La Morte può attendere
A seguito delle recenti notizie apparse sui giornali secondo cui Halle Berry sarebbe rimasta ferita in Spagna
durante le riprese del ventesimo film di James Bond, “007 – LA MORTE PUÒ ASPETTARE”, la MGM e i produttori
Michael G. Wilson e Barbara Broccoli hanno diramato il seguente comunicato stampa:
“La sig.ra Berry ha avuto dei lievi problemi sabato scorso, quando è stata raggiunta agli occhi da pulviscolo
portato da una raffica di vento, nel corso delle riprese di una scena d’azione. Contrariamente a quanto
affermato dai media, ciò non ha avuto niente a che fare con l’esplosione di un ordigno. Come misura
precauzionale, la produzione si è avvalsa di cure mediche per quella che è risultata soltanto una leggera
infiammazione. Siamo lieti di riferire che la sig.ra Berry non ha subito nessun danno ed è potuta tornare subito
davanti alla macchina da presa.
Le misure di sicurezza sono di primaria importanza nel corso delle riprese dei film di 007, e vengono sempre
prese tutte le misure di sicurezza necessarie per garantire l’incolumità del cast e della troupe”.
SARÀ MADONNA A COMPORRE E CANTARE IL TEMA DEI TITOLI DEL NUOVO FILM DI JAMES BOND
Sarà Madonna a comporre e cantare il tema dei titoli del nuovo film di James Bond, “La morte può aspettare” lo
hanno annunciato i produttori Michael G. Wilson e Barbara Broccoli e Anita Camarata, Vice-Presidente Esecutivo
della MGM Music. “La morte può aspettare” vede protagonisti Pierce Brosnan e Halle Berry e sarà distribuito a
partire dal 22 novembre 2002, in coincidenza con il 40° anniversario della serie 007.
Wilson e la Broccoli hanno dichiarato: “Siamo elettrizzati dal fatto che Madonna, acclamata come una delle
autrici e cantanti di maggior talento al mondo, abbia accettato di comporre e cantare la canzone del primo film
di James Bond del nuovo millennio”.
“Madonna è un’artista brillante, che continua ad avere un seguito enorme”, dice la Camarata. “È bravissima nel
comporre ed eseguire musiche per il cinema, e siamo orgogliosi che anche il suo talento possa contribuire a “La
morte può aspettare””.
Negli anni, i film di James Bond hanno lanciato un’incredibile serie di successi, tra cui “Goldfinger” e “Diamonds
Are Forever”, cantati da Shirley Bassey, “We Have All The Time In The World”, cantato da Louis Armstrong in
“Agente 007 Al Servizio Segreto di Sua Maestà” (On Her Majesty’s Secret Service), “Live And Let Die”, cantato
da Paul McCartney e i Wings, “Nobody Does It Better”, cantato da Carly Simon (tema di “La spia che mi amava”
– The Spy Who Loved Me), “For Your Eyes Only”, cantato da Sheena Easton, “A View To A Kill”, cantato dai
Duran Duran, “GoldenEye”, cantato da Tina Turner, e “The World Is Not Enough”, cantato dai Garbage.
Nel corso della sua straordinaria carriera, Madonna ha inciso e scritto numerose canzoni di successo per il
grande schermo, tra cui “Beautiful Stranger”, per “Austin Powers: La spia che ci provava” (Austin Powers: The
Spy Who Shagged Me), vincitore di un premio Grammy e candidata al Globo d’Oro. Ha inoltre inciso la canzone
“You Must Love Me”, candidata all’Oscar® ed inclusa nella colonna sonora di “Evita”; ha poi scritto ed inciso “I’ll
Remember”, dal film “110 e lode” (With Honors), “This Used To Be My Playground”, da “Ragazze vincenti” (A
League Of Their Own), “Who’s That Girl?”, dal film omonimo, “Live To Tell”, da “A distanza ravvicinata” (At
Close Range), “Into The Groove”, da “Cercasi Susan disperatamente” (Desperately Seeking Susan) e “Crazy For
You”, dal film omonimo (Vision Quest).
SURF
Uno dei lussi dell’aver già realizzato 19 pellicole di 007 è che quando i produttori alzano il telefono per
ingaggiare il miglior specialista in un campo, possono di solito star sicuri che quella persona sarà interessata
alla loro proposta. Quando perciò hanno letto che la sceneggiatura prevedeva una spettacolare scena di surf, i
produttori hanno chiamato Laird Hamilton il re delle onde, nato e cresciuto alle Hawaii, dove ha cominciato a
fare surf all’età di tre anni. Dice Hamilton:
“Io ed i miei amici abbiamo rivoluzionato il surf. Abbiamo scoperto una tecnica che ci consente di utilizzare le
moto d’acqua per trasportarci alle onde e consentirci di cavalcare le onde più grosse su cui si sia mai fatto il
surf”.Dal punto di vista dei realizzatori, la bravura di Hamilton consiste non solo in questo, ma anche nel fatto
che sa come lavorare con la troupe di un film. Puoi essere anche il surfista più bravo del mondo, ma se non sai
come coordinarti con le cineprese, non sei certo di grande utilità per un film di 007. Anche se, come sottolinea
Laird, il discorso vale anche al contrario, perché anche la troupe deve sapere quello che fa.
“Non è un normale set, dove la troupe ti dice, “Ok, siamo pronti per girare”; ma questi ragazzi sono dei
professionisti del cinema d’azione e delle riprese in acqua e in montagna, perciò per loro non è una novità, è il
loro campo. Capiscono le necessità”.
Non è casuale che Laird venga dalle Hawaii, dove si trovano le onde più grandi e dove nasce l’onda più grande
di tutte, un mostro chiamato “Squalo”. La nostra sceneggiatura prevede non solo che questa onda venga
cavalcata, ma che alcuni dei surfisti ne vengano travolti.
“Venire travolti di proposito è molto pericoloso, perché presenta alcune difficoltà che una caduta normale,
accidentale, non presenta, in quanto legata all’istinto. Quando si cade normalmente, si attiva un meccanismo di
istinto, mentre quando lo si fa di proposito bisogna pensare a come fare ad ottenere ciò che ci si prefigge, ed è
tutt’altra storia. Ma abbiamo un’ottima squadra alle spalle, e possiamo permetterci di operare con prudenza –
pur tenendo ben presente la casualità dell’oceano”.
A giudicare da quello che si vede da riva, “prudenza” non sembrerebbe proprio il termine giusto, ma Laird
sembra piuttosto sicuro di sé.
