Dolce vita romana

Di:Pietro Carlo Ferrario

I bondofili, a differenza di altri “fanatici” di personaggi reali o di fantasia, hanno per indole il bisogno fisiologico di concretizzare, di toccare con mano l’oggetto della propria passione, di viverla. Spesso, essi si sono “innamorati” del personaggio proprio perché, nei suoi racconti e nei suoi film, vi sono continui rimandi al mondo reale. Un mondo di lusso, talvolta esotico, magari lontano dal quotidiano, ma reale, che anche solo occasionalmente possono frequentare, finendo immancabilmente per sentirsi ancora più in sintonia con il personaggio. Tante le descrizioni di ciò che Bond indossa, guida, beve. Un continuo rincorrersi di elementi, particolari, marchi, vezzi ed abitudini che i lettori possono ricercare e imitare nella propria vita, più o meno consapevolmente. Già, perché, molto spesso, i bondofili sono, ancora prima di essere tali, degli edonisti. Questo, lo sappiamo, è uno degli ingredienti del successo della creatura di Fleming: se il lettore o lo spettatore può bere lo stesso drink che beve 007, prendere il sole sulla stessa spiaggia e giocare nello stesso casinò, allora si immedesimerà anche nell’imprese più mirabolanti o nelle conquiste galanti più azzardate. La celebrazione “eucaristica” del culto bondiano prevede, così, momenti simili, ma assolutamente personali e non codificati: c’è chi si sente Bond quando indossa un completo ed una cravatta eleganti; chi quando fa una battuta particolarmente brillante, chi nello sport o alla guida briosa della propria autovettura. Difficile, comunque, non sentirsi James Bond quando si viene riconosciuti dal tal gestore di un ristorante, mentre si è in compagnia di una ragazza, o quando ci si muove con disinvoltura sul menù di quello stesso ristorante o del bar che lo ha preceduto per un aperitivo. Ma, soprattutto, difficile non celebrare James Bond quando si invoca il sacro intervento dello shaker nella preparazione di un aperitif. Meno facile, e meno bondiano (anche se a 007 nei romanzi di Fleming capita spesso!), è fronteggiare i postumi della sbornia!
Così, riflettendo su queste amene cose con Luca Bonacini, titolare del Caffè dell’Orologio di Modena, nonché socio dell0 007 Admiral Club, è nata l’idea di stabilire un legame tra certi Hotel, ristoranti e American Bar e il mito di 007. Legame impostato sulla consegna di una targa, rafforzato dall’illustrazione dei gusti dell’agente segreto ai barman (un vero e proprio know-how), consacrato da una guida di prossima pubblicazione. I Bond-Point: locali tematici, quindi, come i parchi letterari, ma con in più la possibilità di farci provare l’illusione di vivere dentro una scena di un film o in un brano di un romanzo, magari anche solo una volta nella vita. Luoghi dove i barman possono soddisfare le richieste più esigenti, combacianti con quelle espresse da James Bond nell’arco di tutti i romanzi (Gardner’s e Benson’s compresi) e di tutti i film (i due Casinò Royale e Mai dire mai compresi): champagne, cocktails, vini, birre… Una catena, costruita grazie alle segnalazioni di appassionati ed esperti, che comprenda sia gli alberghi e i ristoranti citati nelle avventure di 007, sia gli esercizi che rispondano al principale requisito di essere, per qualità del servizio e bellezza degli arredi e del paesaggio, un  “sito” bondiano. Fondamentale è che nei bar Bond-Point si possa ordinare il Vodka Martini, come a noi piace: agitato! Che, se si chiede una vodka, ti portino anche il macina-pepe; che il Vesper venga preparato con il Lillet Blanc; che il Mint-Julep non sia troppo dolce, etc.. Il tutto senza suscitare le perplessità del barman, il quale, si spera, parteciperà complice e divertito al gioco de “la richiesta più eccentrica”. Un po’ come avviene in occasione della genesi del Vesper, nel capitolo 7, “Rouge et noir” di Casinò Royale: “il barman sembrava entusiasta”. Al momento, il menù è sottoposto al rigoroso vaglio del più aristocratico referente che potessimo mai desiderare, Mauro Lotti, Premium brands Bacardi-Martini. Tale opuscolo per gli operatori del settore contemplerà:
