Curd Jürgens

“Non ho omesso nulla”, così commenta la sua vita Curd Jürgens in una autobiografia dal sottotitolo emblematico “60 years...and no little wise”. Cinque mogli, Rolls Royce bianca, champagne e whisky, innumerevoli amanti, sei lussuose dimore, piu’ di 160 film e 50 lavori teatrali, due operazioni al cuore: Curd Jürgens sicuramente avrebbe amato l’epitaffio che Kerim Bey voleva sulla sua tomba: “morto per aver vissuto troppo”. L’attore tedesco entra nel mondo bondiano nel 1977 con il ruolo di Karl Stromberg, un potente armatore, che vuole sterminare la razza umana per incominciare una nuova società sotto la superficie del mare, da lui dominata. E’ il nuovo folle nemico che James Bond deve affrontare in “La spia che mi amava”. Stromberg opera da Atlantis, una gigantesca città sottomarina in grado di emergere sulla superficie del mare. Per accellerare la distruzione del genere umano, si impossessa di sottomarini atomici russi e americani, e li programma per un attacco su New York e Mosca. Curd recita la parte con toni melliflui, gesti calmi e composti che ricordano un po’ i modi del Blofeld di Charles Gray in “Una cascata di diamanti”. Stromberg incontra Bond due volte e la seconda gli sarà fatale. La sua eliminazione è poco stravagante: semplicemente alcuni colpi di pistola sparati da Bond, dopo che Stromberg ha cercato di ucciderlo con una pistola celata sotto il lungo tavolo da pranzo. La sala in cui si svolge l’azione, con le vetrare ad acquario, e’ tra le ambientazioni più memorabili dello scenografo bondiano Ken Adam, che richiamano la base sottomarina del Dott. No. Curd Jürgens sembra veramente appartenere al mondo bondiano. Oltre ai corsi e ricorsi storici che lo fanno lavorare con molti attori e attrici apparsi nei film di 007, Curd ha condotto una vita libertina che ha riempito le pagine rosa della stampa tedesca per decenni. Ma ha anche avuto una brillante carriera che lo ha reso una delle più famose stelle internazionali di origine tedesca. Al cinema ha lavorato per oltre 40 anni ricoprendo ruoli di generali, imperatori, spie e commissari. A teatro ha avuto una notevole carriera, partecipando a molti festival di Salisburgo e diventando, nel 1976, professore all’Accademia austriaca di Belle Arti. Curd Gustav Andreas Gottlieb Franz Jürgens nasce a Monaco di Baviera, in Germania, il 13 dicembre del 1915. Il padre è un ricco commerciante di cotone di Amburgo, che corteggia la sua future moglie, la francese Mouissia Noir, in un lussuoso hotel di Pietroburgo. Lei è insegnante di francese alla corte dello zar Nicola II. Curd cresce immerso nel mondo dell’alta società e in questo ambiente si troverà sempre a sua agio. Educato in due lingue, nel 1925 segue la madre a Berlino. All’età di 17 anni ha un grave incidente in motocicletta che lo lascia sterile, fino a prova contraria. I suoi genitori pensano a una carriera diplomatica, ma il giovane Curd ha altri progetti e incomincia l’attività di reporter. Ben presto, però, è affascinato dal teatro. Nel 1935 ha il suo primo ingaggio sul palcoscenico del Metropoltheater di Dresda. Debutta anche sul grande schermo con “The Royal Waltz” nel ruolo del Kaiser Francesco Giuseppe ma, nonostante un buon successo di pubblico, ritorna al teatro. Ha qualche altro ruolo a Berlino e nel 1938 si sposta a Vienna dove è ingaggiato al Folk Theater. In questi anni, i suoi ruoli sono principalmente quelli di ufficiali prussiani, arroganti e attraenti, ma sempre di secondo piano. Il suo aspetto robusto, alto, biondo, con profondi occhi blu, lo relegano in parti in cui puo’ sfoggiare un certo fascino “diabolico”. Nel 1937 sposa la bellissima Lula Basler. Durante la Seconda Guerra Mondiale riesce ad apparire in un paio di produzioni tedesche all’anno fino al 1945, quando viene deportato in un campo di concentramento ungherese, come “elemento politicamente indesiderabile” al Terzo Reich. Solo dopo la guerra, Curd riesce a rifarsi una vita. Si risposa con l’attrice austriaca Judith Holzmeister e incomincia ad apparire in produzioni in lingua inglese. La prima è nel 1948, in cui interpreta l’imperatore Giuseppe II in “The Mozart Story”. Agli inizi degli anni ’50 compare in più di 15 film di produzione austriaca o tedesca, ma nessuno di particolare successo internazionale. In alcuni di questi è affiancato dalla moglie Judith, in altri dalla futura moglie Eva Bartok.

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