Il Bondgustaio - Drinks, food e Bond-vivre

Sesta puntata
© Pietro Carlo Ferrario 2007
"Casino Royale: dal set al Mount Gay and Soda, con tanto Vesper"
Prologo
Martedì 16 dicembre 2006. Milano.
Insieme a Luca Bonacini, co-presidente della "Shaken not Stirred" cui fa capo il Bond Point Club, stiamo assistendo
emozionati all'anteprima nazionale di Casino Royale al Cinema Odeon di Milano, o meglio una delle anteprime, se
vogliamo considerare quella di Roma, organizzata dalla New Holland in Piazza del Popolo, e quella di Venezia, promossa
da Mestiere Cinema. Poco lontano siedono Andrea Carlo Cappi, Ilario Citton e due amiche dell'Hotel De
Milan. La serata di beneficenza è stata organizzata dal F.A.I., in collaborazione con lo 007 Admiral Club e l'appoggio
di Mestiere Cinema, per raccogliere fondi da destinare alle attività dell'associazione, che ha concesso alla EON di
girare alcune scene a Villa Balbianello di Lenno.
Sono mesi che aspettiamo trepidanti questo momento e, dopo sentimenti alterni, un bombardamento quotidiano di
notizie che si inseguono, una gragnola di anticipazioni incalzanti che si contraddicono, supposte verità, asserzioni e
presunzioni, siamo finalmente, qui, a vedere il film più atteso della saga da noi prediletta. Si spengono le luci e veniamo
proiettati nello schermo, assorbiti completamente dal ritmo incalzante del film.
Questo è un inizio. Ma potrebbe essercene un altro.
Giovedì 1 giugno 2006. Lenno. Villa Balbianello.
Sono seduto ad un tavolino da giardino nello stesso luogo in cui hanno girato "Star War - Episode II". Sullo sfondo il
Lago di Como. Indosso un maglione colore terra di Siena ed un lupetto. Di fronte ho un professore di Como ma
indossa la tunica di un infermiere. Io dovrei essere un paziente di una immaginaria clinica, almeno così mi aveva
spiegato Lindy Hemming, la capo costumista. Una clinica ed il suo parco ricreati, qui, nella Villa. Lindy, la mattina del
giorno prima, mi aveva spiegato che il mio pallore naturale, assunto dopo mesi passati tra i fascicoli, codici e codicilli
del mio studio, non richiedeva l'intervento del trucco. Tuttavia, dopo un giorno e mezzo ad aspettare sul set, riverberato
dal sole del lago, di essere chiamato per comparire in una delle scene di Casino Royale, ho assunto la carnagione
propria delle giornate agostane. Così, più che un esangue anemico, ricordo Roger Moore, quando, vestito in
modo analogo, in quella fotografia di Cortina, posa accanto alla Lotus amaranto sul set di Solo per i tuoi occhi.
In ogni modo, un po' per l'abbronzatura novella, un po' per l'abbigliamento, più che un paziente sembro un visitatore
della clinica, tant'è che, più tardi, verrò chiamato a salire su un motoscafo di lusso per girare un'altra scena del film.
Dicevamo del tavolino: per contratto, devo muovere le pedine della scacchiera da Black Jack e, sorseggiando una
tazza di tè. Sempre per finta, devo parlare con il professore. Ma a far finta di dialogare, movendo le labbra come
degli automi, ci sentiamo cretini, così iniziamo a discutere del più e del meno ed il professore inizia a sottopormi un
caso interessante che lo riguarda. Questo colloquio mi porterà, venti giorni più tardi, nel mio Studio a Modena, ad
aprire un fascicolo azzurro con il nome del professore di scuole superiori. Insomma non riesco proprio a staccare dal
lavoro, neanche sul set di Casino Royale!
In realtà sono emozionato come non mai, direi felice. Figurarsi, un bondofilo da sempre che riesce a coronare un suo
sogno, comparendo in due scene di un film della saga (una terza scena girata dall'elicottero è stata tagliata… speriamo
nei backstage del DVD), oltretutto un film tratto direttamente da un romanzo di Ian Fleming, forse il più amato.
