- Luca Ward?
- Eccoci qui!
- Il mio nome è Bond, James Bond...
- James Bond, esatto.
- Parlarti al telefono è impressionante, perché mi sembra veramente di parlare con James Bond…
- Addirittura? No…
- Raccontaci com'è nato il tutto: dal primo provino che hai fatto.
- La prima volta che io sentii parlare di 007 fu da Pino Locchi, quando avevo una ventina d'anni e già lavoravo con lui da parecchio tempo. Un giorno mi disse, mentre eravamo a pranzo durante un doppiaggio, “Secondo me, tu un giorno farai 007” e io gli risposi: “Beh, magari, Pino! Non penso che sarà possibile”. E, invece, quasi un ventennio dopo, quindici anni dopo, spuntò un provino per 007. Purtroppo, Pino non c'era già più; era scomparso due anni prima. Andai al provino. La prima volta era semplicissimo: un provino su di una sola frase.
- Quale frase era?
- Il mio nome è Bond, James Bond. Quella. Soltanto quella. Ti giocavi tutto su una cosa piccolissima, cortissima. Loro, quindi, praticamente, volevano sentire soltanto il fascino e la simpatia di una voce. Non discutevano la bravura degli artisti, ma cercavano soltanto fascino e simpatia. Quelle caratteristiche che, del resto Pino Locchi ha saputo interpretare, e bene, per molti anni. La prima volta che io andai a quel provino non riuscii a farlo. Perché mi emozionai talmente tanto che la mia voce non usciva come avrebbe dovuto uscire, tanto che il direttore del Piaggio, che era Pino Golizi, che mi conosce molto bene, ha capito al volo e mi ha detto “Guarda Luca che è arrivata una telefonata e devi scappare a casa. Corri, il provino lo farai un altro giorno”. E così feci: tornai il giorno dopo e, invece, feci un provino bello, giusto. Tutti i test andarono a Londra e due giorni dopo noi cominciammo il film, senza aver ancora avuto la risposta dei provini, perché tutti (la Uip e Pino Golitti) erano convinti che la voce giusta fosse la mia e,
infatti, la risposta arrivò mentre eravamo già in lavorazione.
- Domanda da profano: non sapevo che da Londra dovessero dare l'approvazione.
- Come no! La dovevano dare sia Brosnan sia la Universal. Assolutamente: i test sono stati sentiti da una quarantina di persone. Però noi abbiamo rischiato, perché il film doveva uscire e non potevamo aspettare più di tanto. La Universal Italia, nella figura di Paolo Mangiavacchi, che era il capo-edizioni della Wip, decisero di partire con Ward e … “che Dio ce la mandi buona”. Due giorni dopo, infatti, arrivò la risposta, ed era “Ward”.
- Per me la scelta è stata perfetta. Non c'è più Locchi, per ovvi motivi, ma la prima volta che ho sentito la tua voce ho pensato “complimenti: hanno fatto davvero un gran lavoro”!
- Grazie. E', comunque, sempre un lavoro di squadra, devo dire. Il nostro è un lavoro fatto da più persone: ci sono il direttore del doppiaggio, il dialogista e poi, naturalmente, l'attore che va al leggio e cerca di esprimere con la propria voce tutta una serie di emozioni da trasmettere alle orecchie degli italiani.
- Indubbiamente. Raccontaci qualche cosa di Pino Locchi, che per me è stato un mito d'uomo.
- Locchi era un metro e cinquanta d'uomo, con una voce straordinaria e mi diceva sempre: “Sì, sì, io son nano”, perché io sono alto e lo prendevo sempre in giro chiamandolo “nanetto”, “sì, sì, nanetto, però io ho doppiato gli attori più alti degli Stati Uniti”. E aveva ragione, perché doppiava questi colossi d'uomini con questa voce meravigliosa che aveva.
- Sì, era veramente un grande. Poi so che hai anche conosciuto Brosnan…
- Sì, come no, l'ho conosciuto all'Hasler di Roma. E' una persona molto molto carina, tanto che mi disse addirittura “ce l'avessi io, la voce tua”!
- E poi l'hai anche incrociato su una nave di Greenpeace..jpg)
- Come no, quello è stato il primo incontro, a Mururoa, al tempo del “caso” sull'esplosione nucleare nell'atollo.
- Ma tu lo doppiavi già o non ancora?
