Le auto di James Bond:Alla ricerca della prosssima
Di: Pier Luigi de biasi
La mia dedizione al dovere è nota. Posto che Bond, dopo molto girovagare, ha di nuovo ricevuto come auto aziendale una Aston Martin (per gli smemorati, la Vanquish di Die Another Day, sulla quale v. Quarterdeck n. 8, p. 15) e posto che di rado Bond usa due volte di fila la stessa auto (ma si vedano la Aston Martin di Connery in Goldfinger e nella scena pre–credits di Thunderball, la Lotus Esprit di Moore in La spia che mi amava e Solo per i tuoi occhi, anche se non sono proprio uguali) restava da capire quale potesse essere la prossima. Mi sono sobbarcato l’ingrato compito di analizzare e sceverare, a beneficio dei lettori di Quarterdeck, che spero siano più numerosi dei venticinque di manzoniana memoria, il panorama delle auto disponibili e, finito il lavoro al tavolino, ho anche svolto l’umile, ma onesto, lavoro, di guidarne qualcuna, non per mio fatuo diletto, ma a beneficio dell’altrui erudizione. In ottobre 2003 sono invitato a Vairano (non Varano de’ Melgari, vicino a Fornovo, Parma,
bensì a Vairano, tra Milano e Pavia), alla pista di prova di Quattroruote. Mi mettono in mano una Lamborghini Gallardo, color senape. Si pronuncia in latino: “Gajàrdo” (o sarà romanesco?), ma trattasi sempre del tradizionale filone onomastico Lamborghini, quello legato alle razze di tori. Questa, in particolare, prende il nome da Francisco Gallardo, che nel diciottesimo secolo selezionava solo i tori più cattivi. Viene descritta dalla letteratura specializzata come la baby Lambo: 10 cilindri, 5.000 cc, 500 HP, cambio 6 marce sequenziale, con comando a cloche o al volante, 4 ruote motrici, 300 km/h comodi, larga 2 metri, bassa circa 1, vista di profilo sembra un’ala. Per qualche accidente di motivo (sicurezza) in pista non si può superare. Quindi concedo spazio agli interdetti davanti a me e recupero tre curve nel tempo che loro ne fanno una. E io sono bravino col volante, ma non sono Schumi. Una belva, bilanciata, grintosa, bella. Sul fatto che sia comoda o su come entri ed esci si potrebbe aprire un civile dibattito. Vistosa come solo una Lambo può essere, almeno tra le auto europee. In quella macchina è tutto talmente concentrato che dubito ci stia anche solo una pistola nel cassetto, non ci siamo, non è pensabile. E poi diciamolo, è un po’ oltraggiosa. Bella molto, ma classe zero. A novembre mi invitano sempre lì a Vairano, per provare la versione 2004 della Carrera. Come dire di no? Alcuni dei miei migliori ricordi automobilistici sono legati a questa auto: quando andare a Punta Ala era un’avventura per un bel pezzo su strade statali e (epoca mitica) non c’erano ancora i lavori sulla Cisa, il percorso esaltava le qualità dell’auto. A volte anche quelle del pilota. Una bellissima estate. Molto più recentemente, con auto prestata, ho fatto cambiare idea alla morosa sul concetto di Porsche e al primo tentativo ho eguagliato il mio record sulla Firenze Certosa – Siena Nord, ottenuto sia con la Ranocchiona, ossia l’Audi TT (dotata di centralina un po’ meno di serie del dovuto) e con l’Enterprise (Audi S8, il cui sistema di autolimitazione a 250 km/h non funziona benissimo). Macchina leggera, precisa, quarantenne stupenda (come la mia morosa), sempre uguale a se stessa, nel cambiare delle versioni. Cambio normale, tenuta da urlo, anche se i bastardi avevano invertito il senso di marcia, rispetto a qualche settimana prima: non riconoscevo nemmeno una curva! Pista quasi libera, i sorpassi ai danni di Fracchia Fantozzi e Filini erano consentiti. Poi, come è l’uso alle prove Porsche, il collaudatore mi chiede se gradisco fare un giro mentre guida lui. E io ci casco tutte le volte, dicendo sì con entusiasmo. Per tornare al Manzoni: “Lo sventurato rispose”. E tutte le volte capisco come deve sentirsi Barrichello alla domenica pomeriggio, verso le 4, perdinci. Fanbagno, secondo me Bond non deve guidare la Porsche. E comunque la macchina di Bond deve indicare il domani non solo con la tecnologia, ma anche in modo iconico, mica con un classico, con un evergreen della storia automobilistica mondiale.