Mi sento doppiamente fortunato considerando che tante comparse -eravamo una quarantina- sono state allontanate
a conclusione del giorno prima senza girare alcuna scena. Oltretutto alla fine, nel film, compariremo nel film giusto in
dieci: due suore, un paziente anziano in vestaglia blu, un giardiniere, un medico originario della Puglia, un paio di
infermieri, la signora che girava con me sul motoscafo (ma bisogna avere due occhi da cacciatore esperto per notarlo),
il professore-degente ospedaliero ed io. Di tanti altri giardinieri, medici, visitatori, infermiere, altre suore, altri
pazienti, nulla: una strage!
A pochi metri Giancarlo Giannini si muove da maestro riuscendo a far ridere il serissimo Daniel Craig con esclamazioni
colorite in italiano indirizzate a due attori nerboruti, che lo "elettrizzeranno" poco più tardi.
A un certo punto, per rompere la fame, Giancarlo Giannini afferra un sandwich preparato da cuochi di Praga secondo
inverosimili ricette britanniche; addentatolo e avvedutosi dell'esecrabile gusto, facendomi l'occhiolino, lo getta nel
vaso di una pianta, ornamento del set studiato da Peter Lamont, che si trovava vicino alla mia postazione. Daniel
Craig mi guarda negli occhi con uno sguardo che potrebbe congelare chiunque ma non si accorge del fugace gesto
del grande attore italiano.
Eva Green, invece, è all'approdo delle barche per un servizio fotografico ma non risulta particolarmente socievole. I
tecnici provano le luci e l'audio. Mettono a punto ogni accorgimento. Tutto è pronto. Martin Champbell esclama
"Rolling!!".
Sono dentro il film. Più di così…
Questo è uno splendido inizio. Ma ce ne potrebbe essere un altro.
Riavvolgiamo il nastro della memoria ancora di due giorni.
Quarterdeck la rivista dello 007 Admiral Club numero 0014 anno 2 007
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Martedì 30 maggio 2006. Giorno del mio compleanno. Stresa.
Luca ed io siamo stati convocati sul Lago di Como. Pertanto, la mattina stessa, rientrato da un'udienza, ho chiesto
alla mia socia di farmi un bel regalo e di affrontare l'emergenza della mia inopinata "scomparsa". Esaminati insieme
in fretta appuntamenti e scadenze, ho subito fatto la valigia e nel giro di un ora, Luca ed io eravamo in viaggio.
Barbara Broccoli e Michael G. Wilson ci aspettavano a Stresa al Villa D'Este! La produzione aveva, come anticipato
nella prefazione di Mai dire mai a un Martini Dry, già vagliato alcuni Bond Point liguri e veneziani, per poi sceglierne
tre (Villa D'Este, appunto, Cipriani e Bauer), non tanto per girare quanto per farvi soggiornare i produttori, gli attori e
la troupe (beati loro!).
Arrivati sulla terrazza del Villa D'Este, il Grande Ilio Chiocci ci porta al cospetto di Barbara e Michael. Ci viene
ammannito un memorabile Martini-dry ma lo dobbiamo, subito, appoggiare su un tavolo, perché ci tremano le
gambe. Dietro il bancone, neanche a farlo apposta, domina la targa dei Bond Point con lo sguardo sornione di Sean
Connery. Barbara è splendida, molto più giovanile di quanto credessi. Michael più circospetto. Ma abbiamo modo di
parlare del nostro progetto e di far loro i complimenti per quello che stanno facendo per gli appassionati come noi.
Barbara è molto rincuorata dalle nostre parole, che accetta come sincere e non come blandizie. Sono, infatti, mesi
che i due Produttori non vengono che stigmatizzati dai giornalisti e dai fan. Non ne possono più di detrattori schizofrenici
e desiderano ricevere un po' di fiducia. Barbara mi prende sottobraccio e mi dice che abbiamo avuto un'idea
grandiosa. E' ammiccante e fa qualche apprezzamento. Io sono più vermiglio di un peperone calabro e Luca mi deve
dare una pacca per riprendermi. Al tavolo accanto Lindy Hemming, Tony Waye, Gene Wilson ed un giovane fidanzato
di Barbara Broccoli se la ridono della grossa.
