Dell'Orto al servizio segreto di sua maestà
Edward Coffrini Dell'Orto intervista Luigi Dell'Orto Q uando nel 1999 iniziai la mia carriera di Bondofilo ignoravo che, qualcuno della mia famiglia, avesse mai lavorato per i servizi segreti di sua Maestà. Come spesso avviene in questi casi certe scoperte avvengono per puro caso. Lo scorso aprile, in occaisone del salone del Mobile-Euroluce, la mia amica, Annarita Nulchis della Italdesign Giugiaro S.p.A., mi chiede il miracolo: “Mi trovi una camera per il mio capo: Fabrizio Giugiaro?”
Non c'era un buco fino a Brescia, perfino Lugano era piena per l'evento con la E maiuscola, d'altra parte non potevo mica far dormire sotto un ponte il figlio di colui che aveva disegnato la Lotus di James Bond. Che diamine! Un minimo di riconoscenza bondiana. L'amato Vico, sempre quello della via del carcere milanese, amava parlare di corsi e ricorsi della storia e così, casualmente, per quella notte mi invento la finta rottura di un tubo dell'acqua in un bagno di un cliente con due camere doppie uso singolo prenotate e, per una notte, per far posto al fornitore della sezione Q, l' ho obbligato a dormire nella stessa stanza del suo collega con la scusa dell'idraulico inefficiente. Povero Ramiro, se c'è uno che corre sempre è proprio lui…
…Dalla Russia Con Amore insegna. Infatti ad Istanbul, per costringere Bond al cambio di stanza, Fleming ricorre allo stesso stratagemma. “Annarita non c'è problema, di al tuo capo che ho trovato la stanza!” All'ospite ho fatto trovare in camera una copia di 007 James Bond 50 anni di un mito con tanto di dedica. Lui, dopo aver espresso parole di ammirazione per la collezione esposta all'Admiral e ringraziato per l'omaggio e per la camera si è fermato a chiaccherare un po di Bond e della sua Lotus.
A quel punto gli ho chiesto e ottenuto un articolo clamoroso su 007 e la Lotus che troverete pubblicato in questo numero.
Caro Fabrizio, mille grazie ancora. In attesa di ricevere il pezzo di Giugiaro ho iniziato a documentarmi sulla macchina. E' qui che mi sono accorto dell'impensabile. Tra le specifiche tecniche mi accorgo che la macchina è equipaggiata con dei CARBURATORI DELL'ORTO DHLA. Telefono immediatamente al presidente del consiglio di amministrazione della Dell'Orto S.p.A. sforzandomi di essere il più formale e professionele possiblie: «Cazzo zio ma siamo stati fornitori della macchina di Bond e non mi dice niente?» «Ue nipote preferito ma sei impazzito??!! Ma se ti ho anche messo in contatto col presidente della BMW Italia…» «Si certo ma io mi riferivo alla Lotus, devi assolutamente svelarmi tutti i retroscena. Per caso te ne nei sei occupato tu o ha fatto tutto il nonno.» «No no è tutta roba mia, c'è sotto una storia fantastica…» «Dai ti invito a pranzo e mi racconti tutto!» Così davanti a un'ottima tagliata dell'Altra Risacca, il ristorante adiacente all'Admiral Hotel, mio zio ha deciso di raccontarmi una piccola parte dei suoi 50 anni di storie lavorative in stile le mie memorie. Di queste sue memorie e di infinite altre cose non posso che mostrare eterna gratitudine e riconoscenza. Edward Coffrini Dell'Orto La mia storia di introduzione a Ford Avo e Lotus di Luigi Dell'Orto. La Avo Ford (Advanced Vehicle Operation) era un'unità produttiva che sorgeva alla foce del Tamigi, e produceva il primo 16 valvole, 1.600 cc della storia automobilistica. Il propulsore, installato sulla carrozzeria della Escort, era inizialmente equipaggiato con dei carburatori Weber ma poco dopo, grazie ad un'abile e fortunata serie di circostanze sono riuscito a far montare i Dell'Orto. All'epoca il settore auto per noi era appena nato con l'Alfa Romeo ma, sebbene esordienti, ci eravamo fatti apprezzare, in tutto il mondo, come produttori di carburatori di grande pregio. Infatti dopo aver guardato la produzione dei concorrenti avevamo eliminato in toto i principali difetti provvedendo a ridisegnare il carburatore nel suo complesso. Sulle flangiature standard avevamo rivisitato tutti gli schemi interni come il lay-out dei pozzetti di emulsione, getti, corpo miscelante, posizione dei galleggianti, eccetera, la migliore esecuzione in assoluto. Un certo Winkelman, un trasformatore americano impegnato nella trasformazione di una Ford Pinto stava provando i nostri carburatori. Bisogna tener presente che, mentre in Italia per “trasformazione” ci si limitava generalmente a una marmitta non o m o l o g a t a , con tutti i problemi del caso, in America era già in vigo r e , d a l
Dell'Orto al servizio segreto di sua maestà Edward Coffrini Dell'Orto intervista Luigi Dell'Orto Edward Coffrini Dell’Orto ritratto, all’Admiral Hotel, con Luigi Dell’Orto, suo zio e presidente del consiglio di amministrazione della Dell’Orto Spa Quarterdeck 0012 Pagina 0057 1966 un regolamento che imponeva regole ferree.
