Austin Powers e i suoi nemici
di Alex Montecchi
Il personaggio di Austin Powers non ha avuto un destino felice in Italia: il suo primo film, Austin Powers, il controspione (Austin Powers, International Man of Mystery), doppiato in modo arguto e brillante, è stato distribuito svogliatamente d’estate, per pochi giorni e in poche sale delle città principali, col tipico atteggiamento “tanto non interessa a nessuno”. Poi, sull’onda del successo negli USA e del tam-tam internazionale che ne ha fatto un bestseller in videocassetta a livello
mondiale, anche in Italia qualcuno si è accorto del fenomeno Austin Powers e la Medusa si è assicurata la distribuzione nel nostro paese del secondo film, Austin Powers, la spia che ci provava (Austin Powers, The Spy Who Shagged Me).
E che cosa è successo? Sono stati forse richiamati in servizio i geniali curatori dei dialoghi italiani e i doppiatori del primo
episodio? Naturalmente no. Il caso è stato affidato a Elio e le Storie Tese, che, convinti di dover doppiare un episodio dei cartoni animati di Beavis & Butthead, hanno fatto scempio di tutti i giochi di parole e cancellato completamente le caratteristiche “linguistiche” dei personaggi, come le tipiche frasi “anni ‘60”: “Oooh, contegno”, “Spasmico, baby” etc. Quanto alla scelta di una nota star televisiva come Massimo Lopez come voce dei personaggi interpretati da Mike Myers... siamo un po’ dubbiosi.
Non foss’altro perché quando ci si riduce a doppiare un personaggio scozzese (il killer obeso Fat Bastard) con un accento
napoletano, trasformandolo in “Ciccio Bastardo”, vuol dire che mancano le idee. I peggiori nemici di Austin non sono dunque il Dottor Male e i suoi accoliti, ma proprio coloro che dovrebbero promuovere le sue avventure in Italia.
Qualcuno avrebbe dovuto prestare a tutti costoro la videocassetta di James Bond 007-Casinò Royale, il principale punto di
riferimento di Austin Powers, per mostrare loro come i doppiatori degli anni ‘60 avessero risolto brillantemente il problema
di doppiare in italiano i personaggi in kilt creando un credibile “accento scozzese” senza perdere tutte le gag “di linguaggio” del film. Non esiste più la memoria storica. A queste nuove generazioni bisogna sempre rispiegare tutto daccapo.
Chi non ha perso la memoria storica è invece Mike Myers, già noto in America per le sue apparizioni televisive al Saturday
Night Live (la trasmissione che lanciò tra gli altri, anche i Blues Brothers) e cinematografiche nei due film di Wayne’s
World (in italiano Fusi di testa). Il personaggio di Austin Powers è nato infatti da una serie di ricordi di ciò che Myers
aveva amato vedere al cinema: i libri e i film di James Bond, naturalmente; la già citata parodia Casinò Royale, con Woody Allen nel duplice ruolo del nipote picchiatello di 007 e del malefico cattivo “Dottor Noè”; le musiche di Burt Bacharach, il principe della lounge music che di quel film aveva scritto la colonna sonora: pare infatti che a scatenare la fantasia di Myers sia stata la canzone proveniente da quel film, The Look of Love, che infatti appare in una nuova versione nella colonna sonora del primo film di Austin Powers. Per brevità, da qui in poi indicherò il primo e il secondo film con le
sigle AP1 e AP2, ormai ufficialmente adottate.
Un altro punto di riferimento sono le parodie degli anni ‘60 con James Coburn Il nostro agente Flint (Our Man Flint) e, la più riuscita, A noi piace Flint (nell’originale In Like Flint ovvero, letteralmente, sia “Dentro come Flint” sia “Alla moda come Flint”), che Austin vede in tv in una delle sequenze iniziali di AP2: peccato che quegli incolti di Elio e le Scorie Tese non lo riconoscano e ne traducano a casaccio il titolo come “Bello dentro”.
Ma le citazioni non finiscono qui e si rimescolano sia coi film di James Bond, sia con altri film più o meno di culto degli anni ‘60. Il nome di Austin Powers è nato per assonanza con Aston Martin e horse power, cavalli-vapore, ricollegandosi alle automobili di 007 il volto di Austin può sembrare una caricatura di Woody Allen in Casinò Royale, ma in realtà nasce da un set di denti finti che Myers aveva adottato in alcuni sketch televisivi e dagli occhiali usati da Michael Caine in quel classico dello spionaggio che è il film Ipcress, tratto dal romanzo di Len Deighton. La folta peluria che ricopre il petto di Austin, ovviamente posticcia, è un riferimento al petto villoso ostentato da Sean Connery in vari film e, in particolare, in Si vive solo due volte: da qui la scena del bagno alla giapponese con miss Fagina e i bicchieri di saké in AP1. Il look di
Austin Powers è quello adottato nel loro periodo Mod (la moda londinese di look e musica nata all’incirca nel ‘67) dal gruppo The Who, la cui canzone-bandiera My Generation figura nella colonna sonora di AP2. Le esibizioni-siparietto di entrambi i film ricordano infatti le apparizioni di The Who e altri gruppi alla BBC in epoca Mod...