Dopo una ventina di minuti, ci congediamo. I Produttori sono stanchi, segnati dalla giornata di lavoro trascorsa a girare
la scena a Villa Gaeta che chiude il film, nella quale Bond, rimasto padrone del campo, nonché delle spoglie dei
vinti, pronuncia finalmente il suo nome, in pratica la battuta più famosa della storia del cinema.
Barbara e Michael ci salutano con la promessa di vederci presto, molto presto… infatti, il giorno dopo -come ho anticipato,
sarò sul set per "lavorare" come comparsa (anche se avrei pagato io pur di vivere quell'esperienza).
Insomma, più dentro la storia di 007 di così…
Il film
Dopo ben tre prologhi, parliamo di Casino Royale. Tratto dal primo romanzo di Fleming datato 1953, ripercorre i primi
passi della carriera di James Bond, nel periodo precedente alla famosa licenza di uccidere. Una sorta di bildungsroman
di 007. L'antagonista di turno si chiama Le Chiffre, banchiere delle organizzazioni terroristiche mondiali, che può
essere fermato solo vincendo una lunga partita a poker in occasione di un torneo milionario al… Casino Royale.
Bond girl importante è, invece, la bellissima Eva Green ma c'è anche Caterina Murino, attrice sarda ventinovenne.
Nel cast compaiono altri due attori italiani: Giancarlo Giannini e Claudio Santamaria. Tutti bravissimi.
In questo film, il personaggio di Bond, piuttosto cupo e ancora goffo, che abusa fin troppo della licenza di uccidere
(sezione doppio zero), la quale gli è stata appena concessa, s'inventa lì per lì la ricetta di uno speciale vodka Martini,
vince la sua prima Aston Martin e, grazie a Vesper Lynd (Green), indossa il suo primo vero smoking sartoriale, ossequiando
la regola che impone il rito della vestizione in ogni film che narra le origini di un personaggio della finzione.
Quello che si vede in Casino Royale è, in altre parole, un Bond insieme passato, presente e futuro. Si riparte dalla
prima storia, ma la si ambienta ai giorni nostri e s'introducono gli elementi fondanti per ricominciare la serie con rinnovato
vigore.
Bond è tornato alla grande. Ha battuto ogni record di incassi, si è imposto per l'ennesima volta come fenomeno
mediatico ed è nuovamente -incredibile a dirsi- di moda (o forse, non ha mai smesso di esserlo). Ciò è ancora più
sensazionale se si considera che la scelta di Daniel Craig era stata accolta con le descritte polemiche ed insurrezioni.
Tale viscerale idiosincrasia palesata senza alcun timore nei confronti del nuovo attore da parte dei fan di tutto il
mondo, sembrava già ingiustificata allora e, oggi, il successo di Casino Royale e la qualità del film la smentiscono
definitivamente. Daniel Craig non è elegante ma è un Bond efficace, al passo con i tempi e non codino e polveroso,
ma, nel contempo, anche molto vicino al personaggio del primo romanzo di Ian Fleming. Giusto per fare un esempio
a tutti caro, nel giro di pochi minuti lo 007 di Craig ci fa capire, con risposta tacitiana, che se il Cocktail Martini è agitato
o mescolato non gli interessa nulla (dice: "Che vuoi che me ne freghi!?" In lingua originale, il bartender chiede:
"Shaken or stirred?" E Bond replica: "Does it look like I give a damn?") ma, nel contempo, ordina - per la prima volta
nella sua ultra quarantennale esperienza cinematografica - l'amatissimo Vesper, dettandone la ricetta con inusitata
precisione. Proprio quel Vesper che del circuito Bond-Point è divenuto il simbolo, quel drink i cui ingredienti sono così
difficili da reperire e ancora di più da miscelare. Lo stesso drink che ormai viene -non del tutto correttamente- considerato
il vero Martini di James Bond.
