L’avventura italiana di James Bond
Ovvero lo sviluppo l’esplosione e la fine della bond mania
Di:Thomas Carta
La definitiva conferma di un'area cattolica meno chiusa di quanto si pensi viene da un altro critico di lunga data, Enzo Natta, per il quale «nessuna pregiudiziale di tipo religioso o confessionale ha nuociuto ai film della serie, neppure ai primi, quando la censura statale aveva ancora le maglie strette e quando le classifiche del Centro cattolico cinematografico avevano schierato un'autentica difesa-catenaccio davanti alla programmazione delle sale parrocchiali. Anzi (anche se è vero che un personaggio cinico come Bond non poteva di certo riscuotere simpatie nell'ambiente cattolico o essere additato come modello) sui film della serie le sale parrocchiali hanno potuto contare per la loro stessa sopravvivenza». È peraltro comprensibile, come riconosce anche Giancarlo Zappoli, che almeno sul piano ufficiale «la “licenza di uccidere”, il libertinaggio e una certa dose di sorridente cinismo del personaggio non potevano certo essere considerati “morali”». È la linea adottata dal quotidiano cattolico di Milano L'Italia, che lo bolla appunto come «moralmente negativo». Gli anni Sessanta, non dimentichiamolo, sono un'epoca manichea e pertanto non è lecito rinunciare al «dovere» di stroncare l'agente 007. «La critica ha sempre snobbato Bond: poche righe, magari anche positive, ma con la puzza sotto il naso dei fenomeni che piacciono troppo al pubblico» racconta Porro. Un disdegno però solo apparente, giacché Enzo Natta ricorda di un famoso critico, da sempre allineato contro James Bond, che fu scoperto in una sala pubblica ad assistere alla proiezione di una pellicola bondiana che aveva rifiutato di vedere in quella riservata ai gior-nalisti. Tale dicotomia tra quanto si pensa e quanto si scrive è infine provata anche da Angelo Solmi, il quale su Oggi Illustrato confessa di avere segretamente fatto il tifo per Bond. Sia come sia, tra il 1965 e il 1966 la venerazione per 007 è all'apice. Soprattutto perché, ipotizza Roberto Nepoti della Repubblica, «l'Italietta del boom, più laica, sedotta dall'esotismo, aspirante-gaudente, è il terreno di coltura ideale per quel tipo di mitologia, eminentemente borghese», tanto più che, aggiunge Cabona, in quel periodo nessun italiano ha l'opportunità di viaggiare, se non per emigrare. Ma i film della serie arrivano una volta l'anno: come ingannare l'attesa? La richiesta degli spettatori è alta e i produttori italiani fiutano l'affare, stabilendo ben presto che la strada migliore per sfruttare il fenomeno è quella della parodia. Di conseguenza, nel quadriennio 1965-1968 i cinema vengono inondati da un filone di copiature burlesche ispirato a James Bond (d'altra parte, rammenta Natta, «il cinema italiano di serie B è un vampiro che vive degli altrui riflessi e di suggerimenti indotti»). Tra la moltitudine di titoli (anch'essi bocciati dai recensori in quanto mediocri surrogati affidati a modesti mestieranti) spiccano James Tont Operazione U.n.o. (1965) e James Tont Operazione D.u.e. (1966), di Bruno Corbucci e con Lando Buzzanca, nonché 00-2 agenti segretissimi (1964), 00-2 Operazione Luna (1965), Due mafiosi contro Goldginger (1965) e Le spie vengono dal semifreddo (1966), tutti interpretati dall'affiatata coppia costituita da Franco Franchi e da Ciccio Ingrassia.