E poi c’è un problema: nessuno percepisce la Porsche come un’auto per pochi, anche se può costare cifre importanti. L’auto di Bond è stata anche un’auto per relativamente tanti (BMW Z3, in Goldeneye), ma lui la ha guidata PRIMA che fosse messa in produzione. E comunque Z sta per Zukunft (ammesso che si scriva così). Cosa c’entra? C’entra, perché Zukunft in tedesco vuol dire futuro, gnurant! E io ho appena menato il torrone con il fatto dell’indicare il domani. Arriva la primavera e vengo invitato, ahimè non in pista, a provare la nuova Bentley Continental GT. Un’iradiddio di auto. 12 cilindri a W (ma non si poteva evitare di fare i fenomeni e usare un bel V12 con angolo incluso di 60°, come fanno tutti per le auto dei sciuri? … proprio una roba da ingegnere tedesco: “ci peeensooo iiiiooo …”), 4 ruote motrici, cambio sequenziale, automatico, a cloche, al volante (tutto nella stessa, non si deve scegliere), 6.000, biturbo, 570 HP, capite? Che quando ero ragazzo io, le F1 ne avevano 400 di cavalli. È talmente bassa che per farle fare la discesa del garage si alza, come le vecchie DS, di qualche entimetro. Quattro climatizzatori, un giorno di corso per poter usare tutto. A me basta poter usare tre cose: sterzo, cambio e gas. Si parte, collaudatore alla guida, per un giro in tangenziale e su viali poco battuti in città, poi si cambia il posto guida e provo io. Un’accelerazione da paura, mai provato nulla del genere in auto non da corsa. Tenuta notevolissima, piantata a terra, sensibile, e, nonostante il peso considerevole, ben superiore alle 2 tonnellate, ha una frenata da batter il capo nel parabrezza. Certo, è a suo agio nelle curve da 200 all’ora, vorrei capire cosa potrebbe succedere sul Pordoi. Avranno sgozzato una mandria di vitelli per fare i sedili, ciascuno con il suo climatizzatore, così che ognuno si può fare il suo bel microclima. Il lusso è sottotono (o quasi), ma c’è. Invece di usare gli scomodi telecomandi, si programma una centralina sul tetto, più o meno dove di solito ci sono le luci, e hai tre telecomandi del cancello memorizzati (immagino siano per città, villa e fabbrichetta). Ho poco tempo per capire queste scemate, sono preso dal fatto che finita una curva mi sento catapultato nella prossima. Il family feeling (posizione dei comandi, inserimento in curva, sterzo) non possono non ricordarmi che qui gli inglesi hanno costruito la vettura, ma i tedeschi hanno progettato molto. Gallardo e Continental appartengono allo stesso gruppo, ma l’inglese è un filino più Audi dell’italiana.
Quando mi rimetto alla guida della mia S8 (320 HP, mica pizza e fichi) mi vien da piangere, tanto va piano. Ma io sono qui per il mio ingrato e umile, ma onesto, lavoro di trovare la prossima Bond car, non per divertimi futilmente. Intanto che medito e guido passo davanti alla concessionaria Ferrari ed entro a vedere la Maserati Quattroporte. Io non mi abituerò mai all’idea che la Ferrari progetti e costruisca le Maserati, cosa volete, ho dei limiti culturali ed ideologici: io sono di quelli che in chiesa si va poco, ma se si va si sta zitti, non si fa casino e non si canta battendo le mani tipo quelli di “Grazie Signore grazie”. E comunque come musica sacra Bach era meglio. Di sicuro la Maserati non è un’auto da 007, ma il punto è che dopo la Bentley, questa, che costa pur sempre i suoi bei 103.750,00 euro sembra la macchina del cassintegrato. E la Maranello non mi pare adatta a Bond, ha un suo mito definito. Dice Gozzi, già addetto stampa di Ferrari, noto per la sua capacità di mentire meglio di un anglo – sassone, in un suo articolo su Autosprint apparso quest’inverno, che a Ferrari fu chiesto di dare un’auto per questo sconosciuto film inglese di un certo Bond, lui disse che se volevano una macchina potevano acquistarla. Poi pare si sia un po’ pentito e infatti in The Persuaders c’è una Dino e in Miami Vice una Ferrari. Passa una settimana e vengo richiamato in servizio. La concessionaria Aston Martin di Milano è cliente del nostro studio, ahimè. Presentano la DB 9 e mi invitano. Ligio, mi presento. E capisco che non sono tagliato per questo lavoro: vedo la macchina e soffro. Linee tese, fredda, veramente cool. Le porte incernierate in modo che si aprano leggermente verso l’alto, così non si incastrano nel marciapiede. Il legno delle finiture, chiarissimo, sembra una robina ed è un bamboo cinese rarissimo, che lo usano solo per l’Aston Martin e per dare da mangiare ai panda dello zoo di Canton e solo a quelli. Mi piacerebbe guidarla, ma non se ne parla. È giusto lì da guardare. Figlia, sul piano estetico, della Vanquish ne eredita il V12 (6.000 cc) da 450 cavalli. Avrebbe veramente tutto per essere la prossima auto: linea, spazio per gli “accessori”, classe, prestazioni, novità. E sapete cosa? Io non ci metterei su quasi niente. Sì, qualche cosuccia per difendersi, tanto per sicurezza, ma nessun oggetto per le gag. La bellezza – tecnica e di carrozzeria – dell’auto dovrebbe bastare.