Appena provato i nostri carburatori, sto pazzo genialoide californiano, li volle immediatamente utilizzare per le sue trasformazioni.
Il problema era che ci trovavamo nel mese di agosto, che per gli americani è un mese lavorativo, mentre da noi, è noto, non c'era anima viva disposta a lavorare.
In quei giorni mi trovavo nei pressi di Londra, a fare una total immersion di perfezionamento della lingua inglese e lì, tramite la portineria della DELL'ORTO mi arrivò la richiesta. Le cose andarono esattamente come avevo previsto. Il prim o contatto avvenne a fine luglio, pochi giorni prima della mia partenza, e lui, da buon americano, si fece vivo proprio ai primi di agosto quando in Italia erano tutti chiusi e al mare. La telefonata deve essere stata qualcosa di epocale. Immaginati
un americano che prova a parlare italiano con un custode che rispondeva in milanese stretto. Surreale! Roba da Alberto Sordi quando da le indicazioni al console americano che alla fine finisce nel burrone.
A quel punto la portineria ha chiamato il papà, (il cav Luigi Dell'Orto) che si trovava a Punta Ala, e una volta riagganciato col
custode mi ha chiamato subito in Inghilterra.
«Ma chi l'è quel li ch'el telefona, el sa no che sem in ferie?» “Ma chi è questo signore che telefona, non sa che siamo chiusi per ferie?”
«Papà hanno delle scadenze devono mettere a punto questa Pinto e voglioni i nostri carburatori. Penso sia una cosa importante. Senti, guarda, se tu vuoi dare retta a me, parla anche con tuo fratello…».
Una volta convinti dell'importanza della cosa ho detto: «voglio tre set (anche se me ne sarebbero bastati due) qui, per il cinque di agosto».
«Ma cume se fa?, l'è minga insci facil, l'è cumplicà».
«Senti, voi fate, disfate, riaprite, sacramentate, chiamate giù la gente e fate quel che c'è da fare ma datemi sti carburatori, se no qui perdiamo un sacco di opportunità. » Tra l'altro io, lì, are sti carburatori: c'erano i corpi da lavorare, i getti da finire, ecc. ecc.. Non si trattava di fornire un carburatore standard e alla fine mi hanno fatto i carburatori che avevo chiesto. Il Cortellazzi era un mito, lui mentre ti parlava disegnava sempre per farti capire come dovevano funzionare le singole parti del carburatore.
Comunque una volta finiti i carburatori, il problema era farmeli avere per tempo. Stiamo parlando di più di 35 anni fa, i trasposrti li a Heatrow e non ti dico che casino alla dogana tra fatture pro forma e mica pro forma di un carburatore modificato.
Finalmente una volta ricevuti i carburatori sono andato alla Ford accompagnato dall'Hoerlich, il Joe Hoerlich, te lo ricordi? Quello che aveva la casa al Delfino a Punta Ala? Li ho incontrato il Winkelman, che mi ha abbracciato come fossimo vecchi amici.
Sono rimasto un po' spiazzato, non mi aspettavo una simile accoglienza: «Io ti ringrazio Winkelman, però siamo qui in casa Ford, dove so che c'è il Weber e, praticamente …»
«Ah, I understand, my job is to .. I introduce » lui era stato chiamato dal direttore commerciale ll'Avo, e mi ha presentato
il capo dell'ufficio acquisti. Il capo dell'ufficio acquisti era un inglese, stranissimo, che diceva dieci parole in italiano che erano: mamma mia!, prego, grazie, arriva la banda [con forte accento inglese] due, tre, dieci, “last year I was very poor, but then I forgot”; questo era stato in Italia durante la guerra e aveva imparato qualche parola. Durante l'incontro ricevette una telefonata da Colonia, il quartier generale, e lo trattarono un po' a pesci in bocca. Era così incazzato con i tedeschi che l'ho indotto a parlare. Approfittando del diversivo creato dall'interruzione telefonica sono riuscito nel mio intento: quello di non dirgli chi fossi veramente… almeno non ancora, non prima di sapere quello che a me interessava maggiormente: il prezzo dei concorrenti.
• Edward: “Zio è stata un'operazione di spionaggio alla James Bond in piena regola.”
