Le auto di James Bond

Di:Pierluigi de Biasi

007auto1Qual'è l'auto di James Bond? Ovviamente l'Aston Martin, direbbero i più, forse sbagliando. Ci sono tante auto quanti James Bond: quello dei romanzi e quello dei film, quello dei libri di Fleming e quello dei romanzi di Gardner o di Benson, quello dei film di Connery, di Moore e via fino a Brosnan. E ognuno di loro ha usato auto diverse, che fossero di proprietà, del Servizio di Sua Maestà o in semplice uso per qualche temporaneo motivo. Ci servirà qualche puntata per tracciare la mappa precisa. Tanto per tracciare la distinzione, l'auto di proprietà di Bond è, almeno nei romanzi di Fleming, una Bentley, e non sempre la medesima, laddove l'Aston Martin è "solo" l'auto del servizio. Nel seguito dei Bond sfilano altre auto, tra le quali per ora menzioneremo solo la Lotus Esprit di Roger Moore, la Toyota dell'ultimo (per così dire, c’è anche lo spurio “Never Say Never Again”) Connery, la Saab dei primi libri di Gardner e la Bentley degli ultimi, la Jaguar007auto2 XK8 del primo romanzo di Benson, l'Aston Martin di Timothy Dalton e – orrore, non più un'auto inglese! – le BMW Z3 e 750 dei due film già usciti di Brosnan o la Z8 di “The World is not Enough”. Ma qui si può notare che la fantasia supera la realtà, che l'arte precede la vita e aggiungiamo quanti altri ovviomi vogliamo: la BMW è la casa che ha acquistato prima la Rover, auto usata privatamente dalla Regina ancora negli anni 60, e poi ha lanciato l'offerta di acquisto su Rolls Royce e Bentley, con il successivo noto duello combattuto con Volkswagen, alla fine del quale la prima ha ottenuto la Rolls e l'ultima si terrà la Bentley. Tornando a Bond, la prima auto che gli vediamo usare è una Bentley, in Casino Royale. Era una delle ultime 4.5 litri con il compressore 007auto3(volumetrico, non si usava il  turbo) Amherst Villiers, comprata quasi nuova nel 1933 (infatti è del 1929), una convertible coupé (cioè cabriolet, diremmo oggi) di colore battleship grey, capace di viaggiare a novanta miglia, con una riserva di altre trenta. Totale, una velocità di punta di 200 Km/h, nel 1933. Mica male anche nel 1953, se ci vogliamo pensare. Sappiamo anche che era curata da un ex meccanico Bentley in un garage vicino all'appartamento di Bond a Chelsea. E noi possiamo aggiungere, anche se Fleming non lo dice, che era un'auto particolare. Si trattava di una 4 cilindri, doppio carburatore, da 175 cavalli, con sospensioni a balestra semiellittica, lunga 4,45 metri, del peso di 1.436 kilogrammi, che la rivista Motor, nel 1930, portò a 103 miglia, cioè un po' meno di quanto dica Fleming. La storia di questo modello è singolare e merita . Sir Henry (Tim) Birkin fece installare un compressore speciale su una 4.5 litri, diciamo "normale", e ottenne l'approvazione del capitano Woolf Barnato, Presidente della Bentley. I test impressionarono favorevolmente la Honourable Dorothy Page, a sua volta pilota e grande mecenate della Bentley, che ne acquistò ben tre.

007auto4Le auto furono iscritte a varie gare, senza vittoria, e quando fu deciso di iscriverla a Le Mans se ne dovettero costruire altre 50, per soddisfare il regolamento che voleva in gara auto "di produzione". I risultati di questa operazione furono tre disastri: nessuna delle auto iscritte a Le Mans arrivò alla fine per vari problemi meccanici, attribuiti dal fondatore W.O. Bentley al fatto che il suo progetto originale era stato "perverted". La Honourable Dorothy Page ritirò il suo supporto economico alla scuderia e i giornali titolarono "Speed Queen Quits Racing". Infine, lo sforzo per produrre 50 vetture – che peraltro non si vendevano – considerate costose anche per gli standard della Bentley provocò una tensione finanziaria che fu tra le cause, anche secondo la testimonianza di W.O. Bentley, del fallimento, occorso nel 1931. Detto questo, si deve aggiungere che si trattava di una vettura eccezionale,007auto5 e che la Bentley Blower, come è generalmente nota, è rimasta un'icona suggestiva nella cultura automobilistica, inglese in particolare. Pensare allo scenario di Casinò Royale, cioè a un'auto costruita per Le Mans nel 1930 in giro per la Francia agli inizi degli anni '50 (ricordiamo che, in mezzo, ci furono gli anni della guerra e dei razionamenti post bellici, in pratica un decennio perso) è un po' come immaginare qualcuno a Portofino con una delle Porsche 956 che vincevano a Le Mans negli anni '80. Piuttosto eccentrico e molto british, non trovate? Pierluigi De Biasi si guadagna da vivere facendo l'avvocato ma il suo vero interesse, oltre a Bond, è costituito dalle auto. Possiede una Bentley e sogna di potersi un giorno comprare una Aston Martin.

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