“Abbiamo svolto con attenzione il lavoro di preparazione con il regista e i produttori, perciò sapevamo già che
non c’era nulla che fosse fuori dalla nostra portata o che non fosse possibile realizzare”.
Ciononostante, il brutto tempo avrebbe potuto rovinare tutto; ci ha detto Laird al termine dell’ultimo giorno di
riprese, quando la troupe si era assicurata di aver completato tutte le scene:
“Voialtri dovete avere qualcosa di speciale, perché siete stati fortunatissimi con il tempo. Se fosse andata male,
avremmo potuto avere due o tre mesi di pioggia, vento e condizioni proibitive, tali da impedire le riprese”.
In effetti, la sequenza è stata girata subito dopo Natale, e da allora non si sono ancora ripetute le stesse
condizioni meteorologiche necessarie per le riprese. Perciò siamo stati fortunati a poter girare la scena nel
brevissimo intervallo di tempo in cui le condizioni erano ottimali – ma del resto quando si ingaggia il migliore, si
ottiene sempre il meglio.
PROGETTO EDEN
il Progetto Eden, in Cornovaglia. Badate bene, è più facile arrivare a Reykjavik che in Cornovaglia – da
Pinewood sono cinque ore di macchina per arrivare in questa remota località nell’Inghilterra sud-occidentale.
È qui che si trova un gruppo di biosfere in cui è stata ricostruita un’incredibile varietà di flora tropicale – oltre
100.000 piante di 5.000 specie.
Il nostro cattivo Gustav Graves, interpretato da
Toby Stephens, finge di essere interessato alla
conservazione dell’ambiente, sebbene questa
facciata serva a celare i suoi veri scopi. La nostra
troupe è venuta perciò qui a filmare alcune scene
che spiegano il “business” di Graves, come spiega
il regista Lee Tamahori.
“Ha costruito una biosfera a clima controllato per
provare al mondo che in realtà è una brava
persona, che si occupa di tematiche ecologiste”.
I responsabili del Progetto all’inizio avevano
qualche perplessità nel concedere le autorizzazioni
per le riprese di un film di 007, ma Lee era così deciso a girare qui che ha acconsentito a tutte le restrizioni che
gli sono state imposte.
“Quando si gira un film così, con una troupe di centinaia di persone e molte scene d’azione, è molto difficile
conciliare le proprie necessità con quelle di chi ti ospita. Di solito, affittiamo un luogo, lo chiudiamo al pubblico e
lo trasformiamo in quello che ci serve. Quando abbiamo fatto le trattative con i responsabili del Progetto Eden,
si sono resi conto che avrebbero potuto acconsentire alle nostre richieste, ma ci hanno detto che non avrebbero
potuto chiudere. Questo posto è così perfetto che lo volevamo ad ogni costo, perciò ci siamo resi conto a nostra
volta che la cosa migliore era accettare la loro richiesta, cosa che abbiamo fatto”.
Sfortunatamente, Lee ha bisogno di girare sia di giorno che di notte; per poter far questo senza interferire con i
normali orari di apertura, la troupe ha organizzato degli strani turni di ripresa, un paio d’ore tra le 3 e le 5 di
mattina, poi di corsa in albergo per qualche ora di sonno, per poi far ritorno al tramonto per girare qualche altra
ora, quindi di nuovo a letto e di nuovo sul set all’alba. Per Lee sono dei turni massacranti, ma il risultato vale la
pena di questi sforzi
La progettazione è incredibile, questa plastica a doppio strato che fa da scudo termico ma che è anche
abbastanza resistente da sostenere il peso di una persona – è incredibile! Ci piace moltissimo, ed è
straordinario potervi girare all’interno”.
Se volete saperne di più su questa
straordinaria ricostruzione dei tropici in
questo angolo sperduto dell’Inghilterra,
visitate il sito web, www.edenproject.com
Eravamo arrivati a Cadice per filmare
alcune scene ambientate a Cuba, dove
Bond si reca sulle orme del nostro cattivo e
dove incontra per la prima volta il
personaggio di Halle Berry, Jinx. Ma la
primavera in Andalusia sembra essere in
ritardo e, anziché i cieli azzurri e il clima
temperato su cui contavamo, il tempo è stato
tempestoso e ventoso.
Il produttore Michael G. Wilson era
abbastanza scoraggiato dalle condizioni
meteo.
“È estremamente duro. È una delle peggiori
serie di tempeste a memoria. Abbiamo avuto
a che fare con la pioggia, il vento e le nuvole,
e, a sentire i bollettini meteo, non se ne vede la fine”.
Ma i film non si fanno standosene a lamentarsi del proprio destino: perciò la troupe ha iniziato intanto a girare
quelle scene che non erano legate alle condizioni meteorologiche. Il problema principale per il regista Lee
Tamahori è stato quello di realizzare come desiderava una scena-chiave in cui Jinx esce dall’acqua e si trova
davanti James Bond. Gli sceneggiatori Rob Wade e Neal Purvis avevano scritto la scena come un omaggio alla
famosa entrata di Ursula Andress in AGENTE 007 LICENZA DI UCCIDERE, perciò avere Halle che esce dalle onde
in quello che sembra un weekend invernale a Margate (famosa località balneare inglese) non è esattamente la
stessa cosa!
Michael Wilson ha così riassunto le difficoltà dopo cinque giorni di maltempo continuato.
“Per una storia d’amore, quando la temperatura è sui 10 gradi centigradi, il vento soffia a 90 km/h e l’acqua è
sui 10 gradi, risulta un po’ difficile far uscire Halle dall’acqua”.
Ma nonostante i pessimistici bollettini meteo, nell’arco di una giornata è cambiato tutto. Come dice Lee,
“È cambiato il tempo, e anche il nostro umore
Pierce era felice di girare questa scena con Halle sotto il sole spagnolo.
“È bellissimo poter fare le cose in modo realistico – avere le onde, il cielo azzurro e questa bellissima donna che
esce dalle onde”.
Questa bellissima donna era peraltro già stata al centro dell’attenzione a causa di alcuni problemi all’occhio.