Siii, intanto vedendo che era tronfio delle sue abilità di commerciale, lo spingevo a parlare «ah, bello, interessante, ma a quanto compra, lei?» A questo punto chiama il suo ufficio e scrive “19” sterline su un pezzo di carta. Cazzo! Un prezzo favoloso per noi. Poi ha continuato «mamma mia, arriva la banda», gli ho insegnato qualche parola di italiano, che lui apprezzava, poi intercalavo l'inglese, sapientemente, e a un certo punto: «La saluto, perché devo andare…». La mitica Lotus anfibia guidata da Roger Moore I carburatori Dell’Orto DHLA, montati sulle Alfa Romeo 1300 - 1600 Giulia Super - 1600 GT Coupè - 1750 Saloon 2000 Saloon - GT Coupè - Spider e, naturalmente, sulle Lotus, comprese quelle guidate da James Bond «Wait a moment, who are you? What's your name, please?». «My name is Dell'Orto» Lui sbianca e mi fa: «What...what's your job?». «Making carburators». «Please, you must forget this» e ha strappato il foglio, «Please, you must forget this. It's my fault». Ha cominciato a parlare inglese, “Arriva la banda” non lo diceva più! Lui mi aveva scambiato per un concessionario che era lì in gita alla Ford: non aveva capito chi fossi! Si chiamava Ken Johnson, proprio il classico inglese che si riconoscerebbe tra duemila, pettinato, proprio…insomma il classico inglese anti-tedesco. Siamo diventati amici al punto che mi ha presentato il direttore tecnico col quale poi abbiamo concluso l'accordo. Io avevo insistito per avere due set in più di carburatori, perché pensavo già alla Lotus, non con l'Hoerlich, che era geloso, ma con un altro agente che ra il concessionario di Ginevra. Un certo Juan, concessionario per la Svizzera della Lotus.
U n ' e n c i c l o p e d i a vivente, sapeva tutto della Lotus since the beginning e amico personale del Colin Chapman. Intanto la trattativa in Ford andava avanti: «Guardate, qui ci sono i carburatori…» io non sono un tecnico, però glieli ho fatti vedere esaltandone i pregi: «Vedete la differenza, c'è una differenza abissale. Voi che siete tecnici guardateli: galleggianti, l'assetto, eccetera, eccetera, il pozzetto com'è fatto… il Cristo la Madonna». Questi sono rimasti stupefatti e mi hanno perfino dato una vettura per andare a Londra per i fatti miei. Io, con la scusa di provarla, perché montava i Weber, l'ho tenuto tutta la settimana. Poi ci siamo accordati per un nuovo incontro a settembre. A settembre però all'aeroporto sono venuti i collaudatori della Lotus. Sti pazzi furiosi… andavamo a 200 all'ora su una stradetta così. «Are you afraid?» «No No» me la stavo facendo sotto ma per fortuna alla fine siamo arrivati vivi alla fabbrica della Lotus. Qui ho conosciuto Tony Rudd, che era il direttore tecnico e lo è stato fino a una decina di anni fa. Il Colin Chapman, inizialmente è comparso solo per benedire la cosa, poi però, dopo i ripetuti incontri, mi ha portato in giro per le suo proprietà, per la fabbrica e perfino a fare un giretto in aereo che guidava personalmente. Era tutto nero e dall'alto abbiamo sorvolato anche il suo motoscafo. Una belva anche questa tutta nera…era il suo colore. Grande uomo, era un genio nel suo campo. Ma ti ricordi le minigonne, l'effetto suolo le sue monoposto erano imbattibili. Insomma alla fine eravamo diventati amici e, per fartela breve, il carburatore è stato provato con tutto lo staff dei tecnici presenti e, ai primi di gennaio del 1971, eravamo in serie su tutte le vetture Lotus.
Da allora i DHLA, quelli orizzontali, sono stati montati su tutti i modelli della Lotus, compresa ovviamente la Esprit. Erano dei gioielli di perfezione. Le macchine, erano bellissime, avevano una linea fantastica, ma
erano fatte con delle carrozeriette di plastica fatte anche per gente che … erano quasi sartoriali e quando, noi alti, ci mettavamo dentro, era un incubo per uscire …bisognava essere dei contorsionisti… però che favola.
• Edward: «Ti ho detta la battuta di Giugiaro, che Roger Moore vista l'altezza per salire ha avuto le sue belle difficoltà ma che, con di fianco Barbara Bach, sarebbe entrato anche in un proiettile».
Era l'estate del 1970 ecco come ho fatto ad arrivare alla Lotus. Ci sono arrivato passando prima dalla Ford. L'anno dopo poi, ho visitato anche l'Aston Martin Lagonda; era una fabbrica artigianale, c'erano quattro gatti e ognuno faceva la sua parte con cura maniacale, pezzo per pezzo. Una sorta di Atelier dell'auto. Ancora adesso specialmente nel regno unito, pur
senza arrivare agli estremi di 007, sussiste questa cultura dell'auto su misura. Dell’Orto al servizio segreto di sua maestà Un giovane Colin Chapman nell’abitacolo di una Lotus da competizione Colin Chapman seduto sul cofano di una Esprit.L’aereoplano alle sue spalle ricorda il periodo in cui la scuderia di Formula uno della Lotus era sponsorizzata dalla John Player Special. Chi può dimenticarne la splendida livrea nera e dorata?