L’avventura italiana di James Bond
Ovvero lo sviluppo l’esplosione e la fine della bond mania
Di:Thomas Carta
Uno sceicco arabo di passaggio vuole assolutamente comperarla: è disposto a spendere sessanta milioni di lire, in realtà la AstonMartin ne costa solo ventotto. I rotocalchi dedicano a James Bond pagine sempre più numerose e colorate, ne riassumono i gusti e le abitudini, ne esaltano il fascino. Un settimanale scrittura una modella, la vernicia d'oro17, la manda in giro pochissimo vestita per le strade di Milano: la overetta viene quasi fatta a pezzi dalla folla, tuttavia tingersi d'oro rimane l'idea più consigliata per il Carnevale 1965. Il delirio creato tra i milanesi dall'esibizione della vettura bondiana è anche documentato da una prima pagina della Domenica del Corriere in cui, di fianco a un disegno dell'avvenimento, si racconta che l'automobile, esposta in Piazza del Duomo a scopo pubblicitario, è stata «presa di mira da una schiera di giovanotti e da ragazzetti che volevano “provarla”, tanto da costringere il suo autista a battere in ritirataper metterla al sicuro». A prescindere dalla fuga (poco elegante ma necessaria), si tratta evidentemente di un'azzeccata promozione, che secondo Il Nuovo Cittadino è riuscita a imporre il personaggio prima ancora che (ri)appaia sullo schermo. Gli fa eco Cineforum: «[…] la passione degli italiani (soprattutto di quelli, e sono i più, che
viaggiano in “Seicento” e si mordono le labbra ogni volta che vengono sorpassati da una macchina di cilindrata superiore) per l'automobilismo è toccata nel vivo e il meccanismo pubblicitario incomincia così a girare a pieno ritmo anche da noi». Ciò detto, il lettore non dovrà sforzarsi eccessivamente per comprendere perché i termini più ricorrenti negli articoli sono successo e fenomeno. Il Giornale del Mattino aggiunge che la gente ne parla come di una rivelazione, e L'Espresso Sera disillude chi cerca di sminuire l'ampiezza dei fatti assicurando che il successo è «totale» e che «più che ai ragazzi o ai giovanissimi, i quali anzi sono forse i più disincantati, “007” piace agli anziani, piace alle donne, ai poveri ed ai ricchi, piace agli ignoranti ed agli intelligenti, si può dire anzi che siano costoro i più fanatici». I fiumi d'inchiostro versati per soppesare ogni sfaccettatura del clamoroso universo bondiano (Il Nuovo Cittadino parla di un successo «travolgente», che per il Giornale del Mattino diventa «quasi morboso») non devono tuttavia ingannare. La coalizione di chi, dal punto di vista ideologico, è spinto a deplorare James Bond, si rafforza infatti in misura molto elevata, e le letture in chiave politica dei fotogrammi di 007 superano di gran lunga (soprattutto in fantasia) quelle cinematografiche. L'avvenire d'Italia, quotidiano cattolico di Bologna, riferisce per esempio che per alcuni critici le due ragazze bionde che fiancheggiano Bond «simboleggiano il ritorno dei cosiddetti ariani puri alla collaborazione delle forze della libertà», mentre Missione Goldfinger non sarebbe altro che l'«allegoria del conflitto futuro fra mondo anglosassone e razza gialla». L'Espresso Sera si dichiara ancor più allarmato e scorge nei lungometraggi della spia inglese una sorta di inno a un mondo sempre meno civile: […] l'agente «007» personifica addirittura non tanto l'eroe odierno, attuale, poiché l'umanità è ancora appesantita da remore sentimentali, dalla pietà, dal senso dell'onore, dalla misericordia, da tutti gli istinti fallibili dell'uomo, ma l'eroe di domani, quando veramente la società sarà automatica, l'uomo e la donna si incontreranno, si ameranno, concepiranno e non cercheranno nemmeno di vedersi, quando l'unico assoluto ideale sarà quello dell'obbedienza al bisogno comune a questo sterminato capufficio che ci priverà dell'anima dandoci in cambio servizi efficienti, stipendi altissimi, case con aria condizionata.