Le Auto di James Bond: Aston Martin DBS

Di: Pierluigi de biasi

Un anno, immagino il 1966, visto che il film uscì negli USA e in Inghilterra nel 1965, si parla molto di 007 Operazione tuono. Ne scrivono i giornali, è l’epoca in cui semiologi ed elzeviristi scrivono libri sul nuovo mito, le case produttrici di giocattoli per la prima volta sul serio producono giochi derivati da film. Poi la moda attecchirà rapidamente e si produrranno – per esempio – gli improbabili veicoli della serie TV Thunderbirds, quelli con la Rolls Royce rosa a 6 ruote di Lady Penelope. Durante l’estate dalla nonna scoprii che al cinema di Treviglio davano, appunto, 007 Operazione tuono. Io chiesi di vederlo, suscitando un vespaio domestico: nonna, mamma e zie si preoccuparono quanto all’opportunità che un bimbetto vedesse un film del quale i giornali parlavano come se si rappresentasse realisticamente la storia di Sodoma e astondb4Gomorra. Che poi, è noto che a Sodoma vivevano i sodomiti ed è altresì noto cosa facessero, ma come cacchio si chiamavano gli abitanti di Gomorra? Gomorriti? E che cosa facevano poi di tanto strano? Le scritture tacciono sul punto. Dopo un dibattito che credo non sia stato breve la zia Mina, sorella maggiore della mamma, suggerì di farmi parlare con una persona saggia, il che nella campagna bergamasca degli anni Sessanta non poteva essere altri che il prete. E quindi fui spedito in Duomo a Treviglio – curiosamente di fronte al cinema dove davano il film di Connery – e andai a parlare con un prete. Era estate, faceva caldo, ma non era ancora arrivato Adriano Celentano con Azzurro e quindi c’era “un prete per chiacchierar”. Per non sbagliare il bravo prete, ricordo ancora che si trattava di Don Rivoltella, cominciò con il confessarmi. Poi gli spiegai il problema sul quale desideravo consultarlo e quello, gentilmente, mi spiegò che c’erano film che raccontavano un mondo sbagliato, che erano portatori di idee errate, dove si attribuiva un valore al sesso e alla violenza. Non credo che abbia detto esplicitamente “sesso”, avrà usato una circonlocuzione adeguata. In totale mi rappresentò l’inopportunità di andare a vedere un film così poco edificante. Io ero seccatissimo, ma non avevo argomenti per ribattere. In fondo oggi faccio l’avvocato, ma allora avevo solo diecianni ed ero una persona perbene, osservante delle norme. L’obiezione che non si trattava di un film VM 14 non fece molta presa: non sarà vietato, ma è un male lo stesso il fatto che il film circoli. All’ultimo un (piccolo) colpo di genio. Per i cinefili: “Cos’è il genio?” La risposta esatta è: “È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione”, Amici miei, Italia, 1975, regia M. Monicelli, U. Tognazzi, G. Moschin, P. Noiret, D. Del Prete, S. Dionisio, B. Blier, M. Vokotic, A. Celi. Prego notare che l’ultimo tra gli attori elencati è il mitico Emilio Largo di Thunderball. Alla fine chiesi al prete se avesse visto il film. Questi rispose qualcosa come: “Buon Dio, certo che no!”. E lì, io che stavo crescendo in una cultura semplice, ove si prevedeva che uno parlasse di cose che sapeva e conosceva, ebbi la motivazione per rigettare il consiglio del prete. È inutile che tu mi spieghi le cose, se non ne hai esperienza. Andai a vedere il film, mi piacque moltissimo e dopo oltre 30 anni sono ancora così appassionato da scrivere regolarmente su questa rivista. Ovviamente quando incominciai ad applicare il principio a tutto quello che mi dicevano i preti la mia giovanile automatica identificazione tra la Chiesa Cattolica e la religione ebbe come risultato il mio allontanamento dalle navate e dalla religione, ma questa è un’altra storia.

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