
007 nell’immaginario femminile
dell’Italia del boom
Di: Claudia Salvatori
James Bond io non l'ho letto né visto: me ne hanno parlato. E' stato preceduto dalla narrazione orale, è apparso aureolato di leggenda, come gli eroi semidivini delle prime affabulazioni intorno ai fuochi delle tribù. Negli anni '60, nel mio quartiere, che in uno dei miei romanzi descrivo come uno dei tanti buchi di culo in cui un'Europa in via di globalizzazione raccoglie la sua merda, c'erano tre cinema: uno di prima visione, uno di seconda, uno di terza (o anche di quarta, quinta, sesta, sessantesima). I pomeriggi domenicali erano sotto la giurisdizione delle donne; le sere e il sabato appartenevano agli uomini. Fino a quando sono stata troppo piccola per accedere agli spettacoli serali o per andare al cinema da sola, non ho avuto una conoscenza diretta di 007, escluso dalle preferenze di mia madre, interamente rivolte ai musical e alle commedie sentimentali americane. Mia madre non amava i film di (e per) soli uomini; si annoiava quando in un film non c'è nemmeno una donna, o le donne ci sono ma vengono utilizzate come accessori e decorazioni, o l'eroe maschile agisce in campi d'interesse diversi dall'intrigo amoroso. Forse, diffidava dell'agente segreto al servizio di Sua Maestà perché temeva che avesse la licenza di ucciderla. James Bond mi sarebbe apparso in tutta la sua gloria di celluloide, sull'onda delle sue magiche colonne sonore, solo durante la prima giovinezza, nei lunghi e onirici pomeriggi trascorsi con mio padre nelle sale in cui si proiettavano due pellicole. A lui sì, era sufficiente un eroe maschile che punta un'arma contro il pubblico per oltrepassare la soglia della realtà ed entrare nel sogno. Amava solo i film che mia madre non amava; forse, sognava di impugnare la pistola d'oro che la sua sorte personale gli aveva negato. James Bond mi si presenta dunque fra la legge del padre e quella della madre: assolto dalla prima, condannato dalla seconda.
Ma prima ancora, sono le altre bambine dell'era del boom a raccontarmelo. Ricordo bene quegli angoli di strada, quei vicoli in cui, tra un salto alla corda e l'altro, succhiando ghiaccioli al limone, ho sentito favoleggiare della donna dipinta d'oro di Goldfinger, del feroce duello fra zingare di A 007 dalla Russia con amore, della ragazza che esce dal mare dei Caraibi con una conchiglia fra le mani, dell'aviatrice con la sua squadriglia di donne-pilota. E lui: lui che, per usare una deliziata espressione di una compagna di giochi di allora, va con tutte. Immagini forti, che prendono forma nella mente su sollecitazione della parola. Immagini potenti, se hanno trovato in qualche modo la via che conduce all'eternità. Contro quei muri di periferia, sotto le fronde dei giardinetti pubblici, avevano il sapore del frutto proibito. E un gusto di fiction sano e perverso, perché giustamente l'immaginare è salutare e folle nello stesso tempo.

Quelle bambine sono ammaliate, catturate da James Bond. Perché? Sicuramente lo scintillio beffardo degli occhi di Sean Connery le eccita: ma non solo. Stanno per affrontare tutti i riti di passaggio dell'emancipazione femminile, e le bondgirls certamente fanno ogni cosa fino allora vietata alle femmine: ma non solo. Sono anni in cui, in mezzo al torpore italiano, irrompono lusso, sesso, dolcezza rischiosa, leggerezza trasgressiva, tutti trucchi in dotazione di James: ma non solo. E' nel mutamento epocale che si verifica nell'immaginario femminile l'origine di quell'incantamento di bambine, nell'esplosione (speculare a quella economica) di richieste, esigenze e tendenze da sempre presenti nella maniera femminile di fantasticare. A partire dal periodo storico che la mia generazione ha vissuto, le donne hanno cominciato a sviluppare con pienezza, e con pieno diritto di cittadinanza nel paese dell'immaginario collettivo, la loro capacità di identificazione a due corsie e a doppio senso di circolazione. Una donna, cioè, può essere sia l'eroe maschile che va con tutte, sia tutte quelle con cui lui va: in un gioco vertiginoso di scambio di proiezioni e identità che fa saltare tutte le regole e culmina in uno stupefacente showdown erotico. Non a caso l'attenzione delle mie amiche d'infanzia è concentrata soprattutto sulle figure femminili: Bond e le donne di Bond non sono entità opposte e incompatibili, ma la stessa entità. Così, ma non solo, si può spiegare la fascinazione subita dalle donne che sono state piccole negli anni '60: amando la spia che le ama, quelle bambine superano la legge della madre e quella del padre per farne una sola e nuova legge, o ricominciare da uno zero (seguito da un altro zero e dal numero iniziatico sette) denso di molteplicità.