Avrete già letto il comunicato stampa pubblicato su questo sito, ma, tanto per rassicurarvi ulteriormente, ecco
quello che ci ha detto la stessa Halle:
“Davvero, non è stato niente. Stavamo girando una scena quando mi è andato del pulviscolo in un occhio. Sono
andata dal dottore solo perché sul set di un film è obbligatorio, proprio per essere certi. Mi hanno dato delle
gocce per l’occhio, sono andata a casa e il mattino dopo ero come nuova”
Michael G. Wilson ha fatto delle brevi apparizioni in GOLDENEYE e in IL DOMANI NON MUORE MAI. È apparso
anche in IL MONDO NON BASTA
NON VE NE SIETE ACCORTI? Volete sapere in quale scena?”
Nella scena del casinò insieme ad Elecrta. Wilson apparirà anche in questo nuovo film, ma per ora c’è la
massima segretezza al riguardo. Tenetevi quindi pronti per novembre.
E’ stato chiesto a Wilson come sia nata questa tradizione.
“È cominciata credo con LA SPIA CHE MI AMAVA e, da allora, si è sempre ripetuta, magari con piccole cose,
come ad esempio solo la mia mano. È una vera e propria tradizione ormai, che ci diverte tutti”.
Mentre si trovavano su un ponte tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, dove si svolge una scena chiave del
film; è stato chiesto quale sia l’origine del nome Eon Productions, anche se già sa che non è la sigla di
“Everything or Nothing” (Tutto o niente) – una delle ipotesi suggerite. L’origine è forse Charles de Beaumont,
cavaliere d’Eon, spia francese del Settecento?
Assolutamente no. Tanto per la cronaca, Michael mi ha detto che non significa nient’altro di quanto specificato
nel dizionario, cioè:
“aeon”, o in americano “eon”: 1. Era, periodo molto lungo di tempo; 2. Eternità.
Sebbene si sia dimostrata una scelta molto astuta, credo che nessuno avrebbe immaginato che sarebbe stata
così azzeccata anche a quarant’anni di distanza da AGENTE 007 LICENZA DI UCCIDERE!
A questo punto una domanda sorge spontanea: “Chi è il vero capo, Michael G. Wilson o Barbara Broccoli?”, la
sola risposta, per quanto possa sembrare diplomatica, è anche l’unica vera: lo sono entrambi!
ABITI
C’è molto interesse su come si veste 007, e allora, per parlarne, chi meglio dell’Ideatrice dei costumi Lindy
Hemming, che ha lavorato su tutti i film di Bond interpretati da Pierce
Come si è arrivati a scegliere il guardaroba di Bond negli ultimi tre film.
“Quello che abbiamo cercato di fare è stato di dargli un look molto più classico, che durasse nel tempo, così
che, al contrario degli abiti di Roger Moore, molto databili agli anni Settanta, i nostri non diventassero subito
fuori moda. Abbiamo optato per uno stile moderno, classico, semplice, che riteniamo giusto per il personaggio.
Pierce vuole sempre che tutto sia giusto per il personaggio – non bisogna mai perdere di vista chi è il
personaggio”.
Lindy ha idee molto chiare su chi sia Bond e su come si relazioni al proprio modo di vestire.
“Un uomo che può trovarsi a viaggiare dappertutto, essere a proprio agio con chiunque, che può trovarsi in
situazioni di azione ed uscirne senza una piega”.
Anche voi potete vestirvi come Bond: basta che compriate camicie e cravatte per lo più da Turnbull & Asser, le
scarpe da Church’s e i vestiti dalla ditta italiana Brioni – anche se 007 i suoi se li fa fare su misura.
“Gli abiti di Brioni sono fatti meravigliosamente. Pierce dice che quando li indossa si sente subito James Bond.
Sono fatti di un tessuto fantastico, che scelgo io”.
Lindy è ormai abituata alle dimensioni di un film di 007 – una normale scena d’azione richiede tra i 10 e i 15
abiti – ed è entusiasta di questo tour de force.
“Lavorare con Bond è ormai un’esperienza familiare; quando si conoscono le persone è molto più facile parlare
loro e scoprire cosa vogliono. Con questo regista, poi, è molto facile lavorare”.
Con tutto questo, giunta al suo quarto film non si è ancora rassegnata alla sorte delle sue magnifiche creazioni!
“Non credo che un film di Bond possa mai diventare molto più semplice, almeno dal punto di vista di quello che
vi succede, perché ogni volta inventano metodi nuovi e sempre più pazzi di distruggere gli abiti – io la vedo
così”.
BUCKINGAM PALACE
Dover girare una scena in esterni vicino a casa ci mette tutti di
buon umore, anche se si tratta di domenica mattina molto
presto. Siamo al centro di Londra, dobbiamo effettuare delle
riprese aeree prima delle 9, ragione per cui alle 5 di mattina
una troupe assonnata si ritrova vicino al thermos di thè al
campo-base della troupe, sul Mall.
Il nostro cattivo ne ha escogitata un’altra delle sue e, per
gettare polvere negli occhi dei media di tutto il mondo, ha
deciso di tenere una conferenza stampa. Dato che questo è un
film di 007, egli non arriva certo in metropolitana, bensì atterra
con il paracadute. E, naturalmente, atterra proprio di fronte a Buckingham Palace.
Qualsiasi ripresa in esterni richiede un’accurata pianificazione, ma lavorare di fronte alla residenza reale è
ancora più impegnativo.
Spiega il produttore esecutivo, Tony Waye: "Il reparto addetto agli esterni ha avuto le sue difficoltà, ma sono
stati tutti molto collaborativi. Hanno addirittura issato la bandiera inglese alle 5 mattina, mentre di solito ciò
non avviene fino alle 8 – davvero, sono stati eccezionali”.
Un elicottero (pilotato naturalmente da Marc Wolff) si leverà in volo da Pinewood alle 6.15, con a bordo le
controfigure. A Buckingham Palace, dovremo avere tutte le cineprese pronte a girare il salto quando l’elicottero
arriva in verticale. Di nuovo, dato che si tratta di un film di 007, tutto è stato pianificato in maniera meticolosa,
in modo che all’ora prestabilita tutti siano in posizione, con lo sguardo rivolto in alto
Proprio come per la sequenza di surf, i produttori hanno ingaggiato il miglior talento disponibile: a saltare per
primo è Allan Hewitt, già membro del team dei Red Devil del Parachute Regiment. A sentir lui, si tratta
soprattutto di capire il proprio equipaggiamento.
“Si tratta solo di conoscere il tuo paracadute. Ho fatto più di 3.000 lanci con questo, per cui penso ormai di
conoscerlo!”.
