DIABOLIK
Di Alex Montecchi
Omaggio alle sorelle Giussani
Nell’aprile del 2001, Luciana Giussani è morta a Milano. La coppia creativa che aveva creato Diabolik si è riunita
nell’aldilà delle nuvole parlanti –la sorella Angela era morta da tempo- in buona compagnia, visto che pochi mesi fa è
morto anche Gian Luigi Bonelli, il padre di Tex Willer. Diabolik è orfano ma, per fortuna dei lettori, non abbandonato.
Le sorelle Giussani hanno saputo coordinare un valido staff di collaboratori, redattori e sceneggiatori che, a partire dal
direttore editoriale Mario Gomboli, sono perfettamente in grado di mantenere viva una tradizione fumettistica che sta
per compiere quarant’anni.
“Avevamo in mente di realizzare qualcosa di diverso, di mai visto prima. E fu subito Diabolik” raccontavano le diaboliche sorelle. E quel qualcosa di diverso sceglie il momento più adatto per apparire nelle edicole italiane: è il 1962, lo stesso anno in cui gli spettatori rimangono sorpresi e morbosamente affascinati dalla comparsa sugli schermi di un agente segreto di nome Bond, James Bond, che non esita ad applicare la propria “licenza di uccidere”. Se l’eliminazione
a sangue freddo del professor Dent nel primo film della serie mostra per la prima volta un eroe spietato per cui
l’omicidio è uno strumento di lavoro (molto più in quel film che nei romanzi), si può dire che la creatura della sorella Giussani sia molto più estrema. Diabolik, specie alla sua prima apparizione, ha poco in comune con 007 e, pur presentandosi mascherato, anche con Batman: è piuttosto l’incarnazione più malefica dei grandi ladri alla Fantomas, maestro dei travestimenti e assassino senza esitazione.
Nelle parole di Tito Luca Faraci, uno degli attuali sceneggiatori della serie a fumetti, “Diabolik non è un maniaco omicida o un serial killer, non uccide per piacere. Ma se la via più breve per andare dal punto A al punto B è un omicidio, lui non esita a percorrerla.” E così Clerville, città presumibilmente francese, ma con oscure mescolanze anglosassoni e mitteleuropee, diviene teatro di efferati delitti e colpi clamorosi.
E con il caratteristico sibilo “swisssss” il coltello da lancio di Diabolik si pianta nella schiena di chi commette l’errore di
ostacolarlo, anche solo inconsciamente. Col tempo tutta questa violenza si attenuerà: Diabolik sostituirà spesso il coltello con un attrezzo che lancia dardi soporiferi e si limiterà a uccidere solo criminali che ritiene ragionevolmente meritevoli di defungere.
Merito forse della presenza della bellissima Eva Kant, di cui è innamoratissimo: da sua vittima, Eva è diventata sua complice e (anche se non si vede mai più di un bacio) sua amante.
Diabolik anticipa di anni Mission: Impossible inventando per primo le maschere che riproducono esattamente le fattezze dei suoi avversari. E si lascia contaminare dal Bond cinematografico munendo la sua Jaguar di optional sorprendenti, che gli permettono di fuggire dal luogo del colpo seminando il tenace ma sfortunato ispettore Ginko, la cui missione nella vita è quella di catturare Diabolik. Ma chi è veramente Diabolik? Nemmeno lui lo sa: fu raccolto da bambino, unico superstite di una scialuppa di naufraghi, da un magnate del crimine internazionale di nome King, Fu nei laboratori dell’isola privata di King che il ragazzo senza nome elaborò i propri “trucchi del mestiere”.E da una pantera che si aggirava per l’isola prese il suo nome di battaglia, Diabolik, e l’idea di usare un costume nero come la notte.
Vittima di imitazione e clonazioni (compreso un Sadik!), il fumetto criminale di Diabolik (ora considerato per famiglie!) si è dimostrato il più longevo, anche se alcuni degli altri personaggi con la K degli anni ’60 (come Kriminal e Satanik, di Max Bunker) si sono rivelati originali e indipendenti. Il cinema si ispirò all’eroe del male delle sorelle Giussani nel 1967, col film Diabolik di Mario Bava, con John Philip Law, Marisa Mell, Adolfo Celi, Michel Piccoli, Renzo Palmer e Carlo Croccolo: una pellicola che molto doveva allo stile bondiano imperante e il cui manifesto anticipava stilisticamente quelli dei Bond anni ’70. Nel 1998, un epoca di pieno recupero bondiano post-Goldeneye, la francese Saban realizzò una versione a cartoni animati, Diabolik-Track of the Panther, rielaborando in modo piacevole (con molta azione e poca violenza) il background del personaggio: qui Diabolik è un ladro redento, che combatte insieme a Eva Kant l’organizzazione criminale del fratellastro Dane, figlio di King. Teatro non più Clerville, ma tutto il mondo.
E si parla di un nuovo film nel prossimo futuro, fedele ai primi fumetti delle sorelle Giussani. A chi toccherà l’onore di
incarnare il “genio del delitto”, il cui volto era ispirato a quello dell’attore Robert Taylor? Peccato che Luciana Giussani, che l’Admiral Club aveva da poco nominato socia honoris causa, non sia qui per vederlo!