L’avventura italiana di James Bond
Ovvero lo sviluppo l’esplosione e la fine della bond mania
Di:Thomas Carta
Guardate infatti bene l'agente «007»! Non è un personaggio da fantascienza, ma esattamente quello che potrebbe essere in effetti il personaggio di domani, cioè fra cinque anni, fra dieci anni. Le stesse paure sono espresse dalla Nazione: […] James Bond, che appartiene al nostro mondo e opera, nella finzione letteraria e cinematografica, proprio in questi anni, è in realtà un personaggio del futuro. È già l'uomo disumanizzato, privo di sentimenti, il robot umano, che certi film di fantascienza si sono preoccupati di mostrarci, additandone il pericolo. Passando oltre, Morando Morandini, ex collaboratore del Giorno e curatore di un celebre dizionario dei film, ci ha confidato di essere convinto che nella serie di Bond si potrebbe leggere, in materia di anticomunismo e di antisovietismo, la storia dei rapporti tra le due superpotenze. Certo è che a metà degli anni Sessanta le accuse di fascismo provenienti da sinistra non si fanno attendere, a cominciare dalla staffilata dell'autorevole Avanti!, l'organo del Partito socialista italiano (PSI), di cui proponiamo un estratto: […] come i libri pornografici - ed i film sexy che ne sono derivazione - stanno all'erotismo, così l'agente 007 (ed i suoi simili, tra i quali non è il primo come non sarà l'ultimo) stia alle tendenze fasciste dell'animo umano. Che cosa è
infatti 007 se non il simbolo, letterario prima e cinematografico poi, del mito della violenza come risolutrice dei conflitti; della teoria manichea dei «cattivi» da polverizzare con ogni mezzo e dei buoni da fare trionfare con ogni mezzo: dalla pratica del manganello che, aggiornata ai tempi, diviene del laser, del gas venefico, della spoletta atomica. Pensateci su e vedrete come tutto torni. Perfino il modo con cui 007 possiede e molla le femmine, considerate come animalucci inferiori da sottomettere con lo zuccherino di un po' di sesso, rientra perfettamente nel quadro clinico di una psicologia fascista. C'è da giurare che se 007 continuerà ad operare sul mercato cinematografico, nonostante la morte del suo creatore, lo vedremo un giorno con aria sfatta cantare «Le donne non mi vogliono più bene…». Ora è indubitabile che psicologia fascista possa essere oggi degno oggetto di uno spettacolo cinematografico in chiave comica, che è più o meno il risultato cui perviene anche la ben architettata follia in questione, ma ciò non significa peraltro, che possano essere eliminate le considerazioni da fare sul suo significato pedagogico qualora a taluno venisse fatto di prenderla sul serio. Forti degli echi avuti in Italia da un durissimo articolo pubblicato sul quotidiano moscovita Prava («Bond […] non è migliore dei giovani che Hitler si vantava di allevare come bestie feroci capaci di uccidere senza pensare», «Gli uomini e le donne che consentono l'utilizzo dei propri talenti per fare film sugli exploit di quest'uomo sono a loro volta colpevoli di favoreggiamento nei confronti dei vergognosi intenti dei capitalisti occidentali»), pure alcuni intellettuali progressisti della Penisola non lesinano di scagliarsi contro 007. È il caso di Giorgio Bocca, che dalle colonne del Giorno si spinge a stabilire che «con l'ultimo James Bond la confessione del secolo arriva alla sincerità estrema: nel mondo contemporaneo sopravvive un unico valore, il denaro che ha nel sesso una componente piacevole, ma non indispensabile.