A proposito, agli spettatori più attenti non sarà sfuggito che nei film di Austin Powers il Ministero della Difesa britannico
(Ministry Of Defense), viene sempre abbreviato M.O.D.! Le citazioni di Bond si sprecano. Da Licenza di uccidere proviene il nome del Dottor Male (ovvero il Dottor No), la tuta antiradiazioni da questi portata in AP1 e il costume da bagno stile Ursula Andress indossato da Felicity e da... Austin in AP2; dal Red Grant di Dalla Russia con amore (più quello del libro che quello del film) deriva il killer irlandese di AP1; da Goldfinger e da Pussy Galore deriva il nome della segretaria italiana del Numero 2, in AP1, Alotta Fagina, meravigliosamente ribattezzata nella versione italiana come “Anabella Fagina”, salvando il gioco di parole; da Operazione Tuono provengono la gag dell’uomo travestito da donna di AP1, le poltrone da “eliminazione” della sala riunioni dei cattivi e il Numero 2 con tanto di benda sull’occhio (Adolfo Celi nella versione originale e Robert Wagner nei due film di Austin Powers); da Si vive solo due volte e dal look di Donald Pleasance nel
ruolo di Blofeld proviene naturalmente il make-up del Dottor Male, cui non manca il gatto (inizialmente bianco e peloso), tratto distintivo del Numero 1 della SPECTRE; ancora da Si vive solo due volte derivano la base segreta nel vulcano e il razzo del Dottor Male in AP2; da Una cascata di diamanti derivano invece la sequenza del casinò di Las Vegas e la base nel deserto del Nevada...Potremmo continuare per ore, passando anche per Al servizio segreto di Sua Maestà (Frau Forbissina, ispirata da Irma Bunt) e Moonraker (la battaglia nella base spaziale in AP2) e forse lo faremo in qualche altra occasione. Ci diverte tuttavia segnalare le citazioni dal leggendario Blow Up, capolavoro di Michelangelo Antonioni
nelle sequenze in cui vediamo Austin Powers nelle sue vesti di fotografo, l’omaggio alla signora Peel di Agente speciale col personaggio della signora Kensington in AP1 e infine la parodia della celebre sequenza di seduzione durante la
partita a scacchi de Il caso Thomas Crown in AP2. Tutto questo per dire che, aldilà di doppiaggi fedeli e infedeli, aldilà dell’umorismo boccaccesco non sempre raffinato ma in qualche momento geniale, Austin Powers è un fenomeno di massa che tuttavia nasconde molto più di quello che appare. Nel fare la parodia di 007, Mike Myers (sceneggiatore, oltre che interprete di ben tre personaggi) e Jay Roach (regista di entrambi i film) indagano su alcuni meccanismi della fiction popolare, smontandoli e rimontandoli in modo molto intelligente. E questo non sempre può essere capito. Nemmeno dal pubblico. Lo dimostra il fatto che tutti coloro che si affrettano come pecore verso l’uscita appena sullo schermo partono i titoli di coda di AP2 si perdono clamorosamente tre esilaranti sequenze del film che si svolgono durante e dopo i titoli.
Chi ha capito tutto è stato invece Sean Connery al Festival di Cannes del 1999, dove AP2 veniva proiettato, ovviamente, fuori concorso. Incontrando Myers, l’Unico e Inimitabile James Bond dello schermo ha salutato cordialmente il suo giovane emulo chiedendogli se fosse a Cannes per la prima volta. Myers, paralizzato dall’emozione di trovarsi di fronte a una leggenda vivente, è riuscito a malapena a balbettare “Sì”. Proprio così: anche 007 segue con attenzione il suo giovane collega, che promette di ritornare in altri film e in una serie di cartoni animati. Ci auguriamo solo che anche in Italia il
pubblico possa continuare a conoscere Austin per ciò che è veramente. Alex Montecchi collabora con varie pubblicazioni. Nell’ottobre ’97 è uscito su G la rivista del gialllo il suo breve 007 Licenza di scrivere.
I RIVALI DI JAMES BOND
Nel corso degli anni l’agente 007 e le sue storie hanno dato origine a imitazioni e parodie, o semplicemente ispirato l’opera di scrittori, sceneggiatori e produttori. Questa rubrica si occuperà dunque dei “rivali di James Bond” e dei loro eventuali rapporti con il nostro personaggio prediletto.
