In viaggio con la spia: Da Appiano Gentile a Stoccolma

Di: Coffrini Dell’Orto

Nello scorso numero di Quarterdeck all’interno della rubrica di Pierino De Biasi abbiamo parlato del pilota preferito di Fleming. Per Nuvolari 3 + 3 fa sempre 7 come dice Dalla. Per un altro grande uomo invece la matematica non è un opinione: 4 per 7, 28 ama dire in  pubblico Nel senso che è nato il 4 luglio del 1928. Una data importante per un predestinato. Il suo sogno era quello di poter disputare almeno una partita con la maglia della Juventus. Gli è andata decisamente meglio. Di partite in campionato ne ha giocate 444 segnando 178 gol, diventandone prima capitano poi presidente, anzi il PRESIDENTE, e infine la Bandiera. Stiamo parlando di un simbolo dello sport italiano nel mondo, di Giampiero Boniperti. Il presidentissimo che, nel mentre incontrava il Papa, Bush o la Tatcher, controllava i suoi giocatori come nemmeno M faceva coi suoi uomini (impiegava ex poliziotti in pensione per pedinare i più indisciplinati), l’amico di famiglia dell’Avvocato col quale era solito tuffarsi in mare dall’elicottero per raggiungere la riva a nuoto e, al posto dei 5 scalini di Goldeneye, trovava i suoi vestiti appesi in cabina. Un uomo che ho avuto la fortuna di incontrare personalmente a Punta Ala nel 1981 e di conoscere, omaggiandolo di James Bond 50 anni di un mito, ad Appiano Gentile lo scorso luglio in occasione della presentazione del suo libro (scritto con Enrica Speroni) Una vita a testa alta. Dopo 22 anni, a 75 compiuti ha ancora la grinta di un giovane leone indomito, del comandante di mille battaglie vinte, del presidente che terrorizzava i giornalisti. Elegantissimo, in uno splendido abito blu con giacca senza spacchi posteriori, oltre ad aneddoti calcistici di varia natura raccontava di quando, eletto al parlamento europeo di Strasburgo con quasi 200 mila voti, riuscì ad inserire la parola sport all’interno della costituzione europea. Ottenuto anche quel traguardo si è ritirato in buon ordine dalla politica, in quanto l’ambiente burocratico del parlamento, non si confaceva al suo stile di vita di uomo d’azione. “…ci mettevano due mesi per cambiare una virgola” Un uomo di sport, un uomo decisamente alla Bond. Chissà magari se Fleming lo avesse conosciuto non avrebbe definito Connery, in tono spregiativo, come un giocatore di calcio. Mentre ero in viaggio sulle orme della spia ho fatto tappa a Strasburgo (splendida) e davanti al parlamento europeo mi è tornato alla mente l’incontro con quell’uomo che ha vissuto e che continua a condurre una vita a testa alta. Altra tappa Bondiana europea è stata quella di Amburgo (alla quale però riserviamo un capitolo a parte in questo numero della rivista) con stop di una notte a Stoccarda, sede della Mercedes di Blofeld (da non perdere il museo) e della Porsche (il museo è trascurabile) di The Killing Zone, a casa di Hansi Muller, l’indimenticato mancino ex giocatore della nazionale tedesca, di Inter e Como (per tornare al punto di partenza di Appiano Gentile), e amico di Bogner, col quale ho barattato una copia di James Bond 50 anni di un mito con dedica, per una copia di un dvd con tutti i suoi gol più preziosi. Prima di lasciare la Germania per raggiungere la Svezia è consigliabile uno stop a Copenaghen che sebbene non sia teatro di nessuna avventura del nostro eroe merita sicuramente una sosta magari all’Admiral Hotel (www.admiralhotel.dk) ricavato da un vecchissimo edifico di mattoni. Lasciare la Germania, terra di civiltà infinita per noi automobilisti è sempre frustrante. Qui si può apprezzare il piacere fisico, tutto bondiano, per la guida senza limiti di velocità. Così se, dotati di un buon veicolo in perfette condizioni meccaniche, vi trovaste a 230 km/h in sorpasso non dovrete badare alla polizia. Nel resto del mondo gli sbirri (ligi al