I giornalisti di tutto il mondo (o le comparse che li interpretano) sono pronti con le loro macchine fotografiche,
Rosamund Pike, elegantissima in un vestito grigio, nel ruolo di Miranda Frost, è pronta, e Gerry Gavigan, primo
aiuto regista, ci avverte che l’elicottero si sta avvicinando, e d’improvviso eccolo che volteggia sopra di noi.
“Paracadutista in volo”, ed ecco
che guardiamo tutti Allan Hewitt
in caduta libera: il suo
paracadute si apre e, in un tipico
momento bondiano, egli
volteggia oltre la bandiera
inglese che sventola su
Buckingham Palace e verso il
materasso che accoglie il suo
perfetto atterraggio di fronte alla
troupe e al cast.
Più che sventolare, la bandiera sembra penzolare, perché le condizioni atmosferiche sono praticamente perfette
– buona visibilità e niente vento. Questo nonostante il fatto che nei giorni passati sia stato l’esatto contrario –
ma forse, dopo quello che abbiamo passato in Spagna, ci siamo meritati un po’ di respiro.
Tuttavia, secondo Allan lassù le cose erano un po’ diverse.
“A 2.000 piedi, ci sono 20 nodi di vento. Quando si arriva a 500 piedi, non c’è neanche un alito di vento, è
davvero bizzarro”.
E dato che abbiamo finito in anticipo, possiamo far spazio alla marcia del 1° Battaglione di Guardie Scozzesi.
Neanche un film di 007 può far ritardare la cerimonia del cambio della Guardia, che risale a secoli fa!
PETER LAMONT LO SCENOGRAFO
Chiunque abbia visto un film
di 007 si rende conto di
quanto sia importante il lavoro
dello scenografo. Insieme al
suo team, egli è responsabile
degli ambienti spettacolari e
degli straordinari esterni in cui
Bond si è trovato ad agire nel
corso degli anni..
Peter Lamont ha iniziato a
lavorare nella serie 007 come
disegnatore ai tempi di
AGENTE 007 MISSIONE
GOLDFINGER, diventando
scenografo per la prima volta
per SOLO PER I TUOI OCCHI.
Ha disegnato le scenografie di
tutti i film successivi, fatta
eccezione per IL DOMANI NON
MUORE MAI, perché all’epoca
impegnato a vincere un Oscar per TITANIC.
“Si inizia con il proverbiale foglio bianco, e da lì ci si muove”.
“Vogliamo sempre cose che non sono mai state viste; se poi possiamo utilizzare qualcosa di assolutamente
unico e modernissimo, questo va ad ulteriore vantaggio del film”.
È molto importante anche l’attenzione per i dettagli. Prendiamo ad esempio il colore delle automobili.
Ricorderete dai primissimi bollettini che la Jaguar di Zao è di un verde particolarmente brillante.
Questa decisione non è stata presa a cuor leggero – molti altri colori sono stati presi in considerazione e messi
a confronto con la Aston Martin.
“È il verde corsa della Jaguar, adattissimo alle riprese sul ghiaccio. La Jaguar ha studiato a lungo quale colore
adottare per i gran premi, ed in effetti ha trovato un
colore straordinario”.
È solo quando si vede l’automobile sul lago ghiacciato in Islanda che si comincia a rendersi conto
dell’importanza di una decisione presa settimane prima in Inghilterra.
Peter tuttavis sottolinea sempre l’importanza di avere degli ottimi elementi nel suo team.
“Il mio lavoro è valido solo nella misura in cui lo sono le persone che mi circondano”.
Questo vale anche per il rapporto tra il suo lavoro e gli altri reparti. Per quanto straordinario possa essere il
lavoro dell’Art Department, farebbe una pessima figura sullo schermo se non fosse illuminato a dovere dal
Direttore della Fotografia. Fortunatamente, questa è l’ultima delle preoccupazioni, dato che il film è nelle mani
di David Tattersall.
Ad esempio, Peter ha costruito un set che deve combaciare con le riprese effettuate in esterni al Progetto Eden.
Fisicamente sono identiche, ma riuscirà Tattersall a far combaciare la luce che filtra attraverso la cupola con la
luce del teatro di posa E di Pinewood?
“Quando si vede il Progetto Eden, è
spettacolare. Quando si vede il nostro,
ci si rende conto che David Tattersall è
stato semplicemente straordinario
nell’illuminarlo”.
Per assicurarsi che l’intero team
produttivo capisca come funzionano le
sue scenografie, Peter ha adottato il
sistema di costruire dei modelli in
scala.
“Preferisco costruire dei modelli in
scala, così da poter avere una visione
tridimensionale. Abbiamo una piccola
telecamerina, e quando abbiamo
costruito il palazzo di ghiaccio, per il
regista è stato di grande aiuto. È
venuto e ha potuto vedere l’effetto in
3D”.
FESTIVAL DI CANNES
Dopo una settimana di duro lavoro a Pinewood, il fine settimana viene accolto con un sospiro di sollievo sia
dagli attori che dalla troupe; venerdì scorso, però, invece di tornarsene a casa, Pierce Brosnan ha dovuto
lottare con i problemi del traffico aereo per far rotta verso l’aeroporto di Nizza.
A Cannes si tiene il 55° Festival del Cinema, e Pierce è venuto per il weekend per incontrare i giornalisti di tutto
il mondo.
Il sud della Francia, s’intende, è un territorio ben noto a James Bond, e non c’è tavolo da gioco, tra Mentone e
Marsiglia, che sia al riparo dalla sua abilità con le carte. Come dice Pierce,
“Questo è un territorio tipicamente bondiano – è senz’altro uno dei luoghi della sua anima”.
Curiosamente, però, si tratta della prima visita per Pierce Brosnan come attore. Si descrive come “un vergine di
Cannes”, e così riassume, in una parola, la sua esperienza: “Incredibile!”.
Si badi bene, anche qui ci sono comunque dei segnali ben riconoscibili che dovrebbero farlo sentire a casa. Il
portico del famoso Carlton Hotel risplende del logo di 007 – LA MORTE PUÒ ATTENDERE, e la sua Aston Martin è
posteggiata di fronte all’albergo.
Il Festival del Cinema di Cannes è una prova di resistenza per qualunque cineasta che arrivi in città – tra gli
incontri stampa e le feste, non c’è neanche il tempo di prender fiato, e la visita di Pierce ha condensato
l’esperienza in una sola, frenetica serata.
