JAMES BOND, CINQUANT'ANNI DI UN MOSCHETTIERE
di Andrea G. Pinketts
La cosa più interessante è che non solo è riuscito a mantenere viva la sua passione ma sta disperatamente cercando di farsi mantenere dalla propria passione, per cui siete caldamente invitati ad acquistare il libro di Cappi e dell’amico Edward. Tenendo presente anche una cosa. Questo è un volume agile, esattamente come 007, contrariamente a quello di una noia clamorosa pubblicato negli anni ’60 e intitolato Il Caso Bond, una sorta di analisi sociologica e anche forse abbastanza in malafede a cui avevano collaborato Lietta Tornabuoni, Oreste Del Buono (tutti buoni) e persino Umberto Eco (che vi pubblicò appunto il suo saggio di Bond che poi sarebbe servito per Il superuomo di massa). In quel momento il fenomeno Bond era appena esploso, proprio come le basi dei cattivi di 007. Il fenomeno li preoccupava perché, essendo uomini di cultura, vedevano con sospetto questo rimbambimento del mondo per 007, non rendendosi conto che non si trattava di un rimbambimento bensì di un rimbambinimento, quindi una cosa assolutamente positiva. Questo è il libro di due appassionati, due persone che si sono dedicati a Bond fin da bambini. Due amatori nel senso superiore del termine, due dilettanti nel senso ottocentesco del termine: persone che facevano le cose per diletto, con tutta l'anima, al contrario del professionista che, ribaltando il valore che ha oggi questa parola nel mondo del lavoro, sembra quasi costretto a fare quello che fa. Da questo libro traspare molto amore, molta Russia con amore, molte altre cose presenti in tutti i romanzi di James Bond. Questa è veramente l’ultimissima cosa che dico: il rischio poteva essere, come sempre accade quando c’è una sorta di dedizione per un qualsiasi oggetto di culto, che i due autori, diventassero i classici fanatici. Ora, loro in realtà lo sono. Cappi e Coffrini Dell'Orto si vestono persino come James Bond. Però, rispetto ad altre genie di fanatici, hanno il grosso vantaggio di aver eletto a guida un personaggio come James Bond, quindi un bon vivant, un donnaiolo, uno che apprezza l’alcool e il rischio. Cosa che non è successa invece con un’altra grande setta, quella dei fanatici di Sherlock Holmes, che anche Andrea Carlo Cappi conosce molto bene. Esiste infatti una setta di sherlockiani che si vestono da Sherlock Holmes, che sono sempre in cerca di apocrifi ispirati al loro personaggio prediletto, che basano, veramente e totalmente, la propria esistenza nel cercare di inventare nuovi casi del celebre investigatore, in modo assolutamente palloso per chi li ascolta. Per un ovvio motivo: perché il buon Sherlock Holmes, che peraltro è un personaggio altrettanto interessante, è misogino. Sherlock Holmes è uno straordinario suonatore di violino Stradivari. Non avendo loro la possibilità di accedere a uno Stradivari, si accontentano di cercare di straziare le orecchie delle persone che vanno a seguirli, e soprattutto sono meticolosi e pignoli. Cosa che in realtà Sherlock Holmes non era. Al contrario di Sherlock Holmes, oltretutto, non assumono neanche cocaina, che li avrebbe vivacizzati e con loro anche la loro stessa esistenza e i loro stessi libri. Io mi rallegro che questi due autori abbiano scelto, invece, James Bond, perché loro si meritano James Bond e James Bond si merità loro. Pensate poi se fossimo stati costretti, in questa sede, a parlare di Miss Marple, con Cappi vestito da signora inglese degli anni Trenta.