne alla luce in un momento difficile della Casa britannica
per via della crisi petrolifera che si faceva sempre più strada
e fu un parto fu decisamente travagliato.
L'ingegner Anthony Bruce Colin Chapman, che era il fondatore e
il proprietario della Lotus, venne a conoscenza della nostra realtà
e delle nostre capacità visitando i vari Saloni dell'Auto di Torino e
di Ginevra fra il '71 e '72 dove noi eravamo presenti con i nostri
stand e i nostri concept car. Ai tempi, tra l'altro, il nostro Direttore
della Comunicazione era un grande appassionato di corse e macchine
sportive… e, insomma, tutto contribuì a far sì che Chapman
ci commissionasse lo studio di una nuova supercar.
Per noi fu un onore lavorare per questo marchio, che era sinonimo
per noi di dinamismo, di velocità, di alte prestazioni, e di “leggerezza”
.
Anche se ci venne lasciata carta bianca per l'impostazione dell'architettura
della vettura, tuttavia dovevamo tener conto sia del
contenimento dei costi, sia della tecnologia di lavorazione della
materie plastiche e della fibra di vetro della Lotus (di cui Chapman
era veramente esperto mentre noi lo eravamo maggiormente
della lamiera) e questi aspetti furono un po' vincolanti nella
definizione stilistica per la quale collaborammo con Mike
Kimberly, ai tempi Direttore Tecnico in Lotus.
Chapman volle avere subito un modello in scala 1:4 per le prove
aerodinamiche. Così mio padre preparò questo modellino con un
design ancora tutto da definire e da affinare.
Le prove in galleria denunciarono un CX di 0,34, non esattamente
entusiasmante per Chapman, che quindi pareva
orientato a bloccarci il progetto e a interrompere il rapporto:
per lui infatti funzionalità e aerodinamica erano proprietà
fondamentali e determinanti in un progetto e dettavano
le sue scelte in campo estetico.
Nel frattempo mio padre, autonomamente, decise di portarsi
avanti col progetto avviando la costruzione del modello in scala
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La nascita dell'Esprit
Un’intervista a Fabrizio Giugiaro
Fabrizio Giugiaro
Direttore dell'Area Stile del Gruppo Italdesign Giugiaro
Il gruppo comprende una business unit di Industrial Design,
Giugiaro Design, i cui progetti spaziano in
molteplici settori, dal product e transport design,
all'architettura di interni, alla grafica, packaging,
multimedia e communication
Sede centrale di Italdesign Giugiaro,
a Moncalieri, provincia di Torino.
Fondata nel 1968 da Giorgetto Giugiaro, designer,
e da Aldo Mantovani, ingegnere,
Italdesign Giugiaro è uno dei principali operatori
nell'offerta di servizi di sviluppo
dell'automotive: alla ricerca di stile e
alla realizzazione di modelli di presentazione,
affianca la progettazione (carrozzeria, meccanica,
impianto elettrico e elettronico), la creazione
di prototipi per la preserie, servizi di testing
e validation e l'assistenza alla produzione.
reale: la costruzione del
modello in scala 1:1 fa
parte del nostro metodo
di lavoro e consente
la verifica tridimensionale
dei volumi, dei requisiti
di ergonomia, di
visibilità, e poi comfort,
eccetera.
Quindi preparammo un
modello in gesso e
resina della forma esterna
con porte reali ed un
interno perfettamente
rifinito sulla base delle
dimensioni di massima
e degli ingombri meccanici
che avevamo stabilito
con Chapman.
Il modello fu esposto al
Salone dell'Automobile
di Torino di quell'anno,
il 1972, sul nostro
stand. Chapman lo
vide e gli piacque
molto. Ne fu affascinato
a tal punto da ricredersi
e decidere di dare il
via allo sviluppo.
Mio padre l'aveva disegnata
già tenendo
conto della tecnologia
di lavorazione della
Lotus, che realizzò
due gusci a noce in
fibra di vetro, incollati
a metà della linea di
cintura.
Ci furono una serie di
incontri a Hethel, nello
stabilimento della Lotus, nel Norfolk,
in Inghilterra, durante le varie fasi di
messa a punto del progetto. Furono
svolti anche test di velocità sulla pista
dello stabilimento (che era anche
pista di atterraggio).
La Esprit fu prodotta con le sue sembianze
definitive a partire dall'ottobre
1975, ovviamente migliorata da un
punto di vista aerodinamico.
Per lo sviluppo della Esprit, mio
padre aveva ripreso molto le linee
estreme, tese e a cuneo della
Maserati Boomerang, un dream
car, sempre del '72.
Ad esempio, l'inclinazione del
parabrezza (18°) fu veramente
eccezionale per quel periodo e solo
con la produzione in serie della Esprit
mio padre riuscì a dimostrare che i
timori dei fabbricanti di vetro in merito
erano principalmente dettati da
una radicata resistenza a recepire l'innovazione
stilistica e da una istintiva
diffidenza nei confronti della forma.
Anche la versione Turbo , presentata
al Salone di Ginevra nel 1980, fu
stilizzata da mio padre.
Per me vedere al cinema che la
Lotus Esprit che aveva disegnato
mio padre era l'auto dell'agente
segreto della regina più celebre al
mondo fu una rivelazione: ero con
la mia famiglia a Johannesburg per
il Salone dell'Automobile e la vidi
“in costume bianco” tuffarsi in
acqua, ovviamente l'esemplare per
le riprese subacquee non era una
nostra creazione. Riconobbi il posto
in cui erano state girate le riprese, là
dove spesso avevo trascorso le
vacanze estive con i miei, avevo 12
anni e fu lì che capii quanto forte
fosse la mia passione per le auto e
per quello che poi è diventato il mio
futuro lavorativo.
Recentemente ho conosciuto Roger
Moore e la prima domanda che gli ho
rivolto è stata 'Come ha fatto a
entrare in quella macchina? E la
risposta è stata simpaticissima
'C'era Barbara Bach al mio
fianco….sarei entrato
anche in un proiettile!”
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Per lo sviluppo della
Esprit, Giorgetto
Giugiaro aveva
ripreso molto le linee
estreme, tese e a
cuneo della Maserati
Boomerang, un dream
car, sempre del '72.
1972: Colin Chapman (a sinistra) e Giorgetto Giugiaro (al centro)
al salone dell'Automobile di Torino

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