La sua giornata è iniziata alle 5 del pomeriggio con un appuntamento con i fotografi al Noga Hilton Beach, dove
è arrivato (ovviamente) in motoscafo. Sotto un cielo minaccioso (il clima non è sempre soleggiato sulla Costa
Azzurra), Pierce ha fronteggiato l’assedio dei flash prima di tornare sul motoscafo che lo ha portato alla spiaggia
dell’Hotel Majestic, dove ha incontrato le troupe dei giornalisti televisivi.
Insieme a sua moglie Keely, ha percorso il molo del Majestic Beach, affollato di telecamere, per raggiungere i
suoi colleghi al cocktail party offerto sulla spiaggia dalla MGM, che distribuisce il film.
Insieme a sua moglie Keely, ha percorso il molo del Majestic Beach, affollato di telecamere, per raggiungere i
suoi colleghi al cocktail party offerto sulla spiaggia dalla MGM, che distribuisce il film.
VISITA AL PALAZZO DEL GHIACCIO
Proprio l’altro giorno Peter Lamont ci stava dicendo quanto gli piaccia costruire modelli in scala delle principali
scenografie per dare al regista un’idea di come utilizzare gli spazi. L’esempio da lui citato era il Palazzo di
Ghiaccio, la struttura che Gustav Graves costruisce in Islanda per alloggiare i suoi ospiti, e che è stata ricreata
nel teatro di posa 007 di Pinewood.
Una volta che Lee Tamahori ha visto il modellino, ha potuto immaginare una scena ancora più spettacolare di
quella che era stata concepita nella sceneggiatura. Tamahori ha pensato infatti di ambientare parte
dell’inseguimento proprio dentro il Palazzo. Come spiega egli stesso,
“Invece di costruire un set convenzionale, con mura finte, abbiamo deciso di ambientare parte
dell’inseguimento dentro il Palazzo di Ghiaccio, proprio mentre sta crollando. Il che significa che abbiamo
dovuto riprogettare completamente gli elementi strutturali di una scenografia finta, per trasformarla in un
edificio vero e proprio nel quale le automobili potessero inseguirsi”.
In altre parole, le parti superiori del set dovevano essere sufficientemente robuste da sostenere il peso di
diverse tonnellate delle automobili che si inseguono a velocità folle. Come sottolinea Peter, non si tratta
soltanto di progettare un set che sullo schermo risulti efficace.
“Tutto deve essere sottoposto all’esame degli ingegneri delle strutture della Commissione Salute e Sicurezza”.
Per quanto la sicurezza sia d’importanza primaria, è pure
importante che le scenografie ottengano l’effetto desiderato
sullo schermo, e dato che si tratta di un Palazzo di Ghiaccio, il
problema che si è posto è stato anche quello di creare il ghiaccio
in modo realistico. Peter e il suo Art Director, Steven Scott,
volevano che questa struttura avesse la stessa
gamma di colori che avevano riscontrato in
natura durante le riprese in esterni in Islanda.
Alla fine, per ottenere il risultato desiderato,
sono stati utilizzati diversi metodi.
Ad esempio, per le pareti e il soffitto, hanno
iniziato con un procedimento di rivestimento.
“È una plastica che utilizziamo per i vetri che si
devono infrangere. La abbiamo usata per
creare queste stalattiti”.
Poi, utilizzando una serie di tecniche, alcune
delle quali messe a punto specificamente per
questo film, alle superfici è stata data una speciale lucentezza tipica del ghiaccio.
Quando si è trattato di affrontare i pilastri che avrebbero dovuto sorreggere la struttura, l’Art Department
doveva fare in modo di dare l’idea della profondità e dei contrasti che si presenterebbero in un blocco di
ghiaccio di queste dimensioni.
“Abbiamo scoperto che spezzettando la plastica trasparente e riscaldandola con un asciugacapelli, si ottiene
questo effetto di fratturazione”.
E dato che si tratta di una scenografia che riempie il più grande teatro di posa europeo, potete immaginare
quanti asciugacapelli siano serviti!
Il risultato parla da solo – anche nei giorni più caldi, con tutto questo ghiaccio che ti circonda, dentro il teatro di
posa 007 ti sembra sempre di aver bisogno del cappotto!
DUE CHIACCHERE CON ROSAMUND PIKE
Giunti alla fine della ventesima settimane di riprese, mi sono
chiesto come si fossero trovati nei loro ruoli i nostri nuovi attori.
Girare un film di queste dimensioni è un po’ come trovarsi sulle
montagne russe, perciò
mi è sembrato fosse
arrivato il momento di
farmi due chiacchiere con
Rosamund Pike e capire
come se la passa.
“È un’etichetta che sono
orgogliosa di indossare.
Miranda Frost è una Bond-girl e lo resterà sempre, ma io, una volta
terminate le riprese del film, smetterò di esserlo”.
Ma prima di smettere i panni di Miranda Frost, Rosamund intende
spassarsela il più possibile.
“È un mondo di fantasia, è una sfida ed è straordinariamente eccitante.
Ogni giorno è diverso dall’altro. Già prima di iniziare ero elettrizzata, ma ora diventa ancora più eccitante ogni
giorno che passa”.
Ma per quanto elettrizzante, non deve essere semplice trovarsi faccia a faccia con 007.
“Non esiste nulla che possa prepararti a trovarti su un set con James Bond. Quando conosci Pierce, ti rendi
conto che è una persona adorabile, molto divertente e con un grande fascino; poi, d’un tratto, ti trovi sul set
con James Bond e ti rendi conto di non essere preparata per una cosa del genere! Voglio dire, pochi scrittori
hanno creato un personaggio così duraturo e senza tempo come 007 – è una cosa incredibile, questo
personaggio ha avuto un successo fenomenale negli anni Sessanta, e questo successo può ripetersi ancora oggi
– davvero, è una cosa incredibile”.
In una situazione del genere, serve sempre avere un’arma a portata di mano e, dal momento che Miranda Frost
è una schermidora di livello mondiale, Rosamund ha dovuto imparare l’arte della scherma e tenersi allenata in
ogni momento libero dal set.
“Il mio personaggio è quello di una medaglia d’oro di scherma, perciò ho dovuto prepararmi per essere
all’altezza del ruolo”.
Per prepararsi, Rosamund ha a disposizione uno dei più bravi insegnanti di scherma del settore. Ogni volta che
una lama fende lo schermo, Bob è dietro le quinte per assicurarsi che ciò avvenga in modo corretto: tra le
pellicole a cui ha lavorato, figurano LA MASCHERA DI ZORRO, IL SIGNORE DEGLI ANELLI, I TRE MOSCHETTIERI
e HIGHLANDER.