Per noi amanti della buona tavola e della miscelazione creativa il film è entusiasmante, ricco di riferimenti eno-gastronomici,
oltre che fedele al romanzo di Fleming. In effetti, Bond non beveva così tanto dai tempi di Goldfinger, anzi
batte il record dei drink assaporati da 007, fino ad oggi detenuto da quest'ultimo film. Insomma, in una sola avventura
cinematografica, il primo di quella che, si dice, sarà una trilogia, Daniel Craig si impone, in assoluto, come lo 007 che
ha bevuto e ordinato più alcolici, oltre che ordinato ed assaggiato più caviale Beluga.
Il Mount Gay ed altri rum di Bond
Quarterdeck la rivista dello 007 Admiral Club numero 0014 anno 2 007
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Iniziando dalle prime scene del film ambientate alle Bahamas, Bond, ancora lievemente sciamannato (pare che l'intervento
di Vesper sullo stile sia salvifico), ordina all'Ocean Club un Mount Gay and soda.
Il Mount Gay Rum è prodotto nelle Barbados a far data dal 1703 dall'omonima azienda, già denominata Mount
Gilboa; è ritenuto un rum di pregio, che come tutti i rum di questo paese fa trasparire umori di affumicato e di cuoio.
La Mount Gay è particolarmente attiva nello sponsorizzare regate ed eventi sportivi ed il fatto che sia l'ingrediente
principale del primo cocktail richiesto da Bond non è frutto del caso o di un uzzolo degli sceneggiatori, bensì di un
preciso accordo contrattuale con la pluri-iridata casa caraibica.
Al di là dei soliti contratti di piazzamento del prodotto che - come più volte ho avuto modo di evidenziare (il frutto
degli approfondimenti è talmente corposo che prima o poi finirò per scrivere un libro di carattere giuridico sulle negoziazioni
commerciali) - connotano l'intero percorso cinematografico di 007 fin dagli esordi.
Il rum, infatti, era già apparso varie volte nei film della saga bondiana: in Licenza di Uccidere, ad esempio, Quarrel si
disseta con grandi sorsate da un bottiglione di rum, tanto da fornire l'occasione a Felix Leiter di ironizzare sull'alito
del medesimo, alito che potrebbe addirittura intimorire il Drago di Krab Key (anche nell'omonimo romanzo Quarrel
ingolla rum a fiumi); in Thunderball Emilio Largo beve un Rum Collins, cocktail a base proprio del noto liquore amato
da tanti pirati del passato, degni antenati del personaggio bendato; nello stesso film, durante il Junkanoo, 007 riesce
a sfuggire agli uomini di Fiona appiccando fuoco con una bottiglia di Bacardi; in La spia che mia amava è Anya
Amasova a preferire Bacardi on the rocks al Mojaba club; in Bersaglio Mobile Zorin manda a fuoco il municipio di Los
Angeles utilizzando due molotov fabbricate con una bottiglia di Perrier ed una di Bacardi; in La morte può aspettare,
durante l'incontro con Raoul a Cuba, Bond stesso beve ben due bicchieri di un Havana Rum invecchiato 30 anni
(riferimento confermato da Raymond Benson nella novelization omonima).
Negli scritti di Fleming, invece, 007 corregge il caffè con il rum a bordo della Colombina in Risico e, tornando al
romanzo che ha ispirato il film in esame, al cameriere dell'Hermitage Hotel, oltre a richiedere un Americano per se (il
primo cocktail di 007) e un Fin à l'eau per Rene Mathis, richiede un Bacardi per Vesper.
In definitiva Bond ha sempre avuto una certa dimestichezza con il rum. D'altra parte è un ufficiale di Marina, con una
grande passione per il mare e per la vela (hobby questo soprattutto infuso da John Gardner) ed è, quindi, naturale
che ne abbia sempre una bottiglia, custodita in cambusa ("sotto coperta").