UFO CONNECTION
di Alex Montecchi
UFO/Minaccia dallo spazio (UFO, 1969-70) Interpreti: Ed Bishop, Michael Billington, George Sewell, Wanda Ventham, Vladek Sheybal, Lois Maxwell Legami molto particolari uniscono la serie di telefilm UFO, prodotta tra il 1969 e il 1970 dalla compagnia britannica 21st Century, e la serie cinematografica dedicata a 007. Il primo di questi è l’idea di un’organizzazione segreta internazionale, tecnologicamente avanzata, con basi inaccessibili (in 30 sotterranei e caverne), armi modernissime e un nome stravagante... No, non è la SPECTRE, bensì la SHADO (come shadow, cioè “ombra”), acronimo di Supreme Headquarters Alien Defense Organization, “Quartier Generale Supremo Organizzazione Difesa dagli Alieni”, ideata dai produttori Gerry e Sylvia Anderson, insieme a Reg Hill e a Tony Barwick. L’obiettivo della SHADO è la tutela del pianeta Terra dai tentativi di invasione da parte di alieni ostili, a bordo di veicoli rotanti (che emettono unparticolarissimo effetto sonoro sibilante... anche nello spazio, dove non essendoci atmosfera i rumori non si possono propagare!) Non si sa da dove provengano gli alieni, né è chiaro quale sia il motivo per cui atterrano sul nostro pianeta: forse sono in cerca di esseri umani per riprodursi o per recuperare pezzi di ricambio. Fatto sta che nel corso degli anni ‘70
i governi del mondo prendono provvedimenti, dando vita alla SHADO, il cui quartier generale si trova poco fuori Londra, nascosto nei sotterranei di un grande stabilimento cinematografico. Ma l’organizzazione ha basi in tutto il mondo e
un avamposto lunare, Base Luna, torre di controllo per veicoli spaziali, gli “Interceptors”, solitamente nascosti all’interno di crateri. Gli intercettori entrano in azione quando un satellite denominato SID (Space Intruder Detector, “Detector di Intrusi Spaziali”) segnala UFO in avvicinamento. Ma spesso gli alieni riescono a oltrepassare le difese spaziali e a raggiungere la Terra, dove di loro si deve occupare la flotta sottomarina della SHADO, gli “Skydivers”, la cui prua è in realtà un jet in grado di decollare dalla superficie del mare per sfidare gli UFO in duello aereo. Tutti i mezzi della SHADO erano in realtà modellini realizzati dal maestro degli effetti speciali Derek Meddings, che già aveva lavorato con gli Anderson a diverse serie televisive di fantascienza a pupazzi animati, come Fireball, Thunderbirds, Stingray e Captain Scarlet. Capo dell’organizzazione è il comandante Ed Straker, interpretato dall’attore Ed Bishop, un personaggio condannato dalle sue responsabilità verso l’umanità a sacrificare gli affetti personali: l’amore per la moglie e, in un drammatico episodio, la vita di suo figlio. Di questa guerra spaziale i terrestri sono totalmente all’oscuro: come i “Men In Black”, il personale della SHADO è autorizzato a cancellare i ricordi di coloro che abbiano visto gli extraterrestri, allo scopo di mantenere la calma nel mondo. Questo è il destino rischiato da Paul Foster (l’attore Michael Billington), pilota militare, che si ostina a credere di avere visto un UFO nonostante individui misteriosi cerchino di convincerlo del contrario. Alla fine è lui ad averla vinta e Straker lo assume alla SHADO. Tutto questo, in ogni caso, avviene nel futuro, cioè... negli anni ‘80, che gli scenografi e i costumisti del ‘69 hanno immaginato molto più spettacolari e pittoreschi di quanto sia stato nella realtà: automobili avveniristiche e una moda improbabile, in base alla quale il personale femminile di Base Luna indossa deliziosi minivestiti argentati e parrucche viola metallizzato che manderebbero in visibilio Austin Powers. Anche i costumi maschili sono futuribili: di fatto assomigliano agli abiti alla coreana di Blofeld (SPECTRE e SHADO si servono dallo stesso sarto?). E per simulare una moda avveniristica anche nelle acconciature maschili, Ed Bishop ha dovuto recitare con capelli corti e argentati, prima decolorando i propri e poi, per gentile concesione dei produttori, indossando una parrucca. L’effetto complessivo di questo futuro (ormai per noi passato) ricorda quello dei film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio e Arancia meccanica. Il caso vuole che entrambi gli attori citati abbiano lavorato nella serie 007. Ed Bishop in due ruoli: quello di un tecnico della NASA nella sequenza della capsula americana di Si