Quando sono andato a trovarli nella sala prove di Pinewood, Bob era così contento dei progressi di Rosamund
che stava già pensando a cosa fare dopo 007 – LA MORTE PUÒ ATTENDERE.
Prima, però, c’è un film da completare, anche se Rosamund non ha dubbi sul risultato finale.
“Credo che i film di 007 avranno sempre un enorme successo. Il pubblico sa cosa aspettarsi, eppure viene
sempre sorpreso, e proprio questa miscela di aspettative e novità è alla base del loro successo”.
COORDINATORE SEQUENZE D’AZIONE
Il cozzare delle lame rimastomi nelle orecchie dopo aver
visitato, la settimana scorsa, la sala prove per i duelli di
spada, mi ha ricordato che era tempo di fare due
chiacchiere anche con George Aguilar, colui cui spetta di
supervisionare le sequenze d’azione. Come dice Pierce,
in questo singolo film abbiamo condensato tanta azione
da riempire una pellicola e mezza, perciò George è
davvero molto occupato.
“Quelle dei film di James Bond sono sempre scene
d’azione molto impegnative. Il difficile è che, mentre stai
preparando una scena, devi già pensare alla scena
successiva, che deve essere all’altezza – insomma, si
tratta di stare sempre in tensione ed essere sempre
pronti”…
Come dice George, anche per un coordinatore di sequenze d’azione americano lavorare ad un film di 007 è
qualcosa di cui essere orgogliosi.
“I film di 007 ti accompagnano mentre cresci; li guardi uno dopo l’altro e dici, “Accidenti, quanto mi piacerebbe
lavorarci”. Sono film
che ti inchiodano già
dalla prima scena –
non vi dico
l’emozione quando mi
hanno offerto questo
lavoro!”.
Anche questo film,
naturalmente, ti
inchioda già dalle
prime sequenze –
alcune delle quali
hanno a che fare con gli hovercraft, ma di questo parleremo nelle prossime settimane. Per quanto gli hovercraft
siano delle macchine piuttosto complesse, George era però preoccupato soprattutto dalla scena
dell’inseguimento sul ghiaccio con la Aston Martin.
“Il problema di un inseguimento sulla neve e sul ghiaccio è che non c’è variazione nel terreno. È impossibile
giudicare la velocità di un’auto sul ghiaccio, perché nel paesaggio circostante non c’è nulla che offra un punto di
riferimento. Ma la cosa più interessante dell’Islanda sono stati i ghiacciai. Sono così vasti e dall’aspetto così
bizzarro che sono loro il punto di riferimento visivo,
quello che ti fa rendere conto che queste automobili
stanno andando a rotta di collo. Vic (Armstrong,
regista dell’unità per le sequenze d’azione) ha fatto
un lavoro davvero incredibile, ottenendo delle
inquadrature fantastiche, così come bravissimi sono
stati i piloti che abbiamo utilizzato in Islanda”.
Con l’inseguimento dentro il Palazzo di Ghiaccio,
invece, il problema è stato esattamente l’opposto –
l’eccessiva varietà del terreno!
“Si tratta sempre di auto sul ghiaccio, ma in corridoi
davvero molto, molto stretti; quello che ci ha
salvato è che l’Art Department ha costruito le
scenografie in modo che si potesse andare addosso
alle pareti e far sembrare che si trattasse di ghiaccio
che andava in mille pezzi, mentre le auto si
inseguono. È una sequenza straordinaria, molto
interessante anche dal punto di vista visivo”.
La controfigura di Pierce Brosnan è una volta ancora Mark Mottram. Ho chiesto a George quali fossero i requisiti
per questo lavoro specifico.
“Beh, intanto non bisogna essere bassi e grassi! Come per ogni controfigura, bisogna essere disposti a
prendersi qualche cazzotto ed avere delle doti atletiche; ma per essere la controfigura di Pierce, bisogna avere
anche un certo portamento, e credo che Mark sia davvero un’ottima controfigura per Pierce”. Mark tuttavia non
sempre ha avuto l’opportunità di lavorare quanto avrebbe voluto, come sottolinea George.
“Pierce vuole sempre fare il maggior numero di scene d’azione possibile in prima persona; alle volte bisogna
fermarlo, dirgli, “Pierce, non credo sia una buona idea”, anche se magari poi lui la vuol fare lo stesso!”.
Proprio per i rischi connessi a questo lavoro, la prima preoccupazione del coordinatore delle scene d’azione è
sempre la sicurezza.
“Un tempo la domanda era: “Puoi saltare da quel palazzo? Eccoti 50 dollari”. Oggi tutti sono molto più attenti al
problema della sicurezza. Cavi, macchine, imbottiture – le cose sono molto migliorate, sono tutti molto più
attenti a quello che fanno e a come lo pianificano
E il fatto che siano tutti sani e salvi dopo sei mesi di scene d’azione massacranti testimonia l’attenzione che
viene data alla pianificazione. Ma della pianificazione e di come è stata preparata la scena degli hovercraft,
parleremo la prossima settimana.
INCONTRO RAVVICINATO CON GLI OVERCRAFT
Molte settimane fa, in visita all’officina degli Effetti
Speciali, vi raccontavo degli hovercraft. Nel frattempo, gli
hovercraft si sono esibiti di fronte alle cineprese… Com’è
andata?
Il primo problema è stato quello di insegnare alle
controfigure a guidarli. Spiega il coordinatore delle
sequenze acrobatiche George Aguilar:
“A parte chi li costruisce, nessuno ha mai guidato questi
hovercraft, perciò abbiamo dovuto insegnarlo per sei
settimane alle controfigure di James Bond e del Col.
Moon”.
Il regista dell’unità delle scene d’azione, Vic Armstrong,
mi ha detto che queste macchine sono leggermente più
complesse da controllare rispetto ad una normale
automobile.
“Gli hovercraft sono davvero strani. Galleggiano, ed è il
terreno su cui si muovono ad imprimere loro la rotta.
Un hovercraft segue sempre la linea di minor
resistenza: quindi, se si sta procedendo su un terreno
in pianura che d’improvviso diventa una discesa,
l’hovercraft tenderà a scivolare giù, per quanto si
cerchi di guidarlo. Però è molto interessante da vedere:
c’è qualcosa di alieno nel modo in cui scivolano, e
credo che anche il pubblico avrà la stessa sensazione”.