Come dicevo, questo liquore dissetava marinai, corsari e… pirati. Rumballion e Rumbastion, trambusto e violenza,
erano, infatti, il credo dei pirati della Tortuga. Quelle esclamazioni contratte divennero da allora "Rum", allegoria di un
certo modus vivendi. Rum divenne anche il nome di un tipo di distillato della melassa o di quello dello sciroppo, che
si ottiene dalla fabbricazione dello zucchero di canna, materia facilmente reperibile in tutto l'arco caraibico. Le pinte
di questo liquido dai toni "carta bianca" o "de oro", ambra o bruno, divennero merce di scambio, moneta sonante,
droga insostituibile prima degli assalti pirateschi. Il Rum, potente ristorativo, giunse ad essere, così, un dolce compagno
delle notti di luna, quando i galeoni sostavano nelle acque di qualche baia nascosta. Oggi il Rum è diventato un
distillato d'élite per la preparazione di validi cocktail e long drinks, tanto da contendere al Gin la palma del più duttile.
Come sopra abbiamo avuto modo di vedere, il rum più presente nella storia di Bond è quello cubano, chiaro e aromatico
ed essendo molto leggero si presta per l'aperitivo. Tuttavia, la marca più famosa, il Bacardi, è prodotta fuori
dell'isola. Proprio da Cuba, invece, proviene un rum scuro e abboccato.
Tutti gli altri drink del film
Tornando al film del 2006, Bond e Solange bevono due flute di champagne.
007, poco dopo, ordina una bottiglia di Bollinger Grande Année con caviale Beluga per una persona: ha, infatti, deciso
di abbandonare la ragazza, lasciandole un buon ricordo di se, una sorta di biglietto da visita. Purtroppo per lei, il
rapido flirt con 007 non le lascerà nulla se non il viatico per una fine tragica.
Ad ogni buon conto è il dodicesimo film della serie nel quale Bond si avvale della Maison francese fondata nel 1829
per bere bollicine. La prima volta avvenne in Vivi e lascia morire ma è con Moonraker che la partnership si consolida.
Sacrificate quindi le preferenze del romanzo per il Taittinger Brut Blanc de Blanc 1943, il Taittinger 1945 o il Veuve
Cliquot (nel romanzo Bond beve qualcosa come quattro bottiglie di champagne).
Sempre alle Bahamas, all'aeroporto, è possibile scorgere un poster della Heineken ed è noto che la Casa, come già
avvenuto ne Il Domani non muore mai e La morte può aspettare, ha stipulato un contratto di product placement con i
produttori del film e ha posto in essere una faraonica campagna pubblicitaria parallela. Bond, tuttavia, non beve birra
durante il film, tenendo fede allo stereotipo cinematografico dell'eroe troppo "nobile" per bere tale bevanda considerata
popolare (nei libri -sappiamo- è diverso e tra le poche eccezioni cinematografiche ricordiamo Al Servizio segreto
di Sua Maestà e Vendetta Privata).
Sul treno diretto in Montenegro, Bond si disseta da un grande bicchiere di whiskey: dal colore potrebbe sembrare
bourbon. Poco dopo, sempre sul treno, 007 e Vesper si versano un bicchiere da una bottiglia di Château Angélus
Premier Grand Crù Classé '82, un Bordeaux prodotto a Saint-Emilion, Francia, di gran pregio (presto disponibile al
Caffè dell'Orologio). Naturalmente, Hubert de Bouard, proprietario di Château Angélus, è stato felicissimo di essere
pubblicizzato in tutto il mondo. Parlando della partnership con la Casa vinicola, anche l'amata Barbara Broccolli ha
commesso un errore dichiarando che "questa è la prima volta che un vino di Bordeaux viene bevuto in una scena di
film di Bond, il quale in passato ha sempre preferito il Dom Pérignon 1953 (1962 nel film "Dr. No") ma anche lo
Champagne Bollinger..". Pare, infatti, essersi dimenticata della scena conclusiva di Una cascata di diamanti e del
riferimento ne L'uomo dalla pistola d'oro.
Proprio osservando il bicchiere in questione è possibile notare un clamoroso blooper del film: Craig ed Eva Green
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ondeggiano a causa del movimento del treno ad alta velocità, tuttavia i liquidi nei bicchieri rimangono immobili.