dovere per carità) potrebbero inviarvi a casa una bella foto della vostra macchina in cambio della vostra patente (…un comportamento decisamente antisportivo!!!) qui invece è tutto regolare. D’altra parte politici ignoranti di tutto il mondo senza distinzione di fede, razza o credo poltropartitico vogliono farvi credere, violando come al solito le più banali libertà individuali, che l’alta velocità sia causa di incidenti. Non mi sembra che la popolazione tedesca sia in via di estinzione. Magari sarebbe il caso di fare esami di guida più seri e controlli più efficienti sulle condizioni dei veicoli in circolazione…ma questa è una battaglia persa meglio tralasciare e sperare di evitare di trovarsi alle spalle del classico vecchietto con cappello in testa e un quarto di impermeabile chiuso fuori dalla portiera che procede a 18 all’ora producendosi in sforzi degni di Orioli alla Parigi-Dakar. Ultima tappa bondiana della kermesse europea è stata Stoccolma. La città è decisamente splendida e merita uno stop di almeno due, tre giorni. La capitale svedese ha fatto da sfondo ad innumerevoli pellicole di spionaggio (una fra tutte the Prize con Paul Newman) e pur non avendo mai ospitato un film di 007 (chiedo a voi lettori attenti in quale romanzo 007 è passato dalla capitale svedese e dove ha soggiornato) gli argomenti bondiani comunque non mancano. Innanzi tutto vale la pena visitare l’ICE BAR all’interno del NORDIC SEA HOTEL. Il locale realizzato interamente in ghiaccio, compresi bancone, statue decorative, tavoli e bicchieri, viene tenuto costantemente ad una temperatura di 007 gradi MINUS zero per mantenerne la struttura che altrimenti si scioglierebbe coi primi caldi. Si tratta di una sorta di cella frigorifera, con due vetrate che consentono un’ottima visuale anche dalla hall dell’hotel, dotata di bussola d’ingresso con doppia porta per evitare dispersioni di freddo. All’interno di questa rubrica nel numero precedente 008 vi avevo consigliato di rotolarvi sul Pack artico in ricerca di un poco di refrigerio, se volete risparmiare qualche migliaio di Km (in piena estate) potete optare per questo splendido locale. Unica cosa state attenti alla macchina foto e agli occhiali, appena usciti si appanneranno tipo ingresso in baita di montagna. Grazie alla gentilezza e alla disponibilità di Anita Charpentier ho avuto modo di vedere materiale e ascoltare i racconti relativi all’evento realizzato in occasione della prima svedese del 22 novembre 2002 di Die Another Day. Alla presenza di Barbara Broccoli, Lee Tamahori, Rosamund Pike, Pierce Brosnan e signora, ha avuto luogo una festa incredibile ove anche una serie di vip e bandiere locali si sono dati appuntamento per non perdersi la festa. Così il leggendario monumento allo sci, l’86 volte vincitore di una gara di coppa del mondo (il secondo è il nostro imbattibile slalomista Alberto Tomba con 51), lo svedese Ingo Stenmark, ha avuto il piacere di trovarsi faccia a faccia con l’unico britannico in grado di insidiarlo sulla neve. Stessa fortuna è capitata a Mr Brolin ex calciatore (come Boniperti e Muller) alla corte di Parma, il cui fisico ormai è più simile a quello di Zukovski che non a quello di un killer d’area di rigore quale era ai tempi d’oro e a tanti altri ancora che le poche pagine a disposizione non ci consentono di descrivere come meriterebbero. Torniamo dunque al party. 007 dopo essere entrato per un drink nel Light Hotel famoso per il suo arredamento di design e ubicato nella stessa piazza (Vasaplan) del Nordic Hotel, ha attraversato un percorso di ghiaccio (da loro in inverno viene bene) e un oceano di folla per recarsi all’interno dell’Ice bar. Brosnan infatti, avendo saputo dell’esistenza di questo locale, aveva insistito in modo particolare per visitarlo.

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