A quale punto della storia ci troveremo quando li
vedremo? Me lo sono fatto spiegare dal regista Tamahori.
“La sequenza con gli hovercraft è la prima grande scena d’azione del film. È ormai una tradizione consolidata
che ci sia una sequenza d’azione che introduca il film prima dei titoli di testa. Questa però sarà particolarmente
nuova ed interessante, perché non è una sequenza a sé, isolata, ma fa parte del film vero e proprio”.
Chris Corbould e il suo team degli effetti speciali hanno ricostruito questi veicoli secondo le necessità
abbastanza peculiari di un film di 007 – il che ha significato, tra l’altro, trasformarli in veicoli militari. Ma anche
modificare un progetto, come ha scoperto Vic, richiede un prezzo.
“Abbiamo avuto moltissimi problemi, perché i motori esplodevano. Ci sono solo due cilindri, che operano a circa
8-9.000 giri”.
Valley di Aldershot, a circa 90 km da Londra.
“La zona è un campo militare adibito agli esperimenti; è molto dura per qualunque tipo di veicolo: i militari
sostengono che se un carroarmato resiste due settimane qui, vuol dire che può affrontare qualunque tipo di
terreno al mondo
senza problemi –
per questo
continuano ad
utilizzare
quest’area. La
sabbia, osservata
al microscopio, è
piena di spine,
perciò all’inizio
abbiamo avuto un
mucchio di
problemi, Poi però
li abbiamo risolti e
ora funziona tutto
a meraviglia”.
Ne è valsa la pena?
Lee pensa di sì.“È
una scena molto
spettacolare. Vic
ha fatto un lavoro
fantastico”.
Insomma
l’hovercraft sostituirà la Aston Martin come mezzo di trasporto preferito da James Bond? Pierce Brosnan ritiene
di no. “È come guidare una saponetta
SUA MAESTÀ ELISABETTA II PRESENZIERÀ ALLA ROYAL FILM PERFORMANCE
(Londra, 3 luglio 2002). 007 – LA MORTE PUÒ ATTENDERE è stato prescelto come titolo per l’annuale Royal
Film Performance, la tradizionale presentazione di un film alla presenza della famiglia reale britannica, i cui
proventi andranno al Cinema and Television Benevolent Fund. Buckingham Palace ha confermato che Sua
Maestà la Regina Elisabetta e il Duca di Edinburgo presenzieranno all’evento, che si terrà alla Royal Albert Hall
di Londra il 18 novembre 2002. È la prima volta che questa storica sala ospita la Royal Film LA MORTE PUÒ
ATTENDERE, della MGM Pictures e della EON Productions uscirà nelle sale inglesi il 20 novembre e in quelle
statunitensi il 22 novembre 2002, distribuito dalla MGM Distribution Company negli USA e in Canada e dalla
Twentieth Century Fox nel resto del mondo.
“Siamo incredibilmente onorati che Sua Maestà la Regina presenzi all’anteprima mondiale di 007 – LA MORTE
PUÒ ATTENDERE, e che il nostro film sia stato prescelto per la Royal Film Performance”, hanno dichiarato i
produttori Wilson e Broccoli. “James Bond rappresenta un simbolo dell’Inghilterra. Siamo stati felicissimi di
poter girare tutti i film in Inghilterra e di aver avuto l’opportunità di lavorare con tecnici ed artisti di simile
talento. Siamo inoltre orgogliosi che questo evento si tenga alla Royal Albert Hall, per di più a beneficio di
un’istituzione benefica così importante a favore dell’industria britannica del cinema”.
BRIONI VESTE DONNA
L’azienda italiana, conosciuta a livello mondiale per la qualità dei materiali usati e per la lavorazione artigianale,
consolida così la sua capacità di essere un perfetta compagna di stile per James Bond rendendolo il personaggio
meglio vestito del grande schermo.
Ma non è tutto. Per la prima volta anche la linea Brioni Donna farà la sua apparizione nel film vestendo il
premio Oscar, Dame Judi Dench. Brioni Donna inoltre vestirà anche la nominata ai Tony Award, Samantha Bond
che interpreterà invece il ruolo di Miss Moneypenny, l’assistente personale di M.
FINE DELLE RIPRESE
Dopo così tante settimane di duro lavoro, sembra incredibile essere arrivati alla fine
Badate bene, non è che capiti in ogni produzione di avere Madonna sul set l’ultimo giorno di riprese. Come
saprete dal comunicato stampa messo in rete su questo sito, la sig.ra Ritchie si è unita al nostro cast per un
piccolo cameo, anche se i dettagli su questo ruolo sono assolutamente top scret.
Quel giorno sul set era presente anche Justin Llewelyn, figlio del nostro vecchio e compianto amico Desmond.
La sua veste, quel giorno, era quella di importatore di champagne (il che pare abbastanza appropriato per un
membro della famiglia Bond), ma gli è stato chiesto anche di prestarsi a fare da comparsa in una scena.
“Da bambino venivo sempre sul set dei vari film della serie, ma questa è la mia prima volta davanti alla
cinepresa”.
Dopo la morte di Desmond, il ruolo di “Q” è stato ricoperto da John Cleese – una decisione che, secondo Justin,
avrebbe fatto un immenso piacere a Desmond.
“Adorava John Cleese. Tornò dall’aver girato una scena con John dicendoci che John era una delle persone più
carine che avesse mai incontrato”.
Anche se per Justin questo è il debutto davanti alla cinepresa, per lui non è un’esperienza del tutto nuova –
dopotutto, molti nella troupe conoscono la famiglia Llewelyn da anni.
“Ci sono così tante persone che conosco da
anni perché hanno lavorato con mio padre, e
tutte hanno dei ricordi bellissimi di mio padre –
il che è straordinario. Sia Barbara (Broccoli)
che Michael (Wilson) ci considerano dei
membri della famiglia Bond a tutti gli effetti”.
Non ci potrebbe essere un modo migliore per
terminare le riprese del ventesimo film nel
nostro 40° anniversario. È proprio questo
senso di grande famiglia che ha aiutato la serie
ad essere così longeva, e che mi fa dire con
assoluta certezza che, di qui a un paio d’anni,
Bond sarà di nuovo sullo schermo.