vive solo due volte e quello del tecnico di laboratorio addetto al controllo delle radiazioni in Una cascata di diamanti. Il destino di Michael Billington è stato più beffardo: proposto da Gerry Anderson all’amico Albert R. Broccoli, l’attore è stato lì lì per interpretare, nel 1973, il ruolo di James Bond nel film Vivi e lascia morire. Fu sfortunato: proprio in quel momento Roger Moore, attore già a suo tempo proposto per la parte, si trovò disponibile, relegando Billington ai margini della storia. Ironia della sorte, lo 007 mancato ebbe il ruolo di uno 007 sovietico ucciso da Roger Moore: l’amante di Anya Amasova che vediamo brevemente nel letto di Barbara Bach e poi morto sulle nevi austriache prima dei titoli de La spia che mi amava. Ma Bishop e Billington non esauriscono il novero degli attori che hanno partecipato a entrambe le serie. Vladek Sheybal, il diabolico Kronsteen di Dalla Russia con amore, interpreta in UFO lo psichiatra della SHADO, il dottor Jackson. Lois Maxwell, la leggendaria miss Moneypenny dei primi 23 anni della serie, ricopre un ruolo quasi identico presso la SHADO, quello di miss Holland. Si vedono inoltre comparire Steven Berkoff (Orlov in Octopussy) e Shane Rimmer, apparso in due ruoli diversi in altrettanti film di 007: in Si vive solo due volte come tecnico della NASA e ne La spia che mi amava nel ruolo del comandante del sommergibile USA.
Non solo. Chi abbia visto la serie UFO non può fare a meno di collegare l’immagine del nascondiglio dei sottomarini della SHADO al ventre della petroliera ne La spia che mi amava. Non è un caso: anche se non viene accreditata nei titoli, l’idea per questo film (che notoriamente non ha nulla a che vedere con l’omonima storia di Fleming) viene proprio da Gerry Anderson e dal suo script editor di fiducia, Tony Barwick, che l’avevano proposta ad Albert R. Broccoli per un nuovo film imperniato sulla SPECTRE, vagamente ispirato al romanzo Moonraker. Per non sbagliare, anche i due cattivi de La spia che mi amava e Moonraker, Stromberg e Drax, impiegano uniformi con collo alla coreana. Un ulteriore collegamento, stavolta apocrifo, unisce infine UFO e 007. Tra il 1971 e il 1972, il successo della serie televisiva spinse alcuni distributori
cinematografici italiani ad acquistarne alcuni episodi, smontarli e rimontarli per realizzare complessivamente cinque film. Si tratta di:
UFO: Allarme rosso... attacco alla Terra
UFO: Annientate SHADO, uccidete Straker
UFO: Distruggete Base Luna
UFO: Contatto Radar, stanno atterrando
UFO: Prendeteli vivi.
Va osservato che, purtroppo, anziché limitarsi a unire due episodi (secondo lo schema poi adottato per la serie Attenti a
quei due), i montatori prendevano due episodi e ne tagliavano dei brani per accorciarli, a rischio di renderli scarsamente comprensibili, aggiungendo poi scene da altri episodi (spesso scene di combattimento) per raggiungere nuovamente la lunghezza complessiva di circa novanta minuti. Capita così che si manifestino lacune nella trama, incongruenze (per esempio una scena notturna... in pieno giorno) o ripetizioni della stessa sequenza in due film diversi. Per amalgamare il tutto, alla colonna sonora originale di Barry Gray venivano aggiunti brani musicali saccheggiati dalle colonne sonore bondiane di John Barry, che ovviamente non veniva accreditato nei titoli.
Capita così di sentire, nei titoli di testa di Allarme rosso, nientemeno che il tema 007 da Dalla Russia con amore, o assistere, in Annientate SHADO, a una battaglia spaziale commentata dal brano dei titoli di Al servizio segreto di Sua Maestà. E, a onor del vero, in alcuni casi il montaggio del sonoro era realizzato con maggiore cura del montaggio del materiale filmato. In ogni caso, l’idea piacque, e anche in Inghilterra venne realizzato, una decina d’anni dopo la serie, un film di montaggio intitolato Invasion: UFO.
I film made in Italy, con tutti i loro difetti, rappresentano tuttora una curiosità per gli appassionati. E, per gli spettatori italiani, costituiscono l’unica possibilità di trovare in video tracce di questa gloriosa serie: la Avo Film ha infatti distribuito in VHS i primi tre titoli della lista succitata. Per chi cercasse invece un prodotto filologicamente corretto, esiste in ogni caso una collezione cronologica inglese di videocassette, ovviamente in lingua originale, contenente due episodi per volume.