Quando Bond e Vesper incontrano Mathis in un caffè, entrambi sorseggiano champagne. Nota curiosa è che il capo
della polizia con i baffi (istituzionale cammeo di Michael G. Wilson), nella stessa scena, sembra che stia bevendo un
drink a base di Campari. Potrebbe trattarsi di un Americano, vale a dire il primo cocktail bevuto da James Bond nella
sua pluridecorata carriera di bevitore, come si scopre leggendo il dossier dei sovietici nel romanzo Dalla Russia con
Amore (un giovanissimo James Bond è fotografato dai russi mentre siede ad un tavolino di un bar al sole con le
gambe accavallate all'inglese ed un drink in mano) e, ovviamente, Casinò Royale dello stesso Fleming (mentre tutti
devono Martini Cocktail, Bond ordina un Americano per inaugurare la sua ultra cinquantennale carriera di bevitore).
Finalmente il tanto a lungo anelato Vesper!!
Nel salone del Casinò, Bond inventa il Vesper, miscela di gin (Gordon nel romanzo, come nel film), vodka (scompare
la dissertazione in merito alla qualità della vodka a base di grano o di patate del libro) e Kina Lillet (la Kina Lillet non
è più in produzione, ma nei Bond Point potrete trovare il Lillet Blanc, attualmente in commercio).
James Bond ne beve almeno tre durante la partita a Texas Holdem Poker, imitato da altri tre giocatori della super
partita (uno dei quali è Felix Leiter). Nota curiosa è che tra le bottiglie esposte dietro il bancone del bar è possibile
scorgerne una di scotch Pinch, uno dei preferiti da 007 nei libri.
Più tardi, il Comandante Bond ordina due ulteriori martini (uno è il classicissimo Vodka-Martini ma, come ricordato,
non importa se mescolato o agitato) e dichiara a Vesper che ha deciso di dare il nome di quest'ultima al drink da lui
inventato, perché… una volta provato non ne puoi più fare a meno!
Il Vesper era, fino ad oggi, la chimera della miscelazione. Fin dalla lettura di Casinò Royale mi sono sempre chiesto
se mai sarei riuscito a vedere un attore ordinarlo in un film. Osservare Bond riuscire a stupire Felix Leiter e, nel contempo,
gratificare Vesper Lynd nel conferire il di lei nome al cocktail è stato una soddisfazione da cultore. Ogni qualvolta
abbiamo visitato un Bond Point per una consegna ufficiale, ogni qual volta siamo stati intervistati in radio, in
televisione o sui giornali, abbiamo sempre dovuto mestamente dichiarare che il Vesper al cinema non si era mai
visto.
Devo ammettere che, fino al momento dell'acquisto dei diritti di sfruttamento cinematografico del romanzo da parte
dell'EON, ho anche dubitato che in un film il Vesper potesse mai vedersi. Per fortuna sono stato smentito dalla
Storia.
Questo cocktail è importante, in quanto è frutto della più famosa ricetta del medesimo James Bond. Dopo la morte
dell'innamorata, Bond non ne farà brevettare la ricetta stessa come dichiarato a Felix Leiter, né lo berrà più: ricorrerà
esclusivamente alla ricetta convenzionale del Martini e del Vodka-Martini, salvo chiedere l'intervento dello shaker
nella miscelazione degli ingredienti (a differenza di quanto avviene in questo film. Ma nei prossimi? N.d.R.).
L'unico che pare dimenticarsene e che riesce a fare una incredibile confusione è John Gardner, in Nessuno vive per
sempre, forse a causa degli effetti di una crapula eccessivamente innaffiata dall'alcol. Bond arriva al Sofitel, in Place
Saint-Pierre-le-Jeune a Starburgo:
"Andò al piccolo frigorifero-bar e si preparò un martini, notando con soddisfazione che il gin era un ottimo Gordons e
che pure la vodka era apprezzabile, anche se dovette accontentarsi di un vermouth Lillet, invece del Kina da lui preferito.