INCONTRO CON DAVID ARNOLD
Anche se le riprese sono finite, la macchina da guerra di un film di 007 non dà tregua – c’è ancora molto da fare
da qui a novembre. Una persona abituata a questo genere di stress è David Arnold, giunto alla sua terza
colonna sonora di James Bond. Comporre per 007 è qualcosa che gli è particolarmente caro, e quando sono
andato a trovarlo in studio, ho trovato un’atmosfera rilassata e tranquilla
“La gente in Inghilterra è molto orgogliosa della musica di James Bond, in particolare i musicisti, ed è una cosa
abbastanza rara. Si tratta soltanto di una settimana di lavoro ogni tre anni, perciò cerchiamo di fare qualcosa
che ci diverta, oltre ovviamente a lavorare sodo per ottenere il massimo risultato”.
Un elemento della formula 007 è la diversità di ambientazioni nel mondo, e tale elemento è tanto importante
per il pubblico quanto per l’autore delle musiche, perché gli suggerisce continui stimoli per la partitura.
“Credo che la caratteristica dei film di 007 sia l’aspettativa: sai che sarà un film di dimensione mondiale, che
sarà un’avventura piena di glamour, di fascino, ricca e sexy”.
Quando sono andato a trovarlo agli Air
Studios, a nord di Londra, l’ho trovato
immerso in un’atmosfera latina, dato
che stava registrando un pezzo per
quando Bond va a Cuba sulle tracce
della sua preda. Proprio questa
ambientazione ha suggerito a David di
fare degli esperimenti con le sonorità
cubane.
“Continuo a pensare ai vecchi film con
Sean Connery, dove indossava quelle
camicie hawaiiane dai colori sgarganti;
qui invece Pierce indossa sempre degli
occhiali da sole e una camicia molto
“cool”. È bellissimo potersi cimentare
con questo genere di musica, con la
sua esuberanza e la sua solarità”.
Cuba è solo uno degli elementi del film,
perciò dovremo tornare a trovare David
più in avanti, per verificare come sta
andando.
ANTEPRIMA BOND 20
007-La morte può
attendere
Manca ancora tempo all’uscita del
nuovo film di 007: a novembre nel
mondo, a gennaio in Italia. Ci tocca
aspettare più a lungo, d’altra parte
sappiamo che prima di natale i cinema
sono invasi da certe produzioni che
fanno grande il cinema italiano e che la
gente va a vedere comunque, facendo
lunghe code al freddo… I film di 007
non sono “film di Natale”, altrimenti la
serie non sarebbe così longeva e non
avrebbe segnato l’immaginario
collettivo leggermente di più di
Vacanze di Natale o A spasso nel
tempo.
Nondimeno, la lontananza
dell’uscita del nuovo film ci impedisce
di svelarvi tutto quello che già
sappiamo riguardo alla vicenda narrata
ne La morte può attendere: il rischio dello “spoiler”, come si dice ormai abitualmente su internet, è enorme e noi non
vogliamo bruciarvi le sorprese. Sappiate che da questo film dovete aspettarvi… l’inaspettato!
In ogni caso, lasciamo trapelare qualche informazione.
Parlandone con Raymond Benson, ci siamo trovati d’accordo: la nuova avventura di 007 fa pensare molto ai
fumetti della Marvel Comics Group di Stan Lee, la casa editrice, per intenderci, da cui sono nati i Fantastici 4, l’Uomo
Ragno, gli X-Men. Non a caso, tra i recenti successi cienmatografici figurano proprio X-Men, Spiderman e Blade II,
tutti ispirati a personaggi della Marvel. E non a caso una delle interpreti di questa avventura di 007 è Halle Berry, già
apparsa proprio in X-Men accanto all’ex bondgirl Famke Janssen.
C’è dunque una componente fantascientifica, che si estrinseca in diversi modi. Per esempio tra le armi dei cattivi
c’è un nuovo satellite killer, che ricorda quello di Una cascata di diamanti ma che si serve dell’energia solare, come il
laser di Scaramanga ne L’uomo dalla pistola d’oro, anche se con risultati decisamente diversi. Tra gli avversari di Bond
c’è un certo dottor Alvarez, luminare della genetica, in grado di produrre alterazioni fisiche nei suoi pazienti.
Disgraziatamente per uno di questi, il temibile killer Zao, 007 interromperà il trattamento sul più bello, lasciandolo… a
metà dell’opera.
Vedremo Bond tornare al volante di un’Aston Martin, dotata di un’attrezzatura sorprendente, di cui tuttavia
ancora non vogliamo rivelarvi la natura. Ma questa volta Bond trova pane per i suoi denti nel perfido Zao, che si serve
di una Jaguar XKR dotata di un equipaggiamento bellico assolutamente competitivo. Per cavarsela, Bond dovrà servirsi
di uno dei più celebri trucchi della Sezione Q… in modo estremamente creativo.
Se questi elementi fantascientifici possono far pensare proprio al Bond dei fumetti (I denti del serpente, per fare
un esempio), le scenografie spettacolari possono richiamare addirittura certi fumetti di fantascienza ispirati negli anni
’60 proprio alle gesta bondiane, come Barbarella, di cui resta celebre la versione cinematografica con Jane Fonda.
Eppure, il film mantiene anche un lato realistico. La trama ruota infatti intorno a uno dei punti più caldi del mondo: il
confine tra Corea del Nord e Corea del Sud, il famigerato 38° parallelo, da quasi mezzo secolo una zona morta, una
terra fantasma da cui tuttavia potrebbe sorgere un nuovo incontrollabile conflitto. Tom Clancy l’aveva scelto come
possibile scenario di un suo romanzo breve, pubblicato in appendice al volume Cavalleria corazzata.
Naturalmente, “realistico” è una parola relativa, quando si tratta di Bond. Per non deludere i suoi spettatori, in
questa avventura 007 ci sorprende praticando il surf e il kiteboarding (che potremmo definire una via di mezzo tra surf e
parapendio), duellando come un autentico maestro di scherma e sopravvivendo a ogni genere di esperienza: torture e
plotoni di esecuzione, esplosioni e missili, laser e scariche elettriche, trappole di ghiaccio e aerei in fiamme.
Per fortuna, in questo mestiere non ci sono solo cattivi come il colonnello Moon, il killer Zao e il perfido
magnate Gustav Graves. Ci sono anche donne misteriose e ambigue, come la bionda e gelida Miranda Frost e la scura e
caliente Jinx: due donne, ognuna con un segreto, ognuna con una missione. E ognuna potenzialmente molto pericolosa
per 007: del resto Frost in inglese vuol dire gelo, mentre Jinx è sinonimo di “malocchio” e “iettatore”…
Per questa volta, non vi riveliamo altro. Non possiamo: è segretissimo!