Adolfo Celi
Non credo che esista attore con un destino bondiano più marcato del suo. Pensate che nella sua lunga carriera ha lavorato con Daniela Bianchi, Gabriele Ferzetti, Kabir Bedi, Curt Jurgens, Gert Fröbe, George Lazenby. E in diverse occasioni con Luciana Paluzzi e Claudine Auger. Addirittura torna a lavorare con Sean Connery nel 1976 in “Il prossimo uomo”, un film fantapolitico sul conflitto medio-orientale. Per noi il suo vero volto è quello con benda nera sull’occhio e capelli bianchi. Lui è Adolfo Celi che ha interpretato uno dei nemici di Bond più di carattere di tutta la serie: l’agente numero 2 della S.p.e.c.t.r.e. Emilio Largo. Era il 1965 e il film “Agente 007- Thunderball, Operazione Tuono”. Celi si aggirava per i mari di Nassau con stile e autorità sia che fosse in camicetta, sia in smoking bianco. Diversamente da altri cattivi, che da dietro scrivanie delegavano e ordinavano, Largo era un vero comandante in campo, che indossava la muta e guidava le sue truppe nelle operazioni sott’acqua.La sua villa “Palmyra”, nella realtà la residenza di vacanza di Nicholas Sullivans di Filadelfia, con la piscina per gli squali tigre, e il suo yacht “Disco Volante”, che si trasformava in aliscafo, hanno dato filo da torcere a James Bond, che si trovò a lottare con uno scagnozzo di Largo nel fondo della piscina sigillata da una saracinesca e infestata da squali, e aggrappato ad un alettone dell’aliscafo in corsa nella resa dei conti finale. Largo con Bond condivideva alcune passioni: le belle donne di cui amava circondarsi, il gioco d’azzardo e l’attività subacquea. Inoltre era malvagio e sadico: dimostrava tutta la sua cattiveria nel punire gli incapaci (un suo uomo che si era fatto scoprire da Bond viene gettato nella famosa piscina con gli squali) e chi lo tradiva (Domino è da lui personalmente torturata con ghiaccio e mozziconi di sigari). “APPLICATI SCIENTIFICAMENTE”Dietro questo cattivo di classe c’era un attore siciliano, dal fisico imponente e dal volto severo, grande caratterista che ha avuto una lunga carriera cinematografica lavorando a fianco di attori del calibro di Fred Astaire, Vittorio Gassman, Alec Guiness, Toshiro Mifune, Edward G. Robinson e Frank Sinatra. Adolfo Celi, che nasce a Messina nel 1922, si fa notare per le sue qualità recitative ancora giovane all’Università, nel Teatro Universitario della Città dello Stretto. Ma è solo dopo la seconda guerra mondiale che incomincia a comparire sul grande schermo in produzioni italiane come “Un americano in vacanza” (1946) con Valentina Cortese e Paolo Stoppa, “Natale al Campo 119” (1947) con Aldo Fabrizi e Vittorio Gassman, e “Gli emigranti” (1948), il primo lungometraggio diretto da Aldo Fabrizi. Il primo ruolo da protagonista è dello stesso anno in “Proibito rubare” (1948) di Luigi Comencini in cui interpreta un giovane prete che si prende cura degli scugnizzi sbandati nella Napoli del dopoguerra.Adolfo Celi compare ventinovenne con i capelli neri, con a fianco Tina Pica, la terribile vecchietta della commedia più popolare di casa nostra. Gli anni ’50 sono anni di gavetta in cui Celi si divide tra il cinema e il teatro, senza però mai trovare il successo che lo porti all’attenzione del grande pubblico. E’ nel decennio successivo invece che Celi viene proiettato nel firmamento delle star del cinema internazionale, in film di successo a cui sa sempre dare un carattere particolare ai personaggi interpretati, sia come protagonista sia come comprimario. Dopo essere stato richiamato da Comencini per il film a episodi “Tre notti d’amore” (1964), di cui è protagonista Catherine Spaak, inizia ad apparire in 16 produzioni internazionali. Tra queste il primo film importante è “L’Uomo di Rio” (1964), a fianco di Jean Paul Belmondo, che ha un ottimo successo di pubblico, e diviene capostipite del filone commedie avventurose cucite su misura per l’attore francese. Celi compare come il brasiliano Senhor De Castro.