- No, no, io non lo doppiavo per niente. Non immaginavo affatto che poi l'avrei incontrato di lì a poco, pochissimotempo. Non ne sapevo niente. Ci siamo soltanto incontrati in una
situazione completamente diversa, perché era una contestazione contro quel disastro che stavano facendo.
- Sei tutt'ora in contatto con Brosnan? Vi sentite ogni tanto?
- Ogni tanto sì, soprattutto quando lui viene in Italia…
- Ma allora chi lo fa il prossimo Bond: lui o tu?
- No, io no, assolutamente! Penso che lui sia stato riconfermato, anche se non voleva più interpretare 007, ma hanno fatto una serie di provini e pare che non abbaino trovato nessun altro adatto e, quindi, forse lo interpreterà ancora lui.
- E invece Connery, che è stato uno dei personaggi storici cui Locchi ha dato la voce, da chi viene doppiato adesso; non sei tu, se non sbaglio.
- No, no, io sono troppo giovane. L'ha doppiato Merli, Alberto Maria Merli, che era il cattivo della Freccia Nera.
- Tu che non sei soltanto un doppiatore (soltanto, naturalmente, tra virgolette!) hai conosciuto altri attori del “Mondo Bond”. Mi riferisco, ad esempio, a Daniela Bianchi, Ursula Andress, Luciana Palazzi, Adolfo Celi, Corinne Clery,
- Adolfo Celi, sì, lo conoscevo fin da bambino, perché era un amico di mio padre.
- Ah, questo non lo sapevo. Lui è il mio mito! E' il mio cattivo preferito! Raccontaci, se ti viene in mente, qualche aneddoto su Celi che, per me, veramente è straordinario.
- Eh, beh, sì, è stato un grande! Di Adolfo Celi mi ricordo una volta, in vacanza al mare. Stavamo giocando a palla, con un gruppo di ragazzini; a un certo punto è arrivato un gruppo di ragazzotti un po' più grandi che ci hanno rubato il pallone, che era un pallone di cuoio, poi
- Che all'epoca costavano una fucilata!
- E allora è arrivato lui, Adolfo Celi, con la “canotta”, cioè con la canottiera bianca, è andato da loro facendo la voce da “coatto vero ” , gli ha dato un calcio nel sedere a tutti quanti e li ha mandati via.
- Per me lui rimane il professor Sassaroli di Amici Miei, un film secondo me irraggiungibile, e, ovviamente, in quanto presidente del Bond Club Italia, rimane Emilio Largo, uno dei “migliori cattivi” della serie, a mio avviso.
- Aveva quella che si definisce una “mimica immobile”, poiché lui effettivamente non faceva niente, però poi, alla fine, faceva tutto.
- E poi aveva anche lui una bella voce profonda!
- Come no? Infatti faceva anche lui il doppiaggio.
- Questa è una domanda “femminile “che mi ha chiesto di farti mia moglie: che effetto fa, per uno come te (non uno come Pino Locchi: lei asserisce che sei un bell'uomo!) doppiare tutti i più grandi sex-symbol del cinema internazionale?
- Innanzitutto è un punto d'arrivo notevole, perché credo che il doppiaggio sia uno dei settori dello spettacolo più difficili in assoluto e, infatti, soltanto pochi attori riescono a farlo a un certo livello. Soltanto chi è veramente attore può fare il doppiaggio. Arrivare, poi, a doppiare tutte le star del cinema americano, e non solo, e, soprattutto, un certo tipo di attori, è un risultato che fa sicuramente piacere. E' difficilissimo il doppiaggio, un mestiere veramente complicato.
- Anche perché si stravolge completamente l'essenza di un film, se non si riesce a fare nel modo corretto.
- Noi abbiamo, comunque, una responsabilità verso l'attore che stiamo doppiando, in primis, e poi la responsabilità verso il nostro pubblico che va a sentire il film. Perché la voce fa parte della “colonna sonora” di un film.
- Dì la verità: hai “abusato” spesso della tua voce, quanto meno per telefono…
- Qualche volta sì, ma soltanto per fare qualche prenotazione aerea quando mi dicevano che non c'era posto. In quel caso “c'ho provato alla grande” e mi è andata bene: il posto, infatti, è uscito fuori.
- Un'ultima domanda: che cosa farai “da grande”?
- Sogno di fare il giro del mondo in barca a vela! Dal punto di vista lavorativo, invece, adesso inizierò a fare un po' di cinema, che mi manca, e ritorno alla televisione. Senza dimenticare il doppiaggio, naturalmente, che non ho mai lasciato.