- ovviamente il Vodka Martini e il Martini-Dry, entrambi shakerati;
- la Vodka al pepe dal romanzo Moonraker, chiamata anche Vodka Blades;
- il Vesper, appunto;
- il Black Velvet e l’Irish Coffee di Diamonds are forever;
- lo Champagne à l’orange da From a view to a kill;
- i Margarita di The facts of death;
- il Mint-julep di Golfinger;
- il Mojito per brindare con Jinx;
- il Run Collins di Largo;
- il primo cocktail di Bond, l’Americano;
- il Bull-shot di Milton Krest;
- il Gin Rosa;
- il kyr Royal di Never dream of dying;
e tanti altri che scopriremo nel corso di questa rubrica. Già due Hotel sono entrati ufficialmente nel circuito. Il primo, insignito il 18 Maggio alla presenza del Presidente del Club, Edward Coffrini Dell’Orto, di Mauro Lotti, di Luca Bonacini, del Direttore dell’Albergo, del Bar Manager, Sig. Massimo D'Addezio, e del Food and Beverage Services Manager, Sig. Leonardo Temperini, è il Grand Hotel De Russie. Il riconoscimento è giunto gradito e siamo stati accolti con lo sfarzo e la classe degni di un luogo bondiano. Basti pensare che ci hanno presentato una carta di soli Martini e che, tra di essi, oltre al Vesper e ad uno splendido Cucumber Cosmo Martini, con suggestioni di cetriolo fresco, Vodka, succo di Cramberry e triple sec, troneggia il Martini De Russie a base, nientemeno, di Caviale Beluga! Oltretutto, tra le varie scintillanti vetrine dell’androne c’è quella di Brioni: insomma, proprio un hotel adatto per quel tal agente britannico, che viaggia in Aston Martin! Per non parlare dell’atmosfera da dolce vita e delle reminescenze dannunziane che si respirano tuttora. Il Grand Hotel è ubicato al n. 9 di Via del Babuino, alle pendici del Pincio, tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna, ed è stato sede della RAI per circa quaranta anni. Il secondo è stato il Grand Hotel Inghilterra, in Via Bocca di Leone 14: vero e proprio tempio dell’ospitalità d’elite. E’ impreziosito da arredi di grande raffinatezza, mobili antichi e affreschi, dotato di un servizio impeccabile all’insegna dello stile inglese. Il General Manager è il Dott. Marco D.F. Sarlo. Ha dato ospitalità a tutti gli spiriti inquieti che popolarono la Roma del pensiero, da Hemingway a Anatole France, da Calder a Liszt, da Mendelssohn a Hans Christian Andersen. Una lapide ricorda la sosta di Henryk Sienkiewicz, autore di Quo Vadis; un'altra l'incontro del 1855 tra Papa Pio IX e il Re di Portogallo. E' inserito nella guida dei locali storici d'Italia. Degli onori di casa si è occupato il Capobarman, Sig. Peters, Inglese ma di adozione romana, nonché il Direttore di tutta la catena alberghiera di cui l’Inghilterra è la punta di diamante (non un conflict diamond!), che dedicherà al riconoscimento un certo eco.Una nota: tali alberghi non sono menzionati nei racconti e nei film. Tuttavia, il fatto che Fleming, nell’avventura di 007 a Roma, Risiko (ispirato ad un viaggio che, nel 1958, l’Autore fece in Italia con la moglie), non abbia citato esplicitamente alcun albergo, ha permesso che avessimo carta bianca nello scegliere quale individuare. Siamo, comunque, convinti di aver scelto due posti che sarebbero  iaciuti a un Martinofilo come il Maestro. In ogni modo, l’iniziativa è piaciuta tanto che il Resto del Carlino e il Bar Giornale vi hanno dedicato tre articoli e Hamingway, la striscia televisiva del Gambero Rosso Channel, ben tre puntate. Una per ogni membro di questo pericolosissimo terzetto: Edward, Luca ed il sottoscritto. Siamo appena partiti, ma speriamo che questa nuova missione si riveli per il Club e per il Circuito Bond- Point ricca di piacevoli sorprese e sia prodiga di bei momenti, come quelli che abbiamo vissuto a Roma. A tutti, un buon Martini, ben freddo e non mescolato!

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