"
Evitando ogni commento su un autore che, scrivendo di James Bond dovrebbe essere un po' più ferrato in materia di
alcolici, torniamo a varcare le porte del Casinò Royale.
Prima che Bond attribuisca il nome della protagonista del romanzo al drink, Bond lo aveva provvisoriamente appellato
Cocktail Molotov, in memoria dei due bulgari saltati in aria con la loro bomba destinatagli, facendo, quindi, ricorso
al nome della famigerata bottiglia incendiaria inventata da Vjaceslav Molotov, famoso soprattutto per essere stato il
Ministro degli Esteri Sovietico, il quale concluse, nel 1939, il patto di non aggressione con la Germania nazista.
A differenza che nel film, nel romanzo Bond non critica il nome della ragazza e afferma:
-Penso che sia un bel nome, -disse Bond, e aggiunse, colto da un idea improvvisa, -potete prestarmelo?-Le spiegò
che stava cercando un nome per il Martini speciale che aveva inventato. -Vesper mi pare assai indicato per l'ora crepuscolare
in cui il mio cocktail sarà bevuto d'ora in poi in tutto il mondo. Posso chiamarlo così?
-Solo quando l'avrò provato. -concesse la ragazza. -Deve essere qualcosa di fantastico."
E' interessante scoprire che nel '53 Bond manifesta il dono del vaticinio nell'affermare che il Vesper "sarà bevuto" in
tutto il mondo. Oggi, anche grazie ai Bond Point - dove è il principale vessillo del Club- ed al successo di questo film,
ciò corrisponde al vero, quando, solo una decina di anni fa, lo si poteva trovare esclusivamente nei bar in cui operava
il nostro Nume tutelare, Mauro Lotti, o Rick Fisherman, fondatore a Los Angeles al Rick's Martini Club.
Ecco la ricetta del famosissimo cocktail:
- 3 dosi di Gordon Gin;
- 1 di Vodka di grano, con la quale probabilmente Fleming intendeva riferirsi a quella russa e non a quella
polacca (quella di patate, N.d.R.);
- ½ di Lillet, aperitivo biondo a base di vino, nato nella zona della Gironde nel 1887.
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- scorza di limone.
Occorre versare con attenzione i liquidi nello shaker con una manciata di cubetti di ghiaccio cristallino ed agitare per
pochi istanti, versando il tutto in una coppa da champagne grande e ghiacciata. Infine, si può decorare ed aromatizzare
con una scorza larga di buccia di limone.
Un'infedeltà riscontrabile nel film del 2006 è relativa al bicchiere: a Bond servono il Vesper in una coppetta da Martini
mentre Ian Fleming parla di "una grande coppa di champagne". Inoltre, la scorza di limone è tagliata in modo sottile
e forma una piccola spirale.
La vodka che sponsorizza questo film e che costituisce l'ingrediente "forte" dei Martini di Bond è di nuovo, dopo la
Finlandia di La morte può aspettare, la Smirnoff. Possiamo, così, dire che tutti gli attori che hanno interpretato l'agente
segreto hanno bevuto vodka Smirnoff.
Infine, nella sua suite d'albergo, lo Splendid, si può vedere Bond versarsi frettolosamente un abbondante bicchiere di
whiskey da un decanter e lapparlo avidamente, per riprendersi da uno scontro traumatico avuto con alcuni rivoluzionari
africani. Lo stesso Mathis successivamente beve un bicchiere di whiskey ma anche champagne.
A propria volta Vesper beve diversi drink, incluso una parte del Martini inventato per lei. M, una sorta di madre vicaria
del protagonista, beve, invece, un bicchiere del solito bourbon, mentre Le Chiffre champagne, po' come lo stesso
personaggio interpretato da Orson Welles nel film del 1967. Felix Leiter sembra dissetarsi con whisky, in modo non
dissimile dal romanzo nel quale beve due bicchieri di Haig and Haig on the rocks.
Il sottoscritto, invece, in una delle scene girate come comparsa, si è -ricordiamo- dovuto accontentare dell'assai più
prosaico tè.
