In viaggio con la spia: In Giappone sulle orme di James Bond
Ovvero si vive solo 2 volte: una per te una per il club
Di: Roberto Manca
Questa volta, dopo tante missioni, in viaggio sulle orme del mito non è andato il vostro presidente, bensì uno dei nostri soci storici, da sempre inscritto al club, in compagnia della sua bella e sopportevole moglie. In realtà, sul fatto che la sciura Manca (perdonami Isabella) abbia indubbiamente tutti i requisiti estetici della bond girl non vi è dubbio. Bisogna però dire che sopportare 007 in giro per il mondo è indubbiamente una cosa assai facile per i nostri partner, cosa che da sempre mi ribadisce Monica la mamma di Marcello e Vittoria nonché mia Bond Girl. Dico partner in quanto le gentili spie donne continuano ad aumentare e prima o poi speriamo di avere anche le loro impressioni per la nostra rivista. Detto ciò, vi invito alla lettura di questo capolavoro scritto in modo divertente e preciso da chi, come me, gira il mondo ed è interiormente convinto di essere Bond ma soprattutto è in grado di non prendersi mai troppo sul serio. Bravo Robi, Complimenti vivissimi. ECD Il sogno si sta per avverare, i desideri di una vita (e anche tutti i risparmi); si parte alla volta del Giappone. Il gruppo è formato da me (il socio, appassionato di James Bond e di cinema in generale), da Isabella (la moglie, appassionata di Giappone e cultura giapponese) e Cristian (il fanatico, del Giappone of course), il quale è già stato a Tokyo tre volte e conosce perfettamente la lingua giapponese. Insomma due maniaci del Giappone e un maniaco di James Bond. La partenza da Malpensa è già stata descritta dal presidente del club (inchino!) più di una volta quindi non mi dilungherò a raccontarvi il lungo e penoso travaglio, è proprio così, è tutto vero! Meno male che il volo della Jal è meglio di quello dell'Alitalia. Durante il viaggio comincio ad accusare gli stessi sintomi di Kyoko McMahon nel libro di Raymond Benson “L'uomo dal tatuaggio
rosso”: freddo, pesantezza delle membra, nausea, ecc… e non sono nemmeno nell'upper deck in business, dove almeno una hostess ogni tanto viene a vedere come stai. Il sorvolo della Siberia è veramente molto interessante; è notte, ma tanto anche di giorno non c'è nulla da vedere. Solo ora mi ricordo che ho una paura folla di volare! Come avevano fatto a sopravvivere quelli del film Alive? Improvvisamente mi sembra più simpatico un giapponese ciccione seduto, o meglio in braccio, a me; se fosse un lottatore di Sumo viaggerebbe in Business, allora vuol dire che è un normalissimo ciccione giapponese. Arrivo all'aeroporto di Tokyo-Narita alle ore 5,30 in puntoe affronto le formalità burocratiche (chissà poi perché le chiamano formalità se durano non meno di un'ora!). Il solerte impiegato della dogana giapponese risponde al mio stentato, ma orgoglioso, “Combawa” (buonasera) con un “ie Combawa, Connichiwa” (no buonasera, buongiorno) dato che per loro la buonasera si da solo quando fa buio; cominciamo bene. Andiamo alla toilette per affrontare il primo assaggio di civiltà giapponese, il water tecnologico si presenta per la prima volta in tutta la sua bellezza, ma è meglio non sfidare la tecnologia giapponese dopo 12 ore di volo, mi limito a tirare lo sciacquone, avrò altre occasioni in seguito. Si convalida il Japan Rail pass, l'abbonamento alle ferrovie statali, e si parte in direzione del centro di Tokyo con il treno; durante il viaggio la vista è ancora annebbiata e non capisco se a causa della stanchezza, dell'imbrunire o dello smog. Per la stanchezza ho anche i miraggi, infatti, mi sembra di vedere la Torre Eiffel dipinta di rosso, ma Cristian mi spiega che è la Torre di Tokyo, esattamente uguale alla torre Eiffel, anzi un pochino più alta, ma dipinta di rosso e usata come ripetitore
per la fonia. Il viaggio in treno dall'aeroporto al nostro quartiere dura esattamente 91 minuti (Cristian mi spiega che Tokyo è insieme a Città del Messico la città più grande del mondo, qualcosa come 540 Kmq e 30 milioni di abitanti e, quindi, per loro un breve spostamento vuol dire stare entro le due ore. Andiamo bene!). Adesso per arrivare all'albergo ci vorrebbe anche una decina di minuti di cammino, ma, dato che sono stanco morto, Cristian gentilmente ci concede di prendere il bus navetta dell'hotel. L'albergo è molto carino e pulito, quasi asettico, ma nel senso buono del termine. Appena sistemate le valige in albergo (apro la camera e le getto dentro) usciamo subito per andare a cena, anche se siamo stravolti (ormai non dormiamo da circa 36 ore). Dopo cena ci incamminiamo verso il municipio di Tokyo, una costruzione immensa, opera dell'architetto Kenzo Tange, aperta fino alle 11,30 di sera. Da una delle sue torri, al 46° piano, con “tipico” ristorante italiano e negozi di souvenir, fotografiamo Tokyo by Night; vorrei incamminarmi e scoprire le gioie della vita notturna giapponese ma il mio orologio biologico dice BASTA!!!! Prendo un po' di melatonina e via a letto che un piacere. Naturalmente a causa del jet lag non ho dormito nulla, ricalcando la famosa scena del film “L'amore tradotto” con Bill Murray. Il primo giorno è l'11 agosto e fa un caldo suino (“Te lo avevo detto che era meglio andare in Giappone in primavera!” mi ripete Cristian). Partenza per la prima location bondiana, Kamkura a visitare il santuario del Daibutsu, il grande Budda, dove Bond si reca insieme a Tanaka e vede per la prima volta Kappa.