10 anni da professionista

Di: Stephen Gunn

10anni1Finalmente si può dire a voce alta: Stephen Gunn e Stefano Di Marino sono la stessa persona. È una circostanza fortunata che ciò avvenga allo scoccare del decennale delle avventure di Chance Renard anche se, forse, resta un po’ curioso che Segretissimo, la collana che ha per prima ospitato la serie e che ancora la pubblica continui a negarlo almeno ufficialmente. Nel frontespizio di ogni romanzo appare, infatti, la scritta “traduzione di Stefano Di Marino” e, in coda, viene citata l’ormai famosa (e tutto sommato divertente) falsa biografia in cui, pur coincidendo la data di nascita, mi si attribuiscono natali a Jakarta ed esperienze avventurose prima dell’inizio dell’attività letteraria. Be’, vivere una vita così mi sarebbe piaciuto, anche se in questa pseudo-biografia, che io stesso scrissi su richiesta dell’editore, ci sono rimandi a luoghi, attività e a tutto un mondo immaginario che in qualche modo mi appartiene. Di fatto, nella ristampa in TEA delle avventure del Professionista, Stephen Gunn continua a campeggiare, ma se guardate bene sul frontespizio scompare il nome del traduttore, sostituito da una più che rivelatrice parentesi (Stefano Di Marino), che s’accoppia alla rivelazione di quarta. “Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più amati autori di action/thriller…” scrive Stefano Res, editor della collana e che forse più di ogni altro mi ha incitato nell’ultimo periodo a venire allo scoperto. E poi su Thriller Magazine, dopo un’intervista più che10anni2 rivelatrice dell’amico e collega Fabio Novel dedicata a quella strana Legione Straniera di autori italiani che ormai costituisce l’ossatura di Segretissimo, il direttore Mauro Smocovich mi ha accolto tra i suoi collaboratori proprio con una rubrica intitolata Parola del Professionista, ma firmata con il mio nome. Che questo segreto (che tanto tale non era, visto che molti tra lettori e colleghi sapevano o avevano capito da lungo tempo) venga alla luce nel 2005, a diedi anni esatti dalla pubblicazione di Raid a Kouru, in occasione della ventesima avventura ufficiale del 10anni3Professionista (Il nemico siamo noi) è per me fonte di grande soddisfazione. Per la verità, quello pseudonimo aveva già un paio d’anni (nacque con Pista cieca, pubblicato negli Oscar Bestseller) e ha contrassegnato una specie di marchio di fabbrica anche fuori da Segretissimo. L’ombra del Corvo e Bruce & Brandon Lee, i segreti del cinema marziale, pubblicati da Sperling, sono un romanzo molto amato (da me soprattutto!) e un saggio, ma recano entrambi quella firma, per di più accompagnata dallo strillo “l’autore del Professionista”. Non posso, sinceramente, dirmi dispiaciuto, quindi, della lunga e fortunata carriera di Stephen Gunn, perché ha accompagnato alcuni dei momenti più belli della mia carriera. Uscire allo scoperto mi evita, però, durante le presentazioni, nelle interviste, persino con amici, di dover ripetere sempre la solita storia della necessità di dividere tra varie produzioni (ho scritto romanzi storico avventurosi, fantasy, fantascientifici, d’avventura di maggior respiro e realismo rispetto al Professionista) che in parte è vera, ma, per dirla tutta, cominciava a essere un peso e credo che un po’ abbia nociuto alla mia carriera di scrittore in generale.

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