In totale Bond, in questo film, trangugia almeno dodici drink (ma una visione attenta del futuro DVD potrebbe portare
all'individuazione di un numero superiore). Un numero notevole di bevute per un solo film che tende, come non era
mai successo prima, a coincidere con quello del romanzo: 13.
Nel romanzo del '53, infatti, Bond beve -come in parte già esaminato-:
1. un Americano;
2. un whisky liscio come aperitivo di una cena a base di "pâté de foie gras e la langouste fredda";
3. un Vesper;
4. un bicchiere di vodka ghiacciata e almeno un flute di Taittinger Brut Blanc de Blanc 1943 per accompagnare
caviale, tournedos molto piccolo, appena scottato, con souce béarnaise e un coer d'artichaut, mezzo avocado condito
alla francese (Vesper, invece, ordina caviale, rognon de veau alla griglia con pommes soufflés e fraises de bois
con molta panna);
5. non meno di tre bicchieri di Veuve Clicquot (di cui una sposata con uova strapazzate e bacon);
6. quattro bicchieri di champagne non meglio specificato;
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7. infine, un brandy come digestivo all'Auberge du Fruit Défendu dopo essersi satollato con un delizioso paté di
fegato fatto in casa servito su croccante pane francese cosparso di burro giallo tenuto in freddo fra i cubetti di ghiaccio,
un'aragosta e fragole di bosco alla crema.
Se quindi il nuovo Bond di Craig è molto vicino al Bond-bevitore del romanzo, ne rimane completamente discostato
sotto il profilo del tabagismo: non tocca mai le sigarette, nonostante le proteste dell'attore, il quale voleva, anche in
minima parte, emulare il modello originale, che fuma almeno settanta sigarette al giorno.
Di Casinò in Casino
Per completezza ricordiamo che, sotto il profilo eno-gastronomico, mentre il fumetto di John McLusky e Henry
Gammidge pubblicato nel '58 sul "Daily Express" è incredibilmente fedele al romanzo (vengono riportate addirittura le
ricette), la versione televisiva della serie "Climax!" andata in onda nel '54 sulla CBS lo è molto meno. Il Bond americanizzato
di Barry Nelson ordina solo scotch con acqua, che oltretutto non tocca nemmeno, mentre il Leiter inglesizzato
(Clarence Leiter…sic!) richiede scotch and soda al bar del Casinò.
Anche la versione del 1967 con Peter Sellers, David Niven, Woody Allen, Orson Welles, Ursula Andress, Caroline
Munro, Vladek Sheybal e Burt Kwouk (questi ultimi attori sono tutti comparsi nei film della serie 007) non rende giustizia
alla passione del Comandante Bond per l'alcol. Rimane, comunque, l'unico film nel quale viene pronunciato
espressamente il nome "Taittinger" (in Dalla Russia con Amore il riferimento è surrettizio).
Sir James Bond (interpretato da Niven) nel castello McTarry in Scozia, durante la cena assapora un bicchiere di
scotch e, quando tutti sono sopraffatti dall'alcol, impugna l'intero decanter di whisky e un bicchiere, portandoli con se
in camera (un bicchiere viene, più tardi, bevuto a letto). In ufficio beve tè cinese (al gelsomino nella versione originale).
Quando Evelyn Tremble-James Bond, interpretato da Sellers, fa visita a Vesper Lynd, beve un Martini preparatogli da
quest'ultima mentre più tardi gli viene ammannito champagne da Miss Goodthighs. Un altro bicchiere del prezioso
nettare sarà in bella vista innanzi a lui durante la partita a baccarat contro Le Chiffre.
Il Dr. Noè (il nipote di Sir James Bond di Woody Allen), infine, all'ora dell'aperitivo, si abbevera sempre da coppe d'argento
colme del proprio champagne preferito, Taittinger a raffreddamento pluviale!
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Quarterdeck la rivista dello 007 Admiral Club numero 0014 anno 2 007
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VALENTIINA PAGGII la nostra bella spia con
licenza di scrivere, ha